La nascita della scrittura

 

La nascita della scrittura: dai pittogrammi alla scrittura alfabetica

Federico Batini

(estratto da “Futuro in giallo” di Federico Batini e Gloria Capecchi, edizioni Zona)

Il pensiero umano è legato, almeno in origine, all’oralità: il passaggio alla scrittura costituisce una rivoluzione, non solo dei tratti esteriori ma anche della stessa radice dei costituenti del pensiero. L’oralità si dice infatti sia nata nello stesso momento dell’ominazione, anche se in forme diverse da quelle a cui possiamo pensare oggi, si parla quindi di qualche decina o centinaia di migliaia di anni fa. I primi graffiti risalgono a poche decine di migliaia di anni, per la prima forma di scrittura si oscilla tra i quattromila ed i tremila anni prima di Cristo. Sono passati invece “soltanto” tremilacinquecento anni dalle prime tracce di scrittura sillabica (ma è una scrittura esclusivamente consonantica) rinvenute tra Libano e Palestina. Le prime documentazioni dell’alfabeto greco, il primo completo di vocali e consonanti, risalgono all’ottavo e nono secolo A. C.

Prima dell’invenzione della scrittura gli uomini comunicavano attraverso pitture ed incisioni, oppure, in alcune occasioni, ad esempio quando si doveva mandare un messaggio, si inviavano oggetti simbolici o un disegno che rappresentava una scena. Forme di scrittura pittografica sono state diffuse in diversi gruppi etnici. Alcune scritture di questi tipo erano alquanto particolari. Ad esempio, gli Australiani e i Papua pitturavano su bastoncini cilindrici; i Paleosiberiani su scorze di betulla; gli Eschimesi su bacchette di osso; vari gruppi etnici africani su pali di legno e su tavolette; gli Indiani nordamericani sulle pelli; in Oceania su conchiglie e su pietre.

I pittogrammi potevano però risultare poco chiari per cui, ad un certo punto, i Sumeri, e poco dopo, gli Egizi, per ovviare alle difficoltà interpretative, iniziarono ad usare singoli disegni per rappresentare le singole parole (l’albero, l’occhio, la casa, l’orecchio, ecc…). Era nata la scrittura ideografica composta da alcune migliaia di piccoli disegni visto che migliaia erano le parole. In linea di massima potremmo dire che le prime forme di scrittura utilizzavano i pittogrammi, cioè disegni che rappresentavano in modo realistico le cose (ad esempio il disegno del sole per indicare il sole). In seguito i pittogrammi sempre più stilizzati si mutarono in ideogrammi (il simbolo viene utilizzato per rappresentare un’idea, i cartelli stradali di oggi ne sono un esempio). Ancora in seguito, i segni cominciarono a rappresentare i suoni e si accentuarono gli elementi fonetici a scapito degli elementi figurativi. La scrittura cinese costituisce un caso particolare. Infatti è la più antica scrittura ideografica tuttora in uso. La scrittura cinese non ha subìto nessuna evoluzione dall’ideografico alle tipologie successive che sono di tipo sillabico-alfabetico. Ciò è certamente dovuto al fatto che la lingua cinese è perfettamente monosillabica, non ha né prefissi né suffissi. Il modo di indicare i suoni e la pronuncia non sono praticamente cambiati, sono quelli di 3000 anni fa. I segni-caratteri sono però tantissimi: la conoscenza di almeno 2000/3000 caratteri è necessaria per leggere il giornale, ma un vocabolario ampio ne comprende più di 40.000.

La lingua scritta inizia a fare la sua comparsa durante il IV millennio a.C. (3500 a.C. circa) e precisamente nell’area Mesopotamica. La classica datazione della nascita della scrittura (Uruk IVb, 3300 a.C.) è il frutto di una semplice media aritmetica della forbice cronologica fornita dall’equipe archeologica diretta da Hans J. Nissen (datazione alta, 3600 a.C.; datazione bassa, 2900 a.C.) anche se le ricerche più recenti sul sito di Uruk, fanno però propendere per una datazione decisamente alta sia dell’inizio del periodo di Uruk (3750 a.C., secondo J. D. Forest) che della nascita della relativa scrittura (3600-3500 a.C.). Le stesse Tavolette di Tartaria, datate attorno al 3500 a.C. e che l’assirologo A. Falkenstein ha ritenuto di poter leggere in sumerico, potrebbero essere un ulteriore indizio a favore della maggiore antichità della scrittura di Uruk.

In breve si tratta di una sequenza di segni pittografici incisi su tavolette di argilla (la scrittura sumerica, come poi la successiva scrittura mesopotamica, si basava sull’uso di cunei come simboli grafici per la scrittura, per una semplice esigenza: il supporto era formato da tavolette di argilla su cui si imprimevano dei segni mediante uno stilo appuntito. Quindi il segno era dovuto a pressione ed incisione e non a scorrimento, come invece accadeva sui papiri. Questo condizionò la nascita dei segni grafici che, a differenza di quegli egizi, erano fortemente stilizzati). È questo il più antico sistema di scrittura che ci sia direttamente noto attraverso i documenti. L’Homo sapiens è comparso sulla terra circa cinquantamila anni fa, il primo esempio di scrittura si è avuto seimila anni fa, alla metà del IV millennio a.C., come abbiamo detto per opera dei Sumeri, in Mesopotamia. Successivamente gli Egizi intorno al 3000 a.C. inventarono il loro sistema di scrittura, i cinesi nel 1500 a.c., i Maya, secondo le recentissime scoperte in Guatemala, nel 250 a.c. (sino a poco tempo fa era datata attorno al 50/100 d.c.), gli Aztechi nel 1400 d. c.. Furono in particolare i Fenici, un popolo del Mediterraneo dedito al commercio che si era insediato sulle coste della Siria, che attraverso gli ideogrammi non rappresentarono più le parole intere, ma i suoni, cioè le sillabe e le consonanti che stavano nella parole. Con questa scrittura chiamata sillabario senza vocali, e che è considerata un poco la madre di tutti gli alfabeti del mondo, bastavano pochi semplici segni per comporre tutte le parole (o perlomeno molte di esse) che si voleva. Certo che era ancora incompleta e non proprio come la nostra, ma fu un passo decisivo verso la scrittura alfabetica. Dalle città fenicie questo tipo di scrittura si diffuse in tutto il mediterraneo grazie alla vocazione commerciale e alla grande pratica della navigazione che ebbe questo popolo, la scrittura è infatti particolarmente importante per commerciare e per scambiarsi informazioni tra nazioni. Dall’alfabeto fenicio presero origine tanti altri alfabeti, quello greco, persiano, indiano, fino a quello etrusco e latino, da cui discende direttamente il nostro. Intorno all’800 a.C. i Greci inventarono la scrittura alfabetica completa. Si ritiene che la grandezza della scoperta dei Greci fu quella di aver individuato le vocali e quindi di aver diviso la sillaba (consonanti e vocali) dando alle due componenti una identità anche visiva definita.

Février, nella sua opera sulla storia della scrittura[1], scioglie in quattro fasi la nascita della scrittura: le scritture autonome, le scritture di idee o sintetiche, le scritture di parole e le scritture fonetiche o alfabetiche o sillabiche. Possono definirsi autonome le primissime forme di scrittura, quelle embrionali che sopravvivono alla selezione delle forme di espressione; sintetiche quando tendono a coincidere con il linguaggio articolato, non trattandosi però che di coincidenza approssimativa, un segno suggerisce una frase intera ma non la registra, il sistema grafico resta in divenire; analitica o ideografica è la scrittura “di parole”, quando il segno passa ad indicare la singola parola e non la frase, il numero dei segni tende quindi a costituirsi con una certa fissità (lo stesso segno vale per la stessa parola anche in contesti diversi); nella scrittura alfabetica interviene la semplificazione decisiva: il numero dei segni si fissa e si ripete per costituire le varie parole con le quali si costruiscono le varie frasi.

Dall’avere una scrittura alfabetica all’avere una letteratura il passo è più breve di quanto si pensi e la nascita della letteratura si porta con sé, più o meno formalizzata, la nascita dei generi letterari.


[1]           James G. Février, Storia della scrittura, ECIG, Genova, 1992.

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