Il seminatore

seminatore “Sono stato ingenuo, ho creduto a tutto quello che mi hanno raccontato, come i bambini credono a Babbo Natale. Ma perchè raccontare tutte quelle balle sull’onestà e la morale? Ditelo subito che bisognerebbe che fosse così, ma non lo è, che a dominare il mondo sono le passioni ferine e gli istinti più brutali. Se non lo dite prima non vi stupite quando uno, accorgendosi della presa in giro, s’incazza e vi manda tutti a fare in culo. Vi vergognate ad ammettere che sotto la fragile crosta delle apparenze c’è tanto marciume? Oppure nascondete la verità perchè vi fa comodo? Perchè così gli stupidi e gli ingenui se ne stanno bravi e rispettosi, pieni di complessi di colpa, mentre voi ne approfittate per fare i vostri porci comodi?
Non mi meraviglia che qualcuno sospetti che sotto sotto ci sia un complotto. Per tacito accordo, per tradizione, per convenienza, i più furbi si sono organizzati per fregare tutti gli altri.
Oppure sono io che, turbato da tutto quel che è successo, sbaglio di nuovo, e non capisco che quello che considero marciume e vergogna è solo la semplice e cruda realtà della condizione umana?

Mario Cavatore uno scrittore, un uomo da conoscere. L’umiltà e lo stile con cui si presenta assomiglia ai suoi libri che brevi e leggibilissimi riescono nello scopo principale che il suo autore si è proposto. I suoi romanzi sono veri e propri esempi di letteratura civile che partono sempre da eventi reali: la documentazione che richiede ogni opera di Cavatore è, infatti, impressionante. In questo romanzo, Il seminatore, si racconta di un fatto storico davvero poco noto. Nel 1939, in Svizzera, è attiva l’Opera bambini della strada che sotto lo scopo ufficiale, quello di svolgere un’opera umanitaria e meritoria nei confronti dell’infanzia povera e senza mezzi, voleva, in realtà, annientare la popolazione nomade. La strategia era piuttosto rozza e semplice: i bambini venivano strappati, con la forza, ai genitori e rinchiusi in istituti o dati in adozione in modo da ricevere un’educazione che facesse loro dimenticare la propria identità culturale. Nel romanzo si racconta la terribile vicenda di Lubo Reinhardt, uno zingaro naturalizzato, che apprende che i figli sono stati presi e la moglie, che ha tentato di opporsi, è stata uccisa. Lubo decide allora di cambiare identità e di fecondare il maggior numero possibile di donne svizzere per vendicarsi della terribile tragedia che l’Opera bambini della strada ha provocato nella sua vita. L’odio genera odio, la violenza genera violenza… e questo romanzo ne è una dimostrazione strepitosa. Cavatore dovrebbe essere letto in ogni scuola.

Mario Cavatore vive a Cuneo. Dopo aver svolto quasi tutti i mestieri possibili, prevalentemente manuali, ha esordito come scrittore nel 2003, all’età di 56 anni, con il romanzo Il seminatore (Einaudi), il romanzo di cui si parla qui: il racconto di un tentativo di pulizia etnica poco noto ma storicamente accaduto, poco prima della Seconda Guerra Mondiale. Nel 2007 è uscito il suo secondo romanzo, L’Africano (Einaudi), ambientato, a capitoli alterni, in Ruanda e in Belgio, con, in sottofondo, il genocidio dei Tutsu, in Ruanda, da parte degli Hutu con la complicità e il silenzio di molti.

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