Commento al numero 20 della Rivista Lifelong Lifewide Learning, di Elisa Cifiello, Chiara Balducci, Jessica Grasselli, Ilaria Giannelli, Laura Gnoato, Elisa Fraternali

COMMENTO STRUTTURATO AL N° 20 DELLA RIVISTA LIFELONG LIFEWIDE LEARNING

Si tratta di un numero monografico dedicato alla lettura ed alla sua funzione durante tutta la vita.

ecco il numero 20 della Rivista, cliccando qui.

Ogni studioso ha affrontato questo tema esponendo i risultati delle proprie ricerche, applicando pertanto uno specifico selettore epistemologico (sociologico, antropologico, neurologico, cognitivo, didattico), ma appare evidente la stretta relazione, o meglio concatenazione, degli argomenti e delle conclusioni.

Entrando nel dettaglio il percorso potrebbe idealmente cominciare dalla domanda “A cosa serve leggere?” (Michèle Petit):  non “serve” a nulla, perché di nulla è “serva”, infatti per molti è una conquista, un atto di disobbedienza civile, un diritto-dovere per i giovani che vogliono avere una brillante carriera scolastica , ma c’è di più. La narrazione rappresenta  il luogo del sé a cui far ritorno in momenti difficili, quando tutto ti  è estraneo e solo un po’ di bellezza può salvarti la vita. Creare schemi estetici di riferimento  fornisce la possibilità di implementare e proteggere la vita interiore, attraverso la suggestione di rappresentazioni simboliche. Proust diceva che “ il pensiero che evoca la lettura genera dignità “ e la dignità è la possibilità di scegliere la propria condizione.  Purtroppo, però, nella cultura occidentale, schiava della televisione, non resta tempo per la lettura e sono pochi  “contrabbandieri” a trasmettere la bellezza del gesto del prendere un libro e cominciare il più bel viaggio, quello fatto  apposta per noi.

Il tema della libertà, della crescita, della possibilità di immaginare altri mondi, associato alla lettura,  si trova anche nell’ Editoriale (Federico Batini), che infatti si apre con una notizia risalente alla scorsa estate, secondo la quale il Ministro della Giustizia brasiliano ha deciso in via sperimentale di concedere uno sconto di pena di 4 giorni ad ogni detenuto che dimostrasse, attraverso una relazione valutata da un’apposita  commissione, di aver letto e compreso un libro. Tale iniziativa costituisce una piccola rivoluzione in campo culturale in quanto ci permette di cogliere la fondamentale importanza che la lettura assume nel futuro di una società e soprattutto conduce lo sguardo del lettore verso un orizzonte totalmente nuovo: l’associazione tra lettura e libertà, appunto. In realtà essa rappresenta solo una minima percentuale del contributo che la lettura potrebbe apportare al  lifelong lifewide learning , letteralmente “ all’apprendimento per tutto l’arco della vita e in ogni luogo di vita”. La lettura è una sorgente inesauribile di sviluppo e conoscenze, troppo spesso dequalificata, la cui promozione dovrebbe essere impiegata dai governi come parziale risposta all’attuale crisi economica e all’insoddisfazione nei confronti dell’odierno modello di società.

Appurato l’indiscusso valore e utilità della lettura, come promuoverla a partire dall’infanzia e lungo tutta la vita? Perché la condizione passiva della fruizione dell’esistenza ( lasciare che la televisione ci dica come dobbiamo essere e pensare, come dobbiamo votare, cosa è giusto o sbagliato, delegando ad altri il pensiero attivo) prevale su ogni valutazione logica di bellezza e qualità’ ? Dove si trova la disfunzione?

Bisogna cominciare da piccoli,  come dice Magda Sclaunich (Per un approccio naturale alla lettura: dalla sintonizzazione intenzionale alla motivazione embodied),con la lettura ad alta voce, che secondo le ultime ricerche in campo neurologico, consente l’attivazione dei neuroni specchio (meccanismi mirror), preposti al comportamento imitativo e molto di più: attiverebbe le parti della corteccia cerebrale preposta alle attività motorie. In altre parole con la lettura ad alta voce, oltre a migliorare la capacità relazionale,  si vivono le esperienze raccontate come se fossero vere, concrete, reali grazie alla relazione che sussiste tra il livello di attivazione sinaptica e la rilevanza dello stimolo. Tale forma di pre-rappresentazione(embodied simulation) è quindi responsabile della creazione di modelli mentali utili nel problem solving, come le altre esperienze. Capire ciò che ci viene narrato genera il soddisfacimento di un desiderio, gratifica e genera motivazione. E’ un compito, ma anche una possibilità dell’educatore utilizzare questo strumento per promuovere la creazione di quanti più modelli cognitivi possibili.

Alla stessa conclusione arriva anche Federico Batini (Lettura e lettura ad alta voce) e aggiunge che la lettura, la narrazione ha una grande efficacia anche per i ragazzi, gli adulti,  per la società in generale.  Lo strumento di diffusione che sta prendendo piede negli ultimi anni è proprio quello della lettura ad alta voce, la quale genera competenze gestionali e di controllo, di relazione con gli altri, funzione predittiva, immaginativa, creativa, sia per chi legge, sia per chi ascolta. E’ evidente che questo è utile in campi educativi diversi: non solo nelle scuole, ma anche nei luoghi di cura,  dove c’è bisogno di promuovere o recuperare dei soggetti. Dedicare tempo a leggere per gli altri (come fanno i volontari dell’associazione LaAv ad esempio) è importante.

Ma è importante anche un approccio più privato, legato alla motivazione personale, intima, legata alla definizione della propria identità, come lavoro individuale.

Si parte sempre da piccolissimi con l’aiuto del mondo adulto (famiglia, scuola), come sostiene Daniela Mario nel suo articolo(La lettura ad alta voce come possibile strumento per promuovere l’incontro tra bambino e libro fin dalla prima infanzia) in cui analizza i risultati che l’attuazione del progetto NPL, Nati per Leggere, ha avuto nell’avvicinamento dei bambini in età prescolare al libro, attraverso la lettura ad alta voce.

Questo progetto, esteso in tutta Italia ha fatto sì che i bambini si avvicinassero alla lettura ricreativa, approfondendo anche il rapporto genitore-figlio e facendo emergere le capacità necessarie affinchè il bambino impari a leggere e scrivere senza difficoltà. La grande riuscita di questo progetto è verificata dalle interviste ad una madre partecipante come lettrice e a un bambino, entrambi entusiasti, e dai dati ricavati dalla ricerca effettuata che evidenziano i risultati positivi di questa iniziativa. Insomma per far amare i libri ai bambini già da piccolissimi, non c’è niente di meglio che leggere ad alta voce insieme a loro.  Questa abitudine, oltre ad essere un’ottima soluzione al problema del calo di attenzione dato dalla predominanza dei mass media, ha anche origini che fanno riferimento alla tradizione orale.

L’antenato del libro (cfr. ”Lo spazio incantato della fiaba. Dall’onda dialettica e formativa alle interferenze mente-corpo” di Acone, Agrillo, D’Anna, Gomez Paloma) era il racconto orale, la fiaba che, immortale, vive ancora ed è, proprio per questa sua caratteristica, l’oggetto privilegiato di una ricerca che mira a concentrarsi su tutti gli aspetti positivi che la lettura comporta, per comprendere il motivo della passione per i libri.

La fiaba è prima di tutto una forma d’arte perchè, cambiando a volte l’aspetto, altre lo scopo, è rimasta la stessa nella sua essenza, per secoli. E’ arte perchè è stata sempre riconosciuta e, in tutte le sue forme, ha incantato i bambini e gli adulti .

La seconda caratteristica della fiaba -non per questo meno importante- è che riesce al contempo ad essere una e molteplice: racconta l’esperienza individuale, unica (poichè proietta con la finzione una parte reale di chi, in fondo, si è voluto raccontare), e tuttavia ha elementi comuni con l’esperienza collettiva, il che permette a chiunque di immedesimarsi nel testo, entrarci in empatia. Tutto ciò è reso possibile dai ‘vuoti’. Il ‘vuoto’ è ciò che manca, è la curiosità mossa dalla vaghezza, dal particolare non detto. Siamo noi a riempire questi spazi con le nostre proiezioni, con la nostra immaginazione e la nostra esperienza, diventiamo dei creatori, è come se la fiaba fosse sempre stata nostra.

In particolar modo nel bambino la fiaba viene vissuta come una reale esperienza, può aiutarlo a conoscere sé stesso e il mondo, dà per lui e con lui un nome alle emozioni, alle paure: è catartica perché grazie all’incanto sdrammatizza per noi i nodi più difficili da sciogliere, con la finzione artistica ci fa vivere il turbamento e ce ne libera.

Nei confronti della lettura abbiamo tantissimi diritti: diritto di non leggere, di saltare le pagine, di non finire il libro ,di rileggere, di leggere qualsiasi cosa, diritto al bovarismo, diritto di leggere ovunque, di spizzicare, di leggere a voce alta, di tacere. Uno solo è il nostro dovere: condividere tutti i nostri diritti, rendere possibile l’esperienza di rapporto empatico con un libro a tutti, soprattutto ai bambini.

Non sempre però  nel rapporto con la lettura tutto “fila liscio” : a volte gli adulti smettono di leggere, perché non si sentono più motivati (“non leggo, perché non mi piace”). E se la disaffezione alla lettura fosse collegata a difficoltà cognitive? ( Lucia Lambelli, Condizioni cognitive di una lettura autonomamente motivata)

In altre parole, e se la motivazione alla lettura “privata”, individuale, fosse legata a mancanza di capacità di decodificare la lettura, sia dal punto di vista del contenuto sintattico, che dal punto di vista della creazione di immagini simboliche, legate al processo di creazione inferenziale dei significati testuali? La risposta delle ricerche più avanzate è sicuramente sì; infatti si è constatato in soggetti di diverse età e condizioni, che spesso ci troviamo davanti a lettori in difficoltà e che questa condizione, legata a diversi fattori (ad esempio la condizione sociale e le lacune nel percorso scolastico), porta ad una lettura poco gratificante e ad un’esperienza del testo emotivamente incompleta e superficiale.

Come aiutare questi soggetti? Con un intervento formativo individuale, non invasivo, incentrato soprattutto sull’autocontrollo , basato sull’analisi del testo ad alta voce  (il lettore è invitato a pensare ad alta voce) e con l’inserimento da parte dell’educatore di feedback  che stimolino la rilettura motivata del testo (uso di frasi come “se ho capito…”, “hai da aggiungere qualcosa….”), senza sottolineare la non comprensione o tantomeno giudicare l’errore.  In altre parole attendere i tempi necessari alla creazione delle giuste inferenze da parte del lettore porta alla creazione di meccanismi mentali  indispensabili per un cammino di lettura autonomamente motivata nel corso di tutta la vita.

Crescere nel migliore dei modi possibili, vivere serene relazioni con sé e con gli altri, capaci e forti,  maturare il sé adulto, questi sono gli obiettivi educativi fondamentali. Cercare soluzioni atte a  favorire tutto ciò è il compito di chi vuole occuparsi di interventi educativi efficaci. Il formatore di fronte ad una società in continua evoluzione non può avvalersi di metodi superati.

Maria Ermelinda De Carlo (Rileggersi per riprogettarsi LIFELONG “in vista di se stessi”) introduce l’importanza della lettura per la crescita interpersonale di ogni singolo individuo. Essa, infatti, oltre ad essere naturalmente un processo cognitivo che consente di comprendere il mondo esterno, si presenta soprattutto come un processo di trasformazione-apprendimento che permette di giungere alla ridefinizione di un Sé adulto. La lettura è sì, la condizione essenziale per costruire e innestare conoscenze, ma soprattutto permette all’individuo di affrontare il mondo in modo autonomo e indipendente in quanto l’incapacità di decodificare la parola scritta comporta una difficoltà nel relazionarsi agli atri in modo completo nei diversi contesti quotidiani senza l’apporto di intermediari. Nella nostra epoca gli sms, i blog, le chat e i network hanno generato una vera e propria rivoluzione comunicativa caratterizzata da una condivisione virtuale della scrittura. Siamo ormai lontani dalla staticità del vecchio diario, sentiamo l’esigenza di appagare il nostro bisogno di dinamicità e interattività attraverso una scrittura-lettura collettive. Leggere non è soltanto la capacità di comunicare con l’ambiente esterno, bensì si trasforma quindi nell’abilità di comunicare con se stessi, nel tentativo di comprendersi e realizzarsi mediante la condivisione. A tal proposito, Maria Ermelinda De Carlo sottolinea quanto attualmente sia presente un bisogno quasi ossessivo di communitas  dietro il quale si nasconde l’incapacità del soggetto di disegnarsi un futuro autonomamente. Per superare l’attuale tendenza alla collettivizzazione, causa dell’eclissi del sé, occorre recuperare la dimensione del rileggersi per poter riconoscere noi stessi e dare senso alle nostre azioni, oltre a quella dello scrivere di sé come strumento di ricerca e auto rappresentazione. Una valida risposta a questo fenomeno viene offerta dalla nascita in via sperimentale dei “Laboratori di rilettura di sé”. Nella rilettura di sé si trasformano i dettagli del testo apparentemente insignificanti in indizi che consentono di ricostruire la storia di un individuo permettendogli di aprire gli occhi verso nuovi orizzonti. La competenza del rileggersi costituisce la capacità di ascolto e osservazione di sé e del mondo. Rileggersi vuol dire riconsiderare il tragitto che si sta percorrendo, riprendere in mano la propria essenza e vedere la realtà da una nuova prospettiva. L’atto di ricostruzione del sé è un processo di autoapprendimento sofferto, che obbliga a scendere nei meandri del sé per poter raggiungere la realizzazione di un Sé più forte, più consapevole, che si trasforma in divenire.

In ultima analisi  la lettura, la sua promozione, creare l’habitus fin da bambini, stimolare la motivazione, rimuovere resistenze e blocchi, ma soprattutto far sentire il piacere e la necessità della narrazione, sono obiettivi formativi molto importanti sia in ambito scolastico, che extrascolastico, e chi vuol  fare l’educatore deve saper contestualizzare questo potentissimo strumento. La narrazione (specialmente ad alta voce) ha in sé la grandissima potenzialità di essere condivisa, consentendo il lifelong lifewide learning all’ educando e all’educatore stesso (se leggo per te, leggo anche per me).

A proposito: cos’hai letto oggi?…..Diamo il buon esempio.

LaAV: per informazioni clicca qui.

Commento di: Elisa Cifiello, Chiara Balducci, Jessica Grasselli, Ilaria Giannelli, Laura Gnoato, Elisa Fraternali.

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2 risposte a Commento al numero 20 della Rivista Lifelong Lifewide Learning, di Elisa Cifiello, Chiara Balducci, Jessica Grasselli, Ilaria Giannelli, Laura Gnoato, Elisa Fraternali

  1. Silvia ha detto:

    Buonasera, sono una insegnate e ho partecipato al suo corso durante il percorso formativo del PAS due anni fa. In quella occasione ci lesse un brano di un libro che parlava dell’amicizia di due ragazzi nata dalla punizione del preside per aver imbrattato i muri della scuola con una scritta (e per far questo si era anche rotto una gamba…se ricordo bene). La suddetta punizione consisteva nel fare da tutor ad un compagno che aveva un tumore al cervello(mi pare).
    Se lei potesse ricordarmi il titolo, vorrei leggerlo in classe e proporlo ai miei alunni. Grazie

    • federicobatini ha detto:

      Salve Silvia,
      non capisco perché ha postato un commento qui anziché inviarmi una mail… comunque… sì ricorda benissimo: IL SECONDO MOMENTO MIGLIORE, di Valentina Camerini, Feltrinelli.
      Ottima scelta e grazie di leggere per i suoi alunni!!!!

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