Lorenzo Milani – prima puntata –

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Se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. É un ospedale che cura i sani e respinge i malati.
Da Lettera a una professoressa 

Lorenzo Milani, più noto come Don Milani è stato un sacerdote che ha esercitato il suo ministero dando centralità all’esperienza della scuola. Nato da famiglia laica, borghese e colta (la madre aveva origini ebree) si converte al cattolicesimo ed entra in seminario a Firenze. Nominato cappellano a S. Donato dopo una brevissima parentesi a Montespertoli lì fonda la Scuola Popolare serale che, dal 1947 al 1954 riscosse, progressivamente un successo notevolissimo di partecipazione. S. Donato era una parrocchia con assoluta prevalenza di operai e contadini e Don Milani si rivolse, in anni in cui questo non era scontato, a tutti coloro che avevano bisogno della Scuola, senza guardare ad appartenenze ideologiche, di partito o se fossero credenti o meno. Questo suo atteggiamento, rivolto alla promozione dell’uomo e, soprattutto, del povero (egli riteneva che non si potesse essere davvero cittadini liberi senza la capacità di usare la parola e la parola scritta) gli valse numerosi nemici, anche all’interno della stessa Chiesa.

Proprio in ragione delle inimicizie dopo alcuni contrasti dovuti alla sua abitudine di parlare chiaro ai suoi popolani (dicendo la verità anche quando non era positiva per la sua “Ditta”, come egli chiamava la Chiesa cattolica) fu trasferito, nel 1954 a Barbiana.

Barbiana quando Don Milani vi arrivò era destinata a scomparire come parrocchia, vi sarebbe stato destinato un altro parroco solo per celebrare la Messa domenicale. Senza luce elettrica, senza strada che arrivasse fino alla canonica, con pochissimi parrocchiani, montanari e contadini, con case sparse e collocate anche a distanza notevole dalla canonica appariva, realmente, come un posto dimenticato da Dio. La destinazione volle essere, infatti, punitiva. Dall’isolamento di Barbiana, però, la voce di Don Milani echeggiò in tutta Italia e non solo. Lì pubblico nel 1958 Esperienze Pastorali, una straordinaria inchiesta sociologica sul microcosmo di S. Donato (i dati di ricerca che egli utilizza sono davvero incredibili per i mezzi dell’epoca e testimoniano una volontà di capire e comprendere davvero unica). Il libro riscosse un successo notevolissimo ma dopo una serie di recensioni favorevoli, due recensioni negative (comparse su “La Settimana del Clero” e su “Civiltà Cattolica”) dettero la stura ai suoi nemici e in breve tempo si arrivò alla decisione del Sant’Uffizio di ritirare il libro dal commercio. Questa rovente polemica e il ritiro del libro dettero a Don Milani una notevole visibilità e da allora l’esperienza che, nel frattempo, stava portando avanti a Barbiana, divenne un punto di riferimento per moltissimi. La Scuola di Barbiana, iniziata come scuola serale sul modello di quella di S. Donato assunse poi caratteri propri e specifici diventando una scuola in cui si faceva lezione per 12 ore al giorno, per 365 giorni all’anno, come ebbe modo di dichiarare più volte Don Milani. L’esperienza della Scuola di Barbiana, con il potente valore emancipativo che aveva, costituì una luce in una scuola che aveva, ancora, i caratteri forti del classismo e della confessionalità.

Nel periodo di Barbiana egli elabora altre due opere decisive e che lo hanno fatto conoscere in tutto il mondo o quasi:

Lettera ai cappellani militari, in risposta a un ordine del giorno di alcuni cappellani militari in congedo toscani che, su La Nazione, avevano definito “vile” l’obiezione di coscienza al servizio militare (al tempo gli obiettori andavano in prigione per la loro scelta);

Lettera ai Giudici, egli fu infatti processato per la sua difesa degli obiettori di coscienza, in cui spiega le motivazioni della sua risposta e “scrive” da solo la propria difesa;

Lettera a una professoressa, con la quale critica, ferocemente, la scuola italiana del tempo…

Morì giovanissimo nel 1967.

Elenco completo delle pubblicazioni.

Alcune delle sue intuizioni pedagogiche sono ancora oggi valide e, soprattutto, resta un messaggio fortissimo quello del suo legame con la Scuola come mezzo di promozione umana.

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