Meridiano Ovest, di Gabriel Del Sarto

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23_Meridiano

L’amore a ovest della A12 corre
parallelo all’inquietudine della costa
immerso nell’organismo lucente
delle città disperse nella notte. E qui tenere
una conversazione con fatica,
lei vicina che non sa chi sei, cosa
porti di te in quest’auto, nel momento
in cui scandisci le sillabe e i gesti.
 
Altrove ho parlato di me, e ho questi silenzi.
Collisioni, monete, vite passano
come riflessi sparsi della luce azzurra
dell’insegna al neon, che bolle dentro
le pozzanghere, e la pioggia sui tetti
di lamiera delle auto. Sono qui,
con l’alcool colorato e mescolato,
e siamo due che ridono quasi
felici, lei quasi senza un nome.
 
E sentiamo questo vento fra gli alberi
dopo il temporale, l’odore sfatto
di molte cose unite dalla pioggia
e dal buio, mani grida e atomi – guardo
le nuvole che variano, i richiami,
i giorni in queste lontananze 
e qualcuno quando esce dal locale
è lo spessore stanco di un ritorno a casa,
un rumore di passi bagnati sulla ghiaia.
 

Chiariamoci subito, Gabriel Del Sarto, autore di questa bella plaquette è un caro amico,  ma il motivo del mio invito alla lettura non è, assolutamente, questo. Il motivo dell’invito alla lettura sta tutto dentro le pagine di Meridiano Ovest, edito da Transeuropa. Il gioco di rimandi con Montale, dal quale Gabriel prende in prestito la struttura (in fondo simile a quella di Mediterraneo, di Montale, almeno nel numero delle poesie) non è, a mio parere, per quanto messo in luce da tutte le recensioni la chiave per leggere queste poesie…o, perlomeno, non è la chiave che mi interessa. Con ordine: la plaquette racconta lo spazio tra il venerdì sera e il sabato mattina, un tempo contratto e un tempo particolarissimo. Il venerdì sera è infatti, per eccellenza, molto più del week end, segnandone l’inizio, il momento della massima sensazione di libertà, il momento degli eccessi, il momento degli appuntamenti, la serata in cui si fa più tardi. La chiave sta forse nel confronto tra se e gli altri, tra una certa propria immobilità da spettatore e il resto che si muove in modo veloce, sincopato, ritmato, quasi allucinato. Chi guarda compie andirivieni tra oggi e ricordo, osserva invece il presente istantaneo, in certo senso privo di futuro che viene vissuto in quel “non tempo” che è il venerdì sera e la notte che lo segue. Bella prova, come sempre, Gabriel!

Scrivo sull’asfalto dell’autostrada da anni
e nomi, brani di me, ombre, fingendo
che il vuoto dietro campi città e nature
che attraverso non esista. Il fronte dell’aria
fa scorrere le nubi, lungo
                                             le mie strade ancora è furioso
il tempo, anche in quest’ora di fuoco che getta
le ombre più lunghe, degli alberi e delle cose,
come le vedo scorrere sulle onde
di metallo del guard rail, e segnare il verso
da dove ogni sera, come dal fondo di un enigma,
speriamo ci investa quella forza ignota e impossibile.
Tutto questo
mentre la luce scivola e le gomme
filano in un silenzioso attrito di solitudine
e battiti che si ripetono nell’abitacolo, segnali
che la notte non è morte, ma un’orbita
perversa che lascia una scia invisibile
di desiderio nel reticolo sperduto del cosmo. 

Presentazione della collana: Fuori commercio è una collana di piccoli libri di poesia: una collana non venale, attenta ai giovani poeti ma non solo, diretta da un comitato di lettura coordinato da Massimo Gezzi e composto da Mario Benedetti, Fabio Pusterla e Francesco Scarabicchi.

Gabriel Del Sarto, nato a Ronchi (Massa) nel 1972, ha pubblicato la raccolta poetica I viali (2003, Ed. Atelier), ed è pre- sente in diverse antologie fra cui L’opera comune (Atelier, 1999) e Nuovissima poesia italiana (Mondadori, 2004). È autore di diversi saggi sull’uso e il senso della narrazione nelle pratiche di consulenza e formazione, fra cui Raccontare storie (con F. Batini, 2007, Carocci), e il Manuale di scrittura creativa Narrazione e invenzione (con S. Giusti e F. Batini, 2007, Erickson).

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