Diario di scuola, di Daniel Pennac

diariodiscuola Se dovessi definire queste lezioni, direi che i miei presunti i somari e io lottavamo contro il pensiero magico, quello che, come nelle fiabe, ci tiene prigionieri di un eterno presente. […] Nessuno è condannato a essere per sempre una nullità, come se avesse mangiato una mela avvelenata! Non siamo in una fiaba, vittime di un incantesimo! Forse è questo insegnare: farla finita con il pensiero magico, fare in modo che a ogni lezione scocchi l’ora del risveglio.

Una rilettura piacevolissima e utile quella di Diario di scuola. Visto che oggi inizierò le mie lezioni al TFA, a Perugia, l’anno di tirocinio e formazione rivolto ai futuri insegnanti della scuola secondaria di primo e secondo grado, ho ritenuto estremamente opportuna una rilettura di questo magnifico memoire che si situa al crocevia tra romanzo, diario autobiografico e saggio sulla scuola. Pennac, che ha fatto a lungo e con piacere, la professione di insegnante, riflette sulla propria esperienza scolastica intera e la racconta. Il bambino e il ragazzo che hanno incontrato così tante difficoltà nel percorso di istruzione diventano un professore capace di “salvare”. La riflessione sui nostri sistemi di istruzione che spesso si rivolgono, principalmente, a chi ne ha meno bisogno viene automatica. Come dice, infatti, Pennac: Sì, è la prerogativa dei somari, raccontarsi ininterrottamente la storia della loro somaraggine: faccio schifo, non ce la farò mai, non vale neanche la pena provarci, tanto lo so che vado male, ve l’avevo detto, la scuola non fa per me… La scuola appare loro un club molto esclusivo di cui si vietano da soli l’accesso. Con l’aiuto di alcuni professori, a volte.

Un libro bello e utile per tutti, quasi obbligatorio per chi fa l’insegnante.

Ricordo che alla Libreria Leggere, in Viale Cittadini 21, ad Arezzo, gli iscritti a tutti i TFA del Centro Italia godono dello sconto del 10% su tutti i loro acquisti. Ammessi anche acquisti di gruppo. Per contatti: ilaria

Qui si trova l’edizione economica ulteriormente scontata di Diario di Scuola.

Vorrei concludere con una citazione che dovrebbe far comprendere a chi ha poteri decisionali come in realtà l’investimento in istruzione, ricerca, formazione e cultura, l’investimento serio, pretendendone la qualità altissima, sia, in realtà un risparmio notevolissimo in termini di futuri costi sociali: A tutti coloro che oggi imputano la formazione di bande al solo fenomeno delle banlieues, io dico: certo, avete ragione, la disoccupazione, certo, l’emarginazione, certo, i raggruppamenti etnici, certo, la dittatura delle marche, certo, la famiglia monoparentale, certo, lo sviluppo di un’economia parallela e di traffici di ogni genere, certo, certo… Ma guardiamoci bene dal sottovalutare l’unica cosa sulla quale possiamo agire personalmente e che risale alla notte dei tempi pedagogici: la solitudine e il senso di vergogna del ragazzo che non capisce, perso in un mondo in cui gli altri capiscono.

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