Perciò veniamo bene nelle fotografie

perciò

Però la spesa la facciamo attenti:
perdersi tra scaffali di patate
che Teo a casa divora vorace
e conversare di letteratura
addosso al freddo dei congelatori
è ordinario, ormai, sulle luci dei banconi
che ci allungano le occhiaie.
Per comprare una borsa di schifezze
da riempirci la settimana, tra lo scarto
delle pizze e e cene saltate
o surrogate dal vino, non spendiamo
mai più di venti euro, una parte
dei quali all’alimentari rumeno:
io sto fuori perché è brutto entrarci
con la sporta gridata Alì, e Teo
prende due foche, due budini,
del companatico, o quei biscotti
di marche oscure fatte a somiglianza
dei Mulino Bianco ma assai più
convenienti, pensandoci
a nostra volta brutte copie viventi,
duplicati scadenti dei padri,
ma sono dettagli che poi perdiamo
nelle sere in cui facciamo branco,
assieme ai clandestini, ai cani, ai ladri,
ai condomini fatiscenti.

Francesco Targhetta, nato a Treviso, nel 1980, ci regala questo romanzo in versi che è un po’ il romanzo di una generazione.
Uno pensa a una cosa pesantissima, difficile e invece non lo è… Una scrittura piena di immagini, di frammenti di storie, di esistenze che cercano senso. Ancora una scelta azzeccatissima per ISBN.

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