Commento agli articoli della rivista Lifelong Lifewide Learning, n.20, di Bettoni Michela, Ouakri Sofia, Sciaramenti Marta

Bettoni Michela, Ouakri Sofia, Sciaramenti Marta

Commento agli articoli della rivista Lifelong Lifewide Learning, n.20

Il 15 ottobre 2012 è stata pubblicata, nell’ultimo numero della rivista “Lifelong Lifewide Learning”, una serie di articoli vertenti sul tema centrale della lettura, intesa come benessere dei cittadini e strumento per il recupero dello svantaggio sociale.

L’obiettivo che secondo noi si pone il complesso dei contributi è quello di promuovere la lettura come risposta alla crisi economica e alla carenza di senso che affligge il mondo contemporaneo, problemi che oggi colpiscono mortalmente la nostra società; gli autori che compaiono nella rivista intendono complessivamente la lettura come ricerca educativa e, nello spazio dell’intero numero, assumono punti di vista di volta in volta differenti che permettono di intavolare una discussione e un confronto.

In “A cosa serve leggere?” Michèle Petit analizza, da un punto di vista storico, l’evoluzione che la lettura ha avuto nel tempo; essa, a detta dell’autore, in un primo momento era riservata ad una elitè di uomini che avessero determinate competenze di base (leggere e scrivere) tali da permettere loro di non limitarsi più ai soli lavori manuali, ma anche ad occupazioni di stampo intellettuale. Più avanti, estesa alle donne, la lettura diventa un’attività anche femminile, svolta segretamente nel quotidiano, per evitare eventuali accuse di mancata cura dello spazio chiuso della casa e per perfezionare il ruolo di gestione domestica. Oggi, non essendoci privilegi nè sessuali nè sociali e poichè la lettura, in vari modi e forme è accessibile a tutti, leggere ha un valore estremamente ridimensionato e inferiore ai tempi precedenti: Maria Ermelinda De Carlo ci fa notare come, in una società dominata dalle immagini, la lettura sia stata marginalizzata per lasciar spazio a dimensioni e forme di fruizione virtuali, come quelle dei socialnetwork, con la loro rivoluzione comunicativa. Nonostante leggere sia ancora per alcuni un’attività irrinunciabile e piacevole, difficilmente la si inserisce tra le proprie occupazioni ordinarie o predilette, e sembra proporsi, più che altro, come “tappa buchi quotidiano”: si legge durante gli spostamenti e i viaggi, nelle ore serali, nel corso delle vacanze estive, in brevi momenti di pausa.
Senza determinate abilità cognitive e un costante allenamento, la comprensione dei testi può risultare, in effetti, un’operazione poco agevole o addirittura difficoltosa, per cui molti abbandonano la lettura non essendone gratificati; su questo influisce la sintassi complicata ed il lessico poco comprensibile perchè distante dal parlare quotidiano e dalla lingua d’uso, per cui spesso sfugge il senso dell’elaborato.
Le possibili soluzioni alle problematiche sopra esposte sono molteplici e variegate, ma anche connesse tra di loro: il filo conduttore tra la riflessione di Michele Petit e quella di Maria Ermelinda De Carlo è la lettura intesa come esigenza vitale o necessità esistenziale, che permettono di salvarne la funzione e di porla ancora come necessità intellettuale poiché attraverso essa l’individuo ha la possibilità di dare forma alla propria esperienza, tirar fuori la propria verità interiore, essere un po’ più il soggetto della propria storia, nel tentativo di recuperare il rapporto con se stessi e con gli altri. La lettura è intesa come meta-qualità dell’apprendere ad apprendere per apprendere. Quello che emerge dall’ articolo della De Carlo è la visione della lettura come mezzo volto alla co-costruzione della propria identità mirante alla ridefinizione del sè potenziale, del sè adulto, di quel sè, insomma, che compiendo una scelta potremmo dire “superomistica”, accetta di farsi esso stesso divenire.

Maria Ermelinda De Carlo fa riflettere in modo suggestivo sulle potenzialità positive della lettura inserita nel percorso individuale che ognuno può intraprendere per maturare una piena percezione di sè e per andare alla riscoperta delle proprie capacità, imparando ad apprendere su se stessi attraverso se stessi. Come riuscirci? E’ semplice: si può ricorrere a sperimentazioni come i “Laboratori di rilettura del sè” che, con un lavoro di recupero autobiografico, danno modo all’individuo di narrarsi. Si arriva gradualmente a comporre un diario che riletto dal suo stesso autore, ne mette in luce le “facoltà invisibili”; presa consapevolezza di esse, permette poi di potenzarle e metterle in atto. Si acquista così consapevolezza del valore e del linguaggio delle cose, che parte dalle cose e torna a noi carico di tutto l’umano che abbiamo investito su di esse.
Anche Federico Batini ci stimola a riflettere sui “poteri” della lettura, sulla capacità che essa ha di indirizzarci verso strade nuove, anche nascoste, forse presenti da prima ma a lungo e non coscientemente celate dal nostro “io” (che corrisponde al ruolo sociale di cui ognuno è investito agli occhi altrui); la lettura così ci salva, ci reinventa.
Daniela Mario trae un’ulteriore conclusione puntando l’attenzione sul ruolo della scuola e della famiglia nel far sì che il libro diventi, sin dalla prima infanzia, un oggetto familiare. La scuola svolge un ruolo fondamentale perchè è qui che il bambino impara a leggere e scrivere ed è molto importante che essa presti attenzione alla lettura ad alta voce, affiancata a quella condotta in famiglia, per promuovere un atteggiamento positivo nei confronti del testo scritto, ma declamato, e per promuovere un allenamento all’ascolto che oggi i massmedia hanno ridotto notevolmente. Tra i testi più adatti a questo tipo di fruizione ci sono le fiabe, aventi una forte potenzialità didattico-formativa, in quanto opere capaci di stimolare i piccoli; l’adulto è investito di un ruolo fondamentale poichè attraverso la narrazione accompagna il bambino in un altrove fiabesco, fantastico ma reale, esplorando mondi che ognuno interpreta a modo suo e interiorizza sì da evadere dalla realtà.
L’adulto non solo racconta, ma condivide gli stati d’animo che contribuiscono alla maturazione psicologica del bambino; così il rapporto adulto-bambino-libro è costantemente alimentato dal piacere di leggere e, grazie all’esempio paideutico dell’educatore e al contenuto della fiaba, il piccolo ascoltatore si conosce e sviluppa la capacità di trarre significati utili.
Federico Batini avvia un’ indagine circa la lettura ad alta voce scegliendo un campione della popolazione italiana; scopre così che si tratta di una pratica ancora poco diffusa ma che, negli ultimi tempi, ha visto sorgere, a livello globale, molteplici iniziative volte alla sua promozione. La risposta della popolazione italiana (costituita per il 44% da individui che non hanno mai avuto modo di partecipare ad una lettura ad alta voce se non in occasioni sporadiche o legate all’ambiente scolastico) sembra essere per la maggior parte positiva; per il 94% questa pratica potrebbe essere funzionale a :

 comprendere meglio il senso del testo attraverso il coinvolgimento così da condividerlo con gli altri;

  potenziare la memoria, affinare la capacità mnemotecnica e correggere errori;

  aiutare a riflettere;

  insegnare ad ascoltare per poi condividere le proprie emozioni;

  abbattere la timidezza;

  dare la giusta intonazione;

  permettere di far ascoltare il testo dei libri ai non vedenti;

In generale si può concludere che la trattazione della tematica si presenta complessa e coerente, i singoli autori non si sono limitati a trattare l’argomento in modo astratto, ma, attraverso una metodologia scientifica, hanno affiancato a speculazioni teoriche esemplificazioni pratiche, più volte fornendo anche convalide empiriche di quanto detto, attraverso il riferimento a risultati di sondaggi, interviste e progetti vari (ad es. “Nati per leggere”). E’ stato interessante riflettere, guidati da esperti, sulla perdita progressiva del valore della lettura e, al contempo, sull’importanza che essa può ancora avere in una società come quella odierna che la confina in spazi assai limitati e mortificanti; è confortante il fatto che più associazioni lottino per restituirle quel ruolo morale ed etico che da sempre le è stato riconosciuto, a partire dalle civiltà più arcaiche , che riservavano la lettura ( e la scrittura) a pochi eletti e che la valutavano come elemento di prestigio e potere sociale. In un’epoca come la nostra, in cui la situazione sembra essersi rovesciata e tutti in fondo acquisiscono l’abilità di leggere sin dai primi anni di formazione scolastica, tuttavia l’abitudine alla lettura sembra essere diminuita e leggere è di nuovo un’attività d’elìte. La situazione è allarmante, ma possedere la consapevolezza di tutto ciò, pone le basi per un intervento positivo di rivalutazione di questa fondamentale capacità umana.

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