Il mio personalissimo manifesto elettorale (da NON candidato).

Penso sia corretto chiarire ciò che penso su alcuni temi. Il post originario (con tutti i commenti, i “mi piace” etc…) si trova su Facebook a questo indirizzo… ha suscitato, direi, un discreto dibattito: QUI. Chiariamoci subito: NON SONO CANDIDATO A NULLA, NON HO PARENTI CANDIDATI, NON INTENDO SOSTENERE NESSUNO CON QUANTO AFFERMO, MA VOGLIO SOLO CHIEDERE CHE QUESTI TEMI VENGANO MESSI, CON FORZA, AL CENTRO DELL’AGENDA DEL PAESE. Chiedo formalmente che qualche schieramento si pronunci, che dica che cosa farà con estrema concretezza, su queste tematiche nei primi cento giorni di governo.

Ci ho pensato moltissimo, ho pensato che ci ho provato tante volte, pur senza mai impegnarmi in prima persona (in politica) perché ho sempre considerato le attività legate alla formazione, all’istuzione, alla ricerca e alla cultura che faccio come le mie personalissime modalità di fare politica… e di contribuire, nel mio piccolo, a un cambiamento. Non ho né ho mai avuto tessere di nessun partito, non rappresento nessuno, sono solo convinto di alcune cose in relazione alla mia esperienza diretta, alla ricerca, all’intervento sul campo (che ho sempre pre-diletto a un approccio solo teorico). Ecco avevo pensato che stavolta sarei stato zitto, che  non avrei detto nulla, che non avrei proposto alcuna riflessione, ma… mi confesso pubblicamente, non ce la faccio. Allora lo dico… ecco, mi pare che vi siano alcune questioni che stanno in ombra in questa campagna elettorale (e non mi sembrano questioni secondarie) allora provo a elencarle (commentandole molto brevemente) nella speranza che se qualcuno di voi che leggete la pensa come me possiamo riuscire, chissà, a creare massa critica e ottenere l’impegno di qualche futuro parlamentare, impegno esplicito…, magari scritto… qui, anche a questo possono servire i network sociali.

Vedo molte persone indaffarate a cercare consenso ma vedo poca chiarezza sui temi, sugli argomenti che costituiscono una possibile svolta per l’Italia. Credo che nessuno possa aspirare a parlare del futuro di un paese ignorando questi temi e non avendo idee molto chiare e iniziative pronte e immediatamente “cantierabili” su questi temi:

– Istruzione: la scuola ha bisogno di risorse, non sono tra coloro che pensano che tutti i problemi della scuola stiano lì, ma senz’altro ci sono cose da fare subito e cose da fare in un piano triennale e non si possono fare continuando a togliere, togliere, togliere. La scuola, per sua natura, non si può cambiare con un decreto, si cambia con l’impegno costante. Senza una scuola che funzioni bene credo sia davvero ridicolo che i politici ci parlino di attenzione al futuro è un controsenso. Dico brevemente cosa subito e cosa in un piano triennale. Subito: ridefinire la scuola in termini di obiettivi di apprendimento, non credo serva più confrontarsi tra sostenitori dei contenuti e sostenitori delle competenze, credo che la questione seria sia domandarsi: a chi e a cosa serve la scuola? Siamo d’accordo che serva ai bambini e bambine e ai ragazzi e ragazze che la frequentano? Allora il centro non può essere che quello di definire degli obiettivi di apprendimento (impossibile che questi siano le nozioni) legati al loro presente, alla loro vita attuale, e al loro futuro. Le discipline sono un mezzo, non un fine, non possono essere un fine, facciamola finita con la sindrome del programma e con le lamentatio e occupiamoci dei ragazzi e di cosa è necessario che imparino, da subito. Recuperiamo il senso migliore della parola utilità. Una cosa semplice e immediatamente attuabile? Inserire 15 minuti al giorno nelle scuole di ogni ordine e grado dedicate alla lettura ad alta voce. Far partire immediatamente un programma nazionale di recupero delle competenze di base e delle competenze di cittadinanza, per tutti, qualunque sia l’età che hanno, obbligatorio per chi è ancora in età lavorativa (magari esentando dall’obbligatorietà, non dalla possibilità, chi ha oltre una certa età). Subito anche la formazione continua e obbligatoria degli insegnanti, legando la progressione di carriera anche alla frequenza, con profitto, della formazione stessa (specifica). Subito l’introduzione di nuovi modelli di valutazione tesi a incoraggiare l’apprendimento e lontani da logiche del tipo premio/punizione o da modelli per i quali si scavi un fossato tra insegnamento e apprendimento quasi che fossero cose separate. In prospettiva triennale: far diventare l’insegnamento una professione appetibile (cosa degna di un paese che vuole chiamarsi civile) selezionando i migliori (a insegnare! non come possesso di contenuti disciplinari) aumentandone la retibuzione, premiando i risultati eccellenti, restituendo anche con azioni di comunicazione di massa prestigio sociale a una delle professioni più importanti e belle che ci siano, collegare gli avanzamenti di carriera ai risultati in temini di apprendimento dei propri alunni. Dare spazio e respiro alla formazione iniziale degli insegnanti, favorendo la ricerca su questo tema e fornendo le competenze specifiche necessarie all’insegnamento e non sterili ripetizioni dei contenuti disciplinari già abbondantemente affrontati, una decisa virata rispetto a SSIS e TFA.  L’occupazione si favorisce anche così. Inoltre suggerisco di allargare il diritto all’istruzione dai 3 ai 18, nel giro di cinque anni e di porre particolare attenzione a tutti quei ragazzi che perché drop out, perché apprendisti o per vari motivi sono fuori dai percorsi di istruzione.

– Formazione: vale quanto detto sopra. Occorre aumentare il controllo non sulle procedure burocratiche ma sulla qualità intrinseca delle proposte formative e incrementarle notevolmente, con particolare attenzione al riconoscimento e alla certificazione delle competenze ovunque apprese (specie entro i 18 anni), all’orientamento formativo, a un’offerta variegata nelle modalità e nei temi che consenta un reale lifelong e lifewide learning (ad ogni età, in molti luoghi, e in modo continuo). Defiscalizzare completamente tutte le attività che hanno a che fare con ricerca, formazione, cultura se no profit, defiscalizzare gli investimenti delle aziende in formazione e dare premi fiscali alle aziende che investono una quota del proprio reddito nella formazione dei propri dipendenti e lavoratori. Un giovane così come un adulto deve avere la possibilità di scegliere tra molte proposte formative ben fatte, accessibili in termini di costi e orari e deve comprenderne il senso (azioni di motivazione, azioni di informazione, azioni di divulgazione);

– Ricerca: favorire la ricerca in tutti i campi destinando almeno il 20% di quanto si recupera dall’evasione fiscale a questo e reperendo altri fondi. Dare notizia pubblica di tutto ciò che riguarda i risultati di ricerca in ogni campo, porre attenzione alla divulgazione seria e scientifica. Non mortificare le aree di ricerca umanistica ma collegare fortemente al’utilità sociale (che non significa immediata ricaduta economica) della ricerca medesima. Porre attenzione fortissima a quelle aree di ricerca che riguardano lo sviluppo delle persone e delle comunità (dalla ricerca didattica alla ricerca sulle nuove energie, dall’utilizzo delle nuove tecnologie alle funzioni e agli effetti della lettura, dalla ricerca sulle modificazione degli stili di vita alla ricerca di nuove soluzioni giuridiche per garantire a tutti i cittadini i diritti essenziali… e via dicendo). Scollegare i finanziamenti della ricerca da valutazioni di tipo politico o baronale. Introdurre con decisione e non in modo formale la valutazione del merito e una piena trasparenza nell’Università (trasmettere in diretta i prossimi concorsi potrebbe essere un modo? forse è esagerato? oppure altre soluzioni che garantiscano comunque un rendiconto pubblico delle scelte fatte);

– Cultura: la cultura, specie la cultura diffusa è uno strumento importantissimo per lo sviluppo di una società, investire in cultura crea movimento, pensiero, riduce i futuri costi sociali. Favorire la spesa, anche personale, in cultura creando meccanismi di agevolazione economico-fiscale. Un modo molto semplice potrebbe essere quello di tagliare la spesa in nuovi armamenti del 30% (riduzione progressiva che vorrei comunque fosse messa in programma) e destinarne una parte alla riduzione del debito e l’altra a politiche culturali per i giovani;

– Lavoro: il problema generazionale c’è, non si capisce perché tanti si ostinino a negarlo. Occorre rinnovare fortemente il mondo del lavoro attraverso una serie di azioni che impediscano a chi è a fine carriera di prendere decisioni fondamentali su chi è all’inizio o a un terzo della propria carriera lavorativa (paradossale, ad esempio, quanto sta accadendo in Università in cui si dice che i guasti sono stati prodotti da una gestione baronale e poi a coloro che ne sono responsabili si fanno prendere tutte le decisioni sul futuro). Nessuno farebbe decidere al nonno il mutuo del nipote per comprare casa…(a meno che il nonno sia giovane e se ne faccia carico). Defiscalizzare (quota irpef) del tutto le assunzioni delle persone sotto i 40 anni (non mi riguarda, tranquilli già superata l’età!) e incrementare leggermente la quota pensionistica per garantire un futuro (visto che siamo in pieno sistema contributivo) per i primi cinque anni e poi introdurre una progressività sino a riportare al prelievo normale ma in dieci anni complessivi (il che faciliterebbe, come amano dire i ns. politici la ripresa dei giovani, la partecipazione attiva, maggiore produttività del Pese e la ripresa degli acquisti grazie alla possibilità dei giovani di possedere un reddito… e dunque un complessivo rilancio dell’economia che, indirettamente, aumenterebbe anche le entrate fiscali compensando il minor gettito che viene dalle nuove assunzioni, che però in altro modo non ci sarebbero e dunque si tratta di un indubbio vantaggio). Chi ha una pensione superiore ai 5.000 euro al mese può fornire un contributo del 10% per due anni destinato alle politiche per favorire le assunzioni dei giovani, contribuendo così, almeno in parte a ridurre questo spaventoso gap generazionale;

– Diritti: uscire dalle strettoie delle opinioni personali e delle posizioni dogmatiche e trovare, rapidamente soluzioni condivise per garantire diritti a tutti sulla base delle condizioni attuali della società. Adottare il principio per cui incrementare i diritti di qualcuno non significa, giocoforza, ridurre quelli di qualcun altro (credo che coppie di fatto, coppie omosessuali, stranieri regolari siano più che un’eccezione nel nostro paese e come si chiede loro di contribuire fiscalmente al funzionamento del Paese così occorre garantirgli i diritti degli altri, senza se e senza ma).

– Se mancano le risorse con un approccio laico sicuramente il modo c’è: legalizzazione della prostituzione (con indubbi vantaggi fiscali e in termini sanitari, di controllo sociale, di cancellazione dello sfruttamento della prostituzione etc…) e delle droghe leggere (con indubbi vantaggi fiscali, con depauperamento delle grandi organizzazioni criminali, riduzione della micro-criminalità, con riduzione notevolissima del passaggio da droghe leggere a droghe pesanti, con maggiore qualità e dunque minor danno delle sostanze e con la possibilità di creare spazi occupazionali importanti, ad esempio dalla coltivazione). Approccio laico significa che queste due cose ci sono sempre state e ci saranno sempre, dovere dello stato allora non è fare morale su questi temi, ma normare la realtà. I soldi che si ricaverebbero da queste due iniziative basterebbero ampiamente a coprire quanto affermato sopra e farebbero diminuire in modo esponenziale la criminalità.

Sarebbe bello anche che qualcuno dei protagonisti degli ultimi venti anni, per una volta, dicesse: be’ qui abbiamo sbagliato, in effetti, risulterebbe più credibile, no? Ma forse è chiedere troppo.

So bene che alcune delle mie proposte sono migliorabili, emendabili e che vanno tradotte in azioni più precise per evitare impegni generici, ma intanto mi piacerebbe che temi come questi fossero centrali nel dibattito politico e non certo che si parlasse di cose che credevamo seppellite. Se qualcuno, anche trasversalmente agli schieramenti, si impegnerà con forza su questi temi, l’Italia diventerà un paese migliore.

Ecco dove siamo oggi: Come se fosse scomparsa la Statale di Milano

grazie, saluti a tutti

Federico Batini

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2 risposte a Il mio personalissimo manifesto elettorale (da NON candidato).

  1. silvia natoli ha detto:

    dovrebbe girare questo suo articolo, magari smuoverebbe la coscienza di qualcuno

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