Passare l’inverno, di Olivier Adam

A AAAApassa “Mamma, sono io”. Ho sistemato i fiori nel vaso, posato la scatola di cioccolatini sul tavolo. “Buon anno, mamma. Come stai? Allora, che cosa fai stasera? Scendi nel salone? Così non sarai sola. E poi ci sarà il dolce di Natale…”

Non so perché ho detto così. Era un mese che non usciva dalla sua camera. Non si muoveva, quando andavo a trovarla faceva come se non ci fossi, come se non mi sentisse. Secondo il medico era normale, c’era poco da fare, bisognava continuare ad andarci, parlarle, le faceva bene. Lui diceva così anche se io lo so che lei la metteva giù dura perché l’avevo parcheggiata lì, in quel posto dove tutti lasciano morire i loro vecchi per starsene in pace. L’ho guardata e aveva i capelli sempre più fini e radi e sulla testa delle crosticine come quelle dei neonati. Le mani macchiate erano percorse da grosse vene violacee. Aveva sempre quell’orrenda vestaglia vecchia, da quando era lì gliene avevo comprate tre nuove ma lei indossava sempre quella. Le ho detto che non mi sarei fermata molto. Preferivo non pensare a quel che sarebbe successo dopo, le medicine e poi a letto verso le nove. Gli altri nel salone, le bocche aperte come voragini che ingoiano la minestra, i corpi tremanti e il tronchetto come dolce, i sorrisi forzati delle infermiere, le canzoni e gli scherzi neanche avessero tre anni. So come funziona. Un tempo lavoravo lì, ma era in un’altra vita. So che fine fanno tutti quei vecchi. (“Anno nuovo”, p.36, in: Adam Olivier, Passare l’inverno, Minimum Fax)

C’è chi non sa più cosa farsene di sé, c’è chi ha appena perso una persona cara, chi sta distruggendo il proprio rapporto di coppia, chi è un relitto dopo il naufragio di un amore, chi è depresso, chi ha deciso che non vale più la pena… e tanto vale, chi invece vuole provare a ricominciare. Una splendida raccolta composta da nove racconti ambientati di notte, in inverno. I protagonisti dei racconti che compongono questa raccolta sono accomunati dal vissuto doloroso… persone alle prese con fallimenti dei propri progetti o dei propri affetti, con lutti. Ci si muove in un fiume di alcool, in centinaia di sigarette, in sofferenza non dosata.  Adam è capace di raccontare la normalità della disperazione, la disperazione che ci passa accanto, quella quotidiana che avvolge alcune persone, che incrociamo, magari ogni giorno, senza  degnarle, nemmeno, di uno sguardo. Ogni racconto riguarda  una notte, una serata, o soltanto un’ora in cui tutto cambia. Lo stile di Adam ha suscitato paragoni impegnativi, come quelli con i maestri del minimalismo americano  (John Cheever e Raymond Carver). Adam riesce nell’impresa di farci toccare con mano la disperazione, il freddo e la mancanza di speranze di certe situazioni, non mancano però, all’orizzonte bagliori di luce, quasi a dirci che dopo ogni notte … c’è un alba.

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