L’inizio di una sedia

strand

Uno dei poeti viventi che preferisco è Mark Strand. Ho avuto la fortuna di presentarlo, una volta, a Cortona (la foto in cui di me, giustamente, si vede soltanto un pezzetto si riferisce a quell’occasione) e di leggere ad alta voce le sue poesie in italiano, dopo la sua lettura in inglese (Strand è canadese, nato negli Stati Uniti) e conservo con estrema gelosia la dedica che mi fece una volta terminate le letture, spiegandomi il timore che aveva che qualcuno leggesse in modo inappropriato le sue poesie e la soddisfazione avuta dalle mie letture. Non so se l’abbia detto per cortesia (non sembrava viste le precauzioni e gli avvertimenti innumerevoli prima della lettura) e non voglio saperlo, confesso che è stata una delle più grandi soddisfazioni della mia vita.

inizio

Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai piu’ chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne ando’, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lascio’ sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.

Tra le sue raccolte, che amo tutte in maniera incondizionata, ho scelto di presentare questa oggi, L’inizio di una sedia, edita da Donzelli e tradotta da Damiano Abeni.

È vero, come ha detto qualcuno, che
in un mondo senza paradiso tutto è addio.
Sia che tu saluti con la mano o no,

è addio, e se non ti salgono lacrime agli occhi
è addio lo stesso, e se fingi di non accorgerti,
odiando ciò che passa, è addio lo stesso.

La capacità di riconoscere nel mondo i particolari e le lacerazioni insanabili e ingiustificabili del mondo e della vita sono le cifre della poesia di Strand che a volte, con immagini fulminee, apre un mondo intero. Una serena disperazione è stata definita quella di Strand in cui io, invece, rintraccerei piuttosto una disperata allegria di vivere.

Da leggere, subito.

Biografia di Mark Strand completa QUI.

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