Come migranti, di Alessandro Bencini

aaacome migra Perderti in un giorno che brucia,
tra l’alba e la sera che avanza,
ed accorgersi che è il tempo d’attesa
mentre il passo già il guado oltrepassa.
Potrei spremere oltre
quel senso di inopportuna presenza
che la tua vicinanza introduce,
in circolo, tra le ferite che reclamano un senso.
Ma il seme è gettato e non resta
che attendere il frutto, domani,
al centro di ogni fragilità,
come migranti in cerca di fertilità.

Questa la poesia con cui Alessandro Bencini, il cui libro ho avuto la fortuna di presentare stasera, alla Formaggeria, in Via de’ Redi (per iniziativa di Nausika, Libreria Leggere, Formaggeria) ad Arezzo, apre la raccolta… “Come migranti” edito da Ibiskos, affronta molti temi, ma al centro c’è il tema dell’attesa, di ciò che guida ciascuno di noi nel percorso di avvicinamento e di costruzione di se stessi. La poesia di Alessandro Bencini, definita poesia filosofica ma che ha, senza dubbio, anche una matrice terrena, quasi terrigna, ci incoraggia a cercare, a cercarci, a cercare il dialogo, a cercare l’alterità in cui possiamo specchiarci e scoprirci.

Semplicemente altro da tutto quello che siamo!
Solo questo ci è richiesto.
Spogliare l’uomo vecchio,
ripulire il tavolo dell’ipocrisia,
in cerchio, attorno alla nuda vita.
Ancora tempo impiegato per la semina,
non più ossessionati dal raccolto,
in uno sterile esercizio di speranza.
Semplicemente altro da tutto quello che siamo!

Come migranti, di Alessandro Bencini, Ibiskos edizioni, 2013

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