Tristano muore, di Antonio Tabucchi

aaaatristano La vita non è in ordine alfabetico come credete voi. Appare… un po’ qua e un po’ là, come meglio crede, sono briciole, il problema è raccoglierle dopo, è un mucchietto di sabbia, e qual è il granello che sostiene l’altro? A volte quello che sta sul cocuzzolo e sembra sorretto da tutto il mucchietto, è proprio lui che tiene insieme tutti gli altri, perché quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica, togli il granello che credevi non sorreggesse niente e crolla tutto, la sabbia scivola, si appiattisce e non ti resta altro che farci ghirigori col dito, degli andirivieni, sentieri che non portano da nessuna parte, e dai e dai, stai lì a tracciare andirivieni, ma dove sarà quel benedetto granello che teneva tutto insieme… e poi un giorno il dito si ferma da sé, non ce la fa più a fare ghirigori, sulla sabbia c’è un tracciato strano, un disegno senza logica e senza costrutto, e ti viene un sospetto, che il senso di tutta quella roba lì erano i ghirigori.

Siamo in Toscana, una vecchia casa in campagna, il sole che insiste fuori, un agosto assolatissimo, incrinato soltanto dalle cicale impazzite.

Tristano è un anziano signore che si prepara alla morte e il racconto ci accompagna a  vivere la sua lunga attesa (una morte che accompagna l’intera narrazione): una cancrena gli sta piano piano “mangiando” una gamba, i dolori sono fortissimi, la malattia si sta estendendo a tutto il corpo ma lui non vuole prolungare la sua attesa e rifiuta sia l’amputazione che le cure palliative.Nella casa con Tristano, trascorrono con lui gli ultimi giorni: una sorta di governante la vecchia Frau, affezionata ma intransigente, dispettosa e austera, la stessa Frau che, quando Tristano era bambino, gli raccontava fiabe e poesie in tedesco, affinché imparasse la lingua e uno scrittore, da lui convocato proprio a questo scopo, quello di scrivere la sua vita riletta dal punto terminale del letto di morte. Dice Tristano nel romanzo, rivolto allo scrittore: “Ti devo confessare una cosa… dopo che ti avevo chiamato mi sono pentito di averti chiamato. Non so bene perché, forse perché non credo nella scrittura, la scrittura falsa tutto, voi scrittori siete dei falsari. O forse perché la vita uno deve portarsela nella tomba. Intendo la vera vita, quella che si vive dentro. Da lasciare agli altri basta la vita che si vive di fuori, è già così evidente, impositiva. E invece ho voglia di scrivere, cioè… parlare… scrivere per interposta persona, chi scrive sei tu, però sono io. Strano, no?” 

Complice la morfina, in uno stato allucinato, – la malattia, il dolore, la morfina, la morte che si avvicina, appunto…. – Tristano vecchio, rancoroso, inacidito, orgoglioso, rabbioso, racconta di sé. Queste pagine compongono l’affresco di una vita, i conflitti ancora irrisolti, le idee che hanno preso forma negli anni…
Chi è lo scrittore? Uno scrittore di discreto successo, dovrà dar forma alla vita di Tristano: che vita ne verrà fuori? la vita di un eroe, di un vile, di un uomo onesto o di un traditore? e cosa fa della vita di un uomo una vita da eroe o una vita da traditore, per esempio? Il racconto costruisce un’esistenza o la definisce e basta? Diceva Tabucchi stesso: “Tristano sostiene che la vita non si può raccontare, la vita si vive e basta. Tuttavia il fatto di raccontarla è un tentativo di interpretarla o, per lo meno di darle un senso perché credo che se le cose non le narriamo non le capiamo, se non mettiamo insieme i fatti in forma narrativa la vita non ha senso, la vita accade, è. Se uno non la racconta non la coglie. Il nostro tentativo per quanto goffo, e sicuramente non esauriente, è quello di raccontarla per coglierne il senso. Se la sera non riordiniamo la nostra giornata, questa è un insieme di avvenimenti senza senso. La narrazione è invece una formula grazie alla quale possiamo decifrare il reale. Capiamo le cose perché le raccontiamo, stabiliamo dei nessi e creiamo una logica. Probabilmente questa non è insita nei fatti e siamo noi che diamo senso a tutta una serie di avvenimenti che accadono intorno a noi. Tristano racconta, restituisce pezzi della sua vita affinché poi, a modo suo, lo scrittore li metta insieme, o non li metta insieme e, eventualmente, li metta uno dietro l’altro. Non si sa se la disposizione del racconto corrisponda alla cronologia di colui che narra o alla volontà di colui che ha fatto successivamente la stesura del libro. Poi, dalla lettura di questa forma di racconto che può presentare dei vuoti, delle censure, può essere zoppicante e molte volte incongruo, egli può trarre il senso di una vita che non è solo biografia perché Tristano si interroga sul senso stesso della sua vita, vuole anche correggere la biografia romanzata scritta anni prima dallo scrittore che lo ha colto nel cliché del suo essere eroe.

I rancori, gli amori, i volti delle donne e poi la guerra, … Tristano è stato un soldato nell’Italia fascista, mandato in Grecia a combattere, poi come soldato aveva scelto la parte della libertà, della Resistenza. Un Tabucchi ancora capace di sorprendere.

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