Spegni la luce e aspetta

Aspegni

credo che questo pensiero mi sia passato
per la mente quando avevo circa undici anni:
da grande voglio fare l’idiota. 
 

Mi meraviglio di me stesso. Aver atteso così tanto a rileggere e recensire un libro di Charles Bukowski… non è da me. Spegni la luce e aspetta, tradotto meravigliosamente da Christian Raimo, edito da Minimum Fax, è parte di un progetto complessivo di Minimum Fax per il recupero di lettere e poesie inedite (in italiano) del grandissimo scrittore. Con questo libro Minimum Fax conclude la pubblicazione, divisa in quattro volumi, della monumentale raccolta The Last Night of the Earth Poems, l’ultima pubblicata da Bukowski in vita – nonché la più lunga – e quella che Howard Sounes, il suo biografo, definisce «una delle sue antologie più belle», nella quale «lo stile a cui lavorava da anni, fatto di un susseguirsi di versi semplici, il più possibile privi di ornamenti, raggiunge la perfezione». Da “Si prega di allegare 10 dollari per ogni poesia inviata” a “Evita lo specchio e non guardare quando tiri la catena“, da “Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio” fino a questo “Spegni la luce e aspetta“, le quattro parti in cui si divideva originariamente la raccolta “The Last Night of the Earth Poems“. Imperdibile, leggete Bukowski è essenziale. Una poesia fruibilissima e incantevole.

ALL’OMBRA DELLA ROSA

stendere le braccia come rami, affondarle nella terra
prendere le scale che portano all’inferno,
ristabilire il punto
di fuga, provare una mazza
diversa, una diversa posizione, cambiare
dieta e maniera di
camminare, rimettere in sesto il
sistema, fotografare il tuo
sogno di dinosauro,
guidare la macchina con
più attenzione ed eleganza,
accorgersi che i fiori ti
parlano,
rendersi conto della gigantesca agonia
della testuggine,
tu che preghi per la pioggia come un
indiano,
infili un caricatore nuovo 
nell’automatica,
spegni la luce e
aspetti.
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3 risposte a Spegni la luce e aspetta

  1. Matteucci Paola ha detto:

    mi piace

  2. Pingback: Panino al prosciutto, di Charles Bukowski (Guanda) | Federico Batini

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