Che cosa è l’orientamento?

L’orientamento sta, oggi, uscendo da una crisi di crescita che, come tutte le crisi, ha portato ad una ridefinizione dell’identità dell’orientamento stesso. Siamo nel tempo del cambiamento, della flessibilità, velocità, globalizzazione e glocalizzazione, tutte parole che sono uscite dall’utilizzo ristretto di un gruppo di professionisti ed esperti per approdare al linguaggio comune: i media di ogni tipo ne abusano, le riflessioni, le soluzioni proposte, le analisi omnicomprensive, le interpretazioni si succedono.

A fronte di queste modificazioni che costituiscono, sempre più spesso, ostacoli alle vite individuali (il cambiamento, si ricordi, è possibile fonte anche di gioia ma è sempre un trauma, un evento comunque che necessita di un transito fuori dal “se stessi” di prima, provoca sempre delle “resistenze”), difficoltà a determinare e mettere in campo livelli di decisionalità, di stabilità e di sicurezza capaci di consentire l’esercizio di una progettualità formativa, professionale, esistenziale.

Questi mutamenti insistono nella sostanza stessa dell’orientamento, ne interrogano le modalità, le funzioni, le acquisizioni, le professionalità che vi intervengono.

Osservando la nostra società contemporanea possiamo rilevare necessario valutare «le difficoltà della situazione attuale. Questa si caratterizza per una crisi delle istituzioni tradizionali delle società, in particolare della famiglia e dello Stato. Questi cambiamenti si accompagnano a tensioni sociali che possono essere più intense nel caso degli Stati nei quali il carattere multietnico si accentua. Queste trasformazioni conducono anche ad una rimessa in causa dei modelli di autorità e di potere, alla perdita dei riferimenti sociali ed ad un individualismo non bilanciato da obblighi sociali.A questo si aggiunge la mobilità delle culture e la crescita delle interfaccia che permettono contatti, i limiti sperimentati dalla prima generazione dei meccanismi multilaterali, i fondamentalismi etnici e religiosi, la povertà relativa di certe popolazioni, la marginalità e l’esclusione…» [Rapport- Accomplir l’Europe par l’éducation et la formation, 1997].

Nella vita di ogni persona sussiste, come dimensione naturale della vita, un bisogno di orientamento. Non vi sono infatti possibilità, per ognuno di noi, nell’arco della propria esistenza di eludere delle scelte.

Formulare una scelta è sempre qualcosa di estremamente difficile, ognuno quindi, per affrontarle, cerca sempre di analizzare le conseguenze di ogni alternativa, informandosi, chiedendo un consiglio, un parere ad altre persone che hanno avuto la stessa esperienza o che riteniamo in altro modo e per qualche motivo, autorevoli e/o affettivamente significativi riguardo a quel tipo di scelta. Già questa ultima frase ci porta in mezzo ad un guado: non consideriamo dunque soltanto le motivazioni razionali per le quali una scelta potrebbe e/o dovrebbe essere migliore di un’altra, vi sono componenti emozionali ed affettive che emergono, con più o meno forza.

In una situazione siffatta, complicatasi più che semplificatasi negli ultimi anni, i bisogni di orientamento, complice lo sfaldarsi dei riti di passaggio, delle transizioni certe, socialmente definite, emergono con maggior forza. In definitiva il significato che l’orientamento ha assunto in questi ultimi anni ne ha determinato modificazioni anche nelle relative didattiche.
Negli ultimi tempi si tende infatti a individuare nell’orientamento un processo di empowerment di un soggetto che ne aumenti il controllo e la percezione di controllo sulla propria vita e sulle proprie scelte.

Eppure, proprio oggi, l’orientamento, nelle pratiche ancora maggioritarie, sembra in grado di rispondere soltanto ad una domanda di supporto e di informazione, mentre gli utenti pongono una pluralità di domande complesse ed interrelate. Il modello prevalente è ancora riferibile alla semeiotica medica per la quale sulla base della sintomatologia descritta dal paziente e di altre indicazioni osservate dal medico è possibile individuare patologie inaccessibili all’osservazione diretta sugli agenti patogeni e di agire comunque su essi farmacologicamente.
Il modello medico anamnesi-diagnosi-prognosi-cura, seppur supportato da un ruolo importante del soggetto in orientamento, non è più sufficiente all’orientamento odierno.

L’orientamento si trova così a dover rispondere, spesso senza averne tutte le capacità, ad una serie di domande che prima non gli venivano poste, la funzione orientativa non si traduce più soltanto in un supporto, con le sue differenti declinazioni, al momento della scelta, si traduce piuttosto in un complesso processo di empowerment delle competenze autorientative.

L’orientamento insomma non può più abdicare ad una funzione formativa

Molto spesso nelle scelte ci si situa, oggi, in una deprivazione o in una sovrabbondanza informativa. Si tratta di due condizioni che non facilitano, la prima non consente una scelta opportuna, informata, adeguata, la seconda imbroglia, confonde, travolge.

La funzione dell’orientamento assume un’importanza maggiore, l’orientatore non supporta più soltanto in determinate fasi, ha compiti di empowerment, aiuta a costruire competenze di scelta, competenze progettuali, ascolta, informa, forma….

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