Memoria, identità, sapere, narrazione…

La “competenza memoriale” è la condizione per poter progettare, si sostiene che per lavorare sull’identità e potersi progettare occorre coniugare anche i tempi del passato, che consente di inserirsi in un contesto, in una cultura, in valori e idee. «Il passato non va cancellato né dimenticato: al contrario il passato, nei suoi linguaggi e nei suoi gesti, nelle sue tecniche e nei suoi valori, nelle sue norme e nelle sue manifestazioni estetiche, deve essere conosciuto e adoperato per costruire, magari con la tecnica del bricolage, modelli culturali e percorsi educativi che ne utilizzino trame e pezzi per parlare alle nuove generazioni, per condividere con loro la partecipazione alla vita del gruppo ma anche a quella della comunità più ampia, per svegliare in essa la solidarietà verso il fratello, il compagno, ma anche per lo sconosciuto che condivida un’idea, un bisogno, uno slancio emotivo. È probabile che abbiano ragione quegli analisti che individuano nella progettualità, nella speranza per il futuro, la capacità di apprezzare e di amare il passato.» (M. Callari Galli (1998), “Identità plurali”, in: M. Callari Galli, M. Ceruti, T. Pievani, Pensare la diversità. Per un’educazione alla complessità umana, Meltemi, Roma, pp 193-194.)

La narrazione ha il carattere immodificabile della soggettività e questo è un tesoro gnoseologico in quanto «Il nostro sapere deve per forza assomigliare a qualcosa per acquistare veridicità, e la prima somiglianza che gli si impone è quella della sua unicità soggettiva. Il mio sapere è ciò che io sono, è come io esisto, è come io lo racconto agli altri. Il mio sapere assomiglia a me. E il mio sapere assomiglia anche agli altri in quanto di partecipativo io condivido con loro: emozioni e conoscenze. Il desiderio d’anonimato che caratterizza così bene il progetto enciclopedico ha per anni influenzato anche il nostro apprendere, le strutture e le istituzioni preposte al sapere e alla sua trasmissione. Era sufficiente descrivere il sapere, era sufficiente imparare le sue descrizioni, non era necessario viverlo.» (. D. Fabbri (1998), “Narrare il conoscere”, in: C. Kaneklin, G. Scurati, a cura di, Formazione e Narrazione, cit, p. 7.)

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2 risposte a Memoria, identità, sapere, narrazione…

  1. elisa cifiello ha detto:

    Il mio sapere è ciò che io sono, è come io esisto, è come io lo racconto agli altri. Il mio sapere assomiglia a me. E il mio sapere assomiglia anche agli altri in quanto di partecipativo io condivido con loro: emozioni e conoscenze. ……..
    Che bello….Forse allora essere competente può significare anche semplicemente (si fa per dire) esistere in relazione agli altri e a se stessi, voleva dirmi questo? Forse basta trovare la giusta dimensione, quella nella quale non ci si sente sempre estranei, stranieri……..Dove si può essere utili, condivisi e non divisi….Cercare le proprie competenze assomiglia a cercare le proprie radici, il polso profondo della propria natura e trasmetterlo a chi si incontra…..Siamo tutti un po’ cantastorie….

    • federicobatini ha detto:

      Un’interessante interpretazione… la competenza però è, soprattutto, la capacità di comportarsi in modo proattivo e autonomo in determinate situazioni. La competenza è un comportamento e dunque osservabile soltanto in situazioni concrete…

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