Triste, solitario y final

aaaatriste

– Sono stato diverse volte in galera. Non mi piace collaborare. – Anch’io avevo bisogno di parlare con qualcuno,- lo interruppe Laurel. – Per questo è venuto a trovarmi stamattina? – Credo di sì, avrei pagato il suo tempo. – Dovremmo abbonarci ai Cuori solitari. – Credevo di essere io il comico, Marlowe. – E’ parecchio che ha smesso. – Lei è molto duro con me. E’ sempre così? – Nei momenti liberi taglio le erbacce del giardino e gioco a scacchi. – La solitudine l’ha inasprito, Marlowe…

Il dialogo citato sopra si svolge tra Stan Laurel (proprio lui, Stanlio) e Philip Marlowe. Dove siamo? Non siamo in un romanzo di Raymond Chandler, e nemmeno in una commedia di Stanlio e Ollio. E allora? Allora siamo in uno dei più bei romanzi di Osvaldo Soriano, geniale autore argentino, morto nel 1997. Gli altri personaggi principali oltre all’invecchiato comico e all’immortale e logoro detective privato sono Soriano stesso, e la parodia di John Wayne e Charlie Chaplin… non male vero? Personaggi davvero molto, molto, molto particolari…
Il romanzo è divertente, seppur la storia non abbia un vero e proprio snodarsi con inizio, svolgimento e una conclusione, si tratta di una storia lasciata, volutamente un po’ sospesa, avvincente, interessante, affascinante.
Una storia che rende senza dubbio omaggio al cinema, al cinema comico ed al genere giallo. Un romanzo che ti fa salire un po’ di sdegno, contro certe abitudini dei prepotenti (che cambiando epoca e latitudini non si modificano) e che fa sperimentare una fortissima vicinanza per i grandi “eroi decaduti”, un’empatia, una comprensione infinita per la difficoltà ad accettare il proprio tramonto, e la propria solitudine, per la loro dignità assoluta che a volte sforzano… Soriano ci fa sperimentare però anche una simpatia spiccata, un’immedesimazione forte in quelli che perdenti invece, lo sono da sempre, che non hanno conosciuto nessun momento di gloria né la fama.

Il titolo, Triste, solitario y final è una citazione, un omaggio di Philip Marlowe, da Il lungo addio di Raymond Chandler: “Arrivederci amico, non le dico addio. Gliel’ho detto quando aveva un senso. Gliel’ho detto quando ero triste, solitario e alla fine.”

Osvaldo Soriano su Wikipedia

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