Leggenda e altri discorsi

AA Leggenda

Avrebbe potuto anche sparare quella sera
favorito dalla luna che non c’era ancora, perduta
dietro un monte o forse spenta in cielo.
Attesi con pazienza la morte non mi interessava
non abbastanza, che fosse un altro a scegliere
momento e luogo dell’appuntamento.
Perduta la pistola e la speranza restavo
fermo, senza attenzione, si mosse
non m’uccise, come avrebbe dovuto.
In un’interminabile notte senza luna.
 

Il libro di poesie di Simone Giusti viene da lontano, dal 1994 e si distende, con rifacimenti, correzioni, modifiche e aggiunte sino al 2008 (una solo il “discorso” aggiunto dopo, scritto nel 2009). Ne ricordo con estremo piacere alcune versioni sceniche, rappresentate nei primi anni ’90 (1992-1994), quando dividevamo, con l’autore la sorta di studenti di Lettere a Firenze, in un periodo di buoni scambi e voglia di fare. C’erano allora Simone Giusti, Filippo Gatti, Roberto Balò e Massimiliano Chiamenti (che purtroppo ci ha lasciato) un gruppo chiamato “Oracolo degli statici” (o Compagnia degli Statici) che proponevano spettacoli in cui la poesia interagiva con la musica, con una coreografia, con una sceneggiatura e con un entusiasmo e capacità artistiche notevoli. Non c’era solo la qualità dei testi poetici che venivano proposti, c’era la capacità di coinvolgere, interessare, ricordo con estremo piacere spettacoli di reading poetico-musicali con moltissime persone … spettatori partecipanti, spettatori coinvolti e interminabili discussioni (debitamente innaffiate da alcool) post spettacolo.

Mi piacerebbe sparargli in faccia
vedere il suo cervello da vicino
ci vorrebbe un po’ di morte. Finora
non ho incontrato che la mia.
 

oppure

Quindi fratelli ora alzate il culo e via
fuori dalla mia vita
prima che vi cavi dalla vostra perché
ora è il mio momento e dei miei amici e delle donne
del vino e dell’amore e allora 
fuori
che qui c’è bisogno di spazio che ricordi
praterie i bisonti i fienili e l’erba nei capelli e allora
fuori o per voi si mette male davvero.
Ecco così e non si fa male nessuno lo giuro
parola di pistolero.

Il libro di Simone Giusti, edito da Moby Dick ha però adesso raggiunto una maturità consentita forse, proprio dalla distanza da quegli anni e al “pistolero”, così me lo sono sempre immaginato io (e come si autodefinisce, alla fine degli ultimi versi citati), che è l’io poetante… si affiancano adesso altri personaggi (o perlomeno altri toni, nelle differenti sezioni che seguono la prima chiamata, appunto, Leggenda) e una prima persona singolare meno netta. L’amore e la morte, la morte e l’amore… appaiono, in tralice o direttamente tantissime volte in questa raccolta, costituendone, in qualche modo, la cifra.

Un incubo, stavolta mi ammazzavi.
Aspetta che mi scrolli di dosso il sonno
e che prenda il mio caffè
e che recuperi le forze
e allora ti vedrai disteso a terra ma
ricordati che prima eri in piedi
e c’era il sole che tanto ti piaceva
e le donne sulle soglie ad aspettarti
e i loro figli pronti a vendicarle
e dentro al bar tutti i sogni del mondo
e c’ero anch’io che t’ho ammazzato
ricordatelo bene, bastardo.
 

Simone Giusti incolla alle pagine con questi suoi discorsi, alla ricerca di un’identità (o alla ricerca delle identità?) che si misurano, nella prima sezione con i due estremi della cultura occidentale “amore” e “morte” (con la seconda omni-presente anche nelle altre sezioni da cui è composto il volume) e in cui il “tu” è quasi sempre il nemico, l’avversario (l’altro sé?) che diventa, invece, nelle sezioni successive… un io, un tu (qualche concessione al tu femminile in dialogo, stentato, con l’io che scrive), a volte un noi non amichevole ma, certo, non chiaramente identificabile come contrapposto… e che a volte pare quasi avvicinarsi e dare requie… anche se, spesso, riappare la morte a sciogliere ogni consolazione…

sono  in cerca d’un motivo
per amarti
per amarmi
uno che basti
due che basti
tre che basti
abbracciami piccina
dicevi d’amarmi
dicevi d’amarti
mia croce che lasci carezze
m’uccidi che lasci c’io cerchi
 

In conclusione (la conclusione è tra l’altro una sorta di poetica al contrario…) non so trovare cifre critiche al lavoro di Simone Giusti, ma il gusto di leggere questa bella raccolta me lo sono preso più volte, l’ultima questa mattina e trovo vi siano almeno due motivi validi per leggerla e rileggerla: suona, mi piace, mi coinvolge e, allo stesso tempo, mi invita alla riflessione contribuisce a definire non solo l’identità dell’autore… ma offre materiali e stimoli anche per il lettore (o lettrice).

 

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2 risposte a Leggenda e altri discorsi

  1. Matteucci Paola ha detto:

    Salve ,
    ho riscritto per tre volte un mio commento al commento che in sostano cane apprezzava il taglio e ne condivideva alcuni punti integrandoli. Prima il suono, poi la narrativita` , terzo ma non ultimo il piacere . Si è fatto tardi e dopo la seconda perdita mi arrendo al fato e alla mia scarsa confidenze con questo smartphone. Grazie comunque, grazie.

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