Belfondo, di Jenn Diaz

aaaBelfondo  Arcadio è inquieto e gira in tondo per lo studio. Non è molto grande la stanza così, quando accelera, gli viene un po’ di nausea e si deve fermare e contare fino a dieci. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove e dieci. È nervoso, quasi come quella volta che il padrone venne a casa sua a ordinargli di insegnare a leggere, a scrivere e a far di conto a tutti gli abitanti di Belfondo. A tutti?, chiese Arcadio, temendo la risposta. A tutti, rispose il padrone, con indifferenza. Non appena il padrone ebbe lasciato la casa, che era fra le migliori del paese, Arcadio si mise a guardare dalla finestra e a parlottare tra sé e sé. Sua moglie era uscita subito dietro il padrone, per non sbattere la porta una seconda volta e passare così inosservata. Dopo ogni conversazione col padrone il marito restava in silenzio e pensieroso per un paio d’ore. La moglie aveva scorto nella visita di allora l’inattesa opportunità in cui sperava da giorni. E Arcadio si era rintanato nello studio e aveva iniziato a camminare avanti e indietro, proprio come adesso. Anche se, ora che ci pensa, gli sembra di essere più nervoso di quella volta. 

Belfondo è un luogo che, piano piano lo si capisce, appare come completamente isolato dal resto del mondo. Questo luogo è governato da un “padrone”, la sua volontà non viene imposta è normale per tutti che decida tutto lui, pare che a tutti vada benissimo avere un padrone (o quasi). Un’autrice giovanissima, un romanzo che in Spagna è stato salutato come uno dei migliori esordi letterari in assoluto degli ultimi anni. Una scrittura densa, semplice e fruibile eppure a tratti estremamente lirica. Incontreremo Arcadio, il primo personaggio che ci viene presentato, il maestro del paese che deve insegnare a tutti (tranne alla moglie?) a leggere e scrivere, incontriamo la vedova del paese (suo marito è stato il primo morto di Belfondo e dunque tutti, in qualche modo, si sentono in dovere di prendersi cura di lei), incontriamo il becchino che è diventato tale proprio scrivendo l’epitaffio per il primo morto e che poi, non avendo null’altro da fare decide di prepararsi scrivendo gli epitaffi per tutti gli abitanti (mentre sono ancora vivi),  facciamo conoscenza con la prostituta, con uno stranissimo prete (secondo il quale Dio è una donna in carne ed ossa e anche molto affascinante)… un’intera galleria di personaggi che piano piano danno forma a Belfondo. Il paese si muove tutto intorno alla fabbrica, del padrone, certo, ne segue i ritmi. Un esordio fulminante, un libro bellissimo.

LA SCHEDA EDITORIALE SUL SITO DE LA LINEA, L’EDITORE ITALIANO DEL ROMANZO.

L’autrice è nata nel 1988 e questo è il suo BLOG.

La traduzione è di Alessandro Drenaggi.

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