Comunicazione e lavastoviglie

Comunicazione e lavastoviglie: che cosa è comunicazione

La comunicazione è, come spesso si dice, ciò che caratterizza l’uomo e ciò che gli ha concesso di progredire tecnologicamente e socialmente nel tempo, meno riflettuta (perlomeno per un pubblico di non specialisti) è la sua capacità di comunicare non soltanto con i propri simili ma anche con gli altri esseri viventi (animali e vegetali) e persino con le “cose” (oggetti inanimati). Comunicare con un proprio simile significa non soltanto renderlo partecipe di propri pensieri, stati d’animo, emozioni, intenzioni e sentimenti ma anche portarlo a conoscenza di progetti, di idee, di informazioni di ogni tipo.

Comunicare con un animale significa invece prima di tutto interpretarne il comportamento esercitando delle previsioni e dunque anticiparne le reazioni o addirittura provocarle. Risulta sufficiente pensare al cane che riporta la palla al suo padroncino, ancora al cane capace di abbaiare alla presenza di un certo odore e guidare nella sua direzione degli esseri umani, o al cavallo che riconosce gli ostacoli e la necessità di superarli e li salta, poniamo, in una competizione. Non ci sarebbe bisogno di riferirsi ad eventi eccezionali: quasi tutti hanno fatto l’esperienza di un cane che offre la zampa o che risponde ad un fischio con una particolare modulazione.

Meno comune risulta l’esperienza della comunicazione con una pianta eppure un passaggio di comunicazione avviene: ad esempio quando un frutto ci comunica attraverso la sua colorazione di non aver ancora raggiunto la maturazione, quando la presenza di foglie rivolte verso il basso ci ricorda che abbiamo ancora dimenticato di innaffiare la pianta in terrazza etc…

Si tratta infine di un processo di comunicazione anche quando azioniamo la manopola del gas e attraverso un altro pulsante produciamo una scintilla per accendere un fornello, si tratta di un processo di comunicazione quando “diciamo” alla lavatrice quale tipo di indumenti stiamo chiedendole di lavare e dunque quale ciclo di lavaggio, quale temperatura, etc… sarà opportuno usare e così via. Un oggetto eccessivamente caldo ci scotta e dunque ci avverte di non tenerlo in mano. In questo momento digitando delle singole lettere e dei tasti di funzione nel mio vecchio portatile sto indicando al pc di scrivere questo testo e attraverso altri tasti di conservarlo per me, per tutti gli usi che vorrò farne. Persino i fenomeni naturali “intrattengono” con noi una comunicazione: un lampo annuncia un tuono e quest’ultimo annuncia un temporale.

In sostanza l’essere umano comunica in ogni momento della sua esistenza con qualcuno o qualcosa.

Che cosa differenzia però le prime due tipologie di comunicazione (quella tra esseri umani e quella tra essere umano ed animale) dalle altre? Possiamo leggere tutte le tipologie indistintamente come comunicazione se ci accontentiamo di un significato di comunicazione inteso come un processo attraverso il quale un messaggio viene trasmesso da un attore (emittente) ad un altro (ricevente) attraverso un codice: poco importa in questo caso se il ricevente sia un altro essere umano, una lavatrice o un computer.

Se invece iniziamo a mettere in gioco i significati, le reazioni e le intenzioni è chiaro come le prime due forme siano propriamente atti comunicativi mentre gli altri possano essere interpretati anche come atti meccanici: una lavatrice, a meno che sia guasta o che io abbia sbagliato la sequenza di tasti non può interpretare male la mia richiesta né tantomeno opporsi ad essa.

Come ebbero modo di asserire i rappresentanti della Scuola di Palo Alto la differenza esistente tra un calcio dato ad un sasso ed un calcio dato ad un cane è che mentre il primo è un atto meccanico (in presenza di una serie di dati relativi alla forza spiegata, all’attrito, al peso etc… posso giungere persino a calcolare la distanza che percorrerà il sasso) il secondo è un atto comunicativo in quanto non è possibile prevedere con precisione la reazione, anche il cane più mansueto infatti potrebbe mordere perché ha sentito particolarmente male, ma potrebbe altresì fuggire guaendo, abbassare il capo e ritrarsi in un angolo, ringhiare e moltissime altre reazioni intermedie non completamente rubricabili.

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