Il bazooka della verità, di Sam Lipsyte

bazooka  Ecco le ultime notizie su di me, Gattine della Valley: vivo in una casa in affitto vicino alla stazione. E me ne allontano raramente. Quando si lavora in casa, colleghi ex alunni, la disciplina è la virtù suprema. Dietro ogni pausa caffè si nasconde un disprezzo suicida per se stessi. Bisogna programmare le attività con consumata efficienza, dalla spesa alla doccia agli attacchi di panico. Nel frattempo devo trovare il tempo di struggermi per Gwendolyn, che se l’è svignata tre anni fa a giugno, nel mese in cui avremmo dovuto sposarci. Alla faccia della programmazione. I Puma della Valley che sono rimasti sporadicamente in contatto con me a metà anni Novanta forse si ricordano di Gwendolyn, quella bellezza alcesca dagli occhi di cerbiatta che ho conosciuto a una gara di aforismi a Toronto. Ma forse non si sono mai resi conto di quanto l’a-mavo davvero, se si può definire così la condizione di desiderare tanto furiosamente di affondare la testa tra i ciuffi ramati del sesso di una donna e piangerci sopra recitando “Un aviatore irlandese prevede la propria morte”, da non riuscire a stare seduto su un divano insieme a lei. Ora Gwendolyn se n’è andata. Il divano c’è ancora.

Un originalissimo romanzo che in America è stato, alcuni anni fa, un sorprendente esempio di “caso letterario”. Pubblicarlo non è stato facile per il suo autore: ha trovato soltanto con difficoltà estrema un editore, a causa dell’umorismo irriverente e corrosivo di cui il libro è permeato. Una volta edito è diventato, però, un libro di culto grazie a un irrefrenabile passaparola sui blog letterari, si è poi conquistato recensioni lusinghiere sul New Yorker e sul New York Times, che lo ha descritto come un erede del Lamento di Portnoy di Philip Roth. Il bazooka della verità è la storia di un trentenne fallito, drammaticamente single e sovrappeso che si vendica delle sue frustrazioni inviando caustici articoli al bollettino degli ex alunni del suo liceo: anziché raccontare i successi che non ha avuto, smaschera le miserie umane dei presunti “vincenti” e descrive le grottesche vicende sue e dell’amico Gary, con cui passa le giornate a bere, fumare erba e tentare di rimorchiare cameriere nei bar. Il tono è davvero caustico, fa riferimento a episodi del proprio presente e le vicende del passato di coloro che hanno avuto successo, facendoli diventare molto più … piccoli… un romanzo che sarebbe utile a tanti personaggi pubblici italiani, per ridimensionarsi. Spassoso, caustico, ironico e sarcastico, a tratti tragico un romanzo di grandissima qualità e livello.

Sam Lipsyte (nato nel New Jersey nel 1968) è uno scrittore statunitense. È autore di numerosi libri tra i quali: Venus Drive, The Subject Steve, Homeland e Il bazooka della verità. Nel 2000 la raccolta di racconti Venus Drive è stata definita uno dei migliori venticinque libri dell’anno dal Voice Literary Supplement. I suoi scritti sono apparsi anche su Open City, sul New York Times Book Review, Slate, The Quarterly, Mother Jones, Nerve, Spin e Minus Times. Ha lavorato come editore per il giornale online Feed, come direttore della rivista letteraria Fence, come frontman di un gruppo noise-rock e come telefonista in un call center.
Le sue opere sono caratterizzate da situazioni, sentimenti appropriati in momenti inappropriati. Lipsyte ora risiede ad Astoria, nel Queens, a New York. I suoi libri sono pubblicati in italiano da Minimum Fax. Come sempre disponibili per i lettori del blog con sconto presso la Libreria Universitaria Leggere di Arezzo.

Leggete almeno un libro di Sam Lipsyte.

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