Colloqui, di Paolo D’Alessandro (Sellerio)

colloqui Dieci anni fa esatti ho letto per la prima volta questo romanzo, uscito per il prezioso editore Sellerio di Palermo.
Ecco l’incipit: Martedì era il giorno del colloquio e di quel giorno ricordo specialmente la pioggia e il silenzio davanti al carcere. Verso le tre del pomeriggio il babbo suonava il campanello giù all’ingresso ma per la gente, per i nostri vicini di casa, martedì era solo il giorno della spesa in centro o del barbiere. Era questa la tattica per evitare gli spioncini del condominio, per uscire dal palazzo e non lasciarsi la bava delle chiacchiere dietro. I ragazzi e la mamma insieme, uscivamo grossomodo alle due e mezzo, il babbo poco dopo, era cronometrico, vedevo il cofano blu della macchina sporgere dal cancello del garage quando noi imboccavamo già via Pietro Benvenuti. Il babbo ci seguiva per un pezzo di strada, da solo con il millecento, con il millecento e la sporta, la sporta per Felice. Cominciava a caricare il portabagagli della macchina già a partire dal lunedì notte, accumulava le cose sull’ingresso e poi scendeva per le scale del palazzo buio. Trascinava le borse di tela fino al garage passando dalle cantine e dai contatori della luce, uno o due viaggi avanti e indietro dal pianerottolo del secondo piano fino agli scantinati, carico e allarmato, di tanto in tanto sentivamo sbattere una ginocchiata sulla ringhiera delle scale, sentivamo una lunga vibrazione dalla prima all’ultima rampa ma nessun gemito però, faceva il suo lavoro fatto bene per non dare a vedere.
In una famiglia normale di una normalissima città di provincia fa irruzione un elemento inconsueto, un fratello in carcere. Un uomo, il padre, che sceglie, come fosse un privatissimo atto di eroismo, di stare in tutto e per tutto dalla parte del figlio, un bambino che racconta. La storia di una famiglia normale in cui le gite domenicali vengono sostituiti dai martedì al carcere, in cui gli sguardi attorno cambiano, in cui, comunque, un bambino deve crescere. Una storia dolorosamente vera, straordinariamente umana, in cui compaiono i tratti dell’eccezionalità che scombussolano i ritmi, gli spazi, le parole e i silenzi di un’atmosfera familiare, una metafora della condizione umana in cui, a volte, un evento rimescola tutto…
Da leggere.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Sto leggendo e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...