La lettura (commento al numero 20 della Rivista Lifelong Lifewide Learning)

Il primo approccio dell’individuo con la lettura avviene in famiglia e/o a scuola (prime agenzie sociali). Egli è sia attivo che passivo nei confronti di essa, in quanto ascolta ed apprende allo stesso tempo.

La lettura si può definire come pratica che riguarda diversi ambiti nella vita dell’individuo. Una delle sue caratteristiche fondamentali è l’utilità sia individuale che sociale, in quanto la prima permette di apprendere nuove conoscenze, nuovi significati, vivere nuove emozioni ed è uno stimolo alla riflessione. Per utilità sociale si intende la lettura come elemento di condivisione e relazione con gli altri. Lo scopo della lettura è la crescita personale.

Il libro può essere considerato un rifugio, in quanto permette al lettore di ricostruire la propria sede spaziale. Non solo, esso è anche qualcosa di più ampio: si scoprono nuove culture, nuovi luoghi, nuovi paesaggi, ecc.

Le varie tematiche che verranno di seguito trattate sono state riprese dall’articolo 20 della rivista Lifelong Lifewide Learning (LLL), rivista internazionale di Edaforum, il quale è un forum permanente per l’Educazione degli adulti. Hanno collaborato alla stesura degli otto commenti e recensioni riguardanti il tema della lettura: Federico Batini, Michele Petit, Magda Sclaunich, Maria Ermelinda de Carlo, Daniela Mario, Lumbelli, Leonardo Acone, Filomena Agrillo, Cristiana d’Anna, Filippo Gomez Paloma. Per affrontare questo tema, ciascuno di questi autori ha sviluppato approfondimenti differenti: sono state consultate statistiche, effettuate ricerche di vario genere e utilizzati strumenti come questionari, sondaggi e interviste.

Magda Sclaunich ha adoperato il metodo scientifico-biologico riguardante le neuroscienze e ha posto la sua attenzione soprattutto sui neuroni specchio, e su studi comportamentali, percettivi. Federico Batini ha considerato dei sondaggi sottoposti ai carcerati per evidenziare come la lettura sia un’essenziale strumento utile alla reintegrazione nella società e, quindi, a un miglioramento di vita individuale e sociale. Lumbelli, in particolare, ha condotto un lavoro di tipo cognitivo, una ricerca psicologica adoperando interventi educativi. Maria Ermelinda

De Carlo ha posto l’attenzione sulla sperimentazione dei “laboratori di rilettura del sé” all’interno della Cattedra di Educazione degli Adulti presso l’Università del Salento. Daniela Mario si è soffermata sul progetto NPL (Nati per Leggere) spiegandone le finalità.

Quest’ultima parla di lettura distinguendo due diverse modalità: lettura funzionale e lettura ricreativa: la prima viene utilizzata in moltissime forme di apprendimento; la seconda si riferisce, più che alla dimensione dell’apprendimento, a quella del piacere. In questa prospettiva, la lettura viene definita “sensuale” perché in essa è coinvolta la dimensione emotiva, la quale permette di distaccarsi dal mondo esterno investendo tutti i sensi del corpo, compreso l’intelletto. “Si tratta, dunque, di un’evasione dalla realtà per immergersi nell’immaginario, ed è un’esperienza estremamente gratificante”.

Quando si legge, è come se si sperimentasse una sorta di rapimento perché l’attenzione è catturata dal racconto e dalle informazioni che da esso derivano. Di conseguenza, subentra un lavoro di approfondimento del testo letto. Infine, come ultimo passaggio, vi è l’analisi che dipende dal livello generale di cultura posseduta dal lettore.

L’attività di lettura è da sempre associata al contesto scolastico perché è qui che si impara a leggere e a scrivere. Un metodo efficace come prerequisito all’apprendimento dell’individuo è la lettura ad alta voce. Essa offre la possibilità di condividere emozioni, comprendere come è fatta una storia per coglierne i significati ed elaborarli. A tal proposito, Federico Batini evidenzia come la lettura ad alta voce sia una pratica di cura e di “apertura”. Negli ultimi vent’anni le iniziative dedicate alla lettura ed alla lettura ad alta voce si sono moltiplicate con la costituzione di gruppi di lettori e di veri e propri movimenti di progetti, come ad esempio “Nati per leggere” (NPL) e “Letture ad Alta Voce” (LaAV). Quest’ultimo è un progetto nato e cresciuto in Italia che ha promosso la lettura ad Alta Voce come forma di volontariato in luoghi di differente genere. La lettura ad Alta Voce, pratica che ricalca la lettura da parte degli adulti significativi per i bambini piccoli, ha un impatto particolare: sollecita l’attenzione, mette in comunicazione, riesce a condividere significati, immagini, idee e serve a confrontarsi. Dalle ricerche fatte sulla lettura ad Alta Voce è emerso che una percentuale molto alta degli adulti non ha mai assistito alla lettura fatta ad alta voce, il 62% non ritiene che serve avere una preparazione per utilizzare questa pratica, il 94% del campione ne sostiene

l’importanza. Quasi la metà degli intervistati conosce LaAV, quindi leggere risulta un’attività diffusa anche se i tempi dedicati ad essa sono molto differenti. Incentivare la lettura ad alta voce in più luoghi possibili ha effetti maggiori di quanto si possa pensare.

L’importanza della lettura come apertura mentale è stata rilevata anche nel questionario proposto alla popolazione carceraria, dove è emerso che i carcerati che si sono impegnati nella lettura durante il periodo di reclusione, una volta usciti, hanno avuto più probabilità di trovare lavoro e reintegrarsi nella società. Nell’estate del 2012, il Ministro della Giustizia brasiliano ha proposto un’iniziativa in cui si dava l’opportunità ai carcerati di avere uno sconto di pena di quattro giorni qualora essi dimostrassero di aver letto e compreso un libro. Il detenuto aveva la possibilità di presentare dodici libri all’anno (48 giorni in meno di detenzione): “mai fu più netta l’associazione tra lettura e libertà” (Federico Batini).

La lettura è correlata anche alla concezione del sé e alla rappresentazione che la persona ha di se stessa e della sua identità; leggendo si può trasformare la propria identità riuscendo ad aprire la mente a nuove culture e idee, attivando un processo costruttivo. Un altro progetto molto importante è NPL il quale promuove l’incontro tra bambino e libro nell’età compresa tra i sei mesi e i sei anni, utilizzando, tra le varie strategie, la lettura ad alta voce da parte dell’adulto. Un primo aspetto su cui si ritiene importante focalizzare l’attenzione riguarda l’efficacia che il progetto ha avuto rispetto alle abitudini di lettura in famiglia. Sembra dunque di poter affermare che NPL ha inciso in maniera positiva sull’incontro tra bambino e libro nel contesto famigliare. Si può, dunque, affermare che il progetto ha trovato terreno fertile per la sua diffusione su tutto il territorio nazionale, anche se con delle diversificazioni tra nord e sud.

Affinché il bambino possa avvicinarsi piacevolmente alla lettura, compito del genitore è presentare, raccontare e leggere diverse storie, motivandolo. Nel momento in cui il bambino osserva il genitore leggere, sarà portato a stabilire un buon rapporto con la lettura. Questo si riscontra nella “teoria dei neuroni specchio” secondo cui si nasconde un meccanismo biologico che aiuta a capire l’apprendimento, la psicologia, l’altruismo e l’economia. In altre parole, grazie ai neuroni specchio l’osservazione di un’azione induce nell’osservatore l’attivazione dello stesso circuito nervoso che ne controlla l’esecuzione. Osservare, ascoltare, leggere e immaginare un’azione provoca la simulazione automatica della stessa.

Il tema della lettura viene trattato anche facendo riferimento al contesto didattico, in maniera particolare si parla dell’importanza che investono sia la motivazione che i processi cognitivi in tale ambiente. La ricerca psicologica svolta da Lumbelli si sofferma su due modi in cui nel contesto didattico è garantito il ruolo attivo al lettore. Un primo è incoraggiare la libera iniziativa, trasformando la difficoltà di comprensione in una soluzione autonoma; il secondo modo consiste nel favorire l’esplorazione autonoma di sé.

Tra le difficoltà più note a cui va incontro il lettore nella comprensione dei testi si distinguono quelle consapevoli come il lessico poco condiviso e/o la sintassi complicata, e altre inconsapevoli perché legate a processi cognitivi automatici.

L’obiettivo da perseguire negli interventi educativi è quello di stimolare l’autocontrollo consapevole di processi di integrazione inferenziale, utili alla comprensione del testo. Ciò comporta sia la capacità di decodifica dei significati, sia l’ intervento con ragionamenti che vanno a riempire eventuali spazi vuoti. Affinché si assicuri lo sviluppo della motivazione autonoma, è necessario che nel contesto didattico-educativo vi siano due condizioni: il lettore non abbia capito spontaneamente e fatto già un collegamento risolutivo; il problema sia presentato non come un compito proposto dall’esterno, ma come problema risolvibile. Il compito a cui deve assolvere l’insegnante è quello di non limitarsi a porre il problema da risolvere, ma impegnarsi nel chiarire i termini del problema stesso.

Per far sì che al lettore venga garantito il massimo grado di libertà e iniziativa è necessario che si stabilisca tra insegnante e lettore stesso una determinata forma di relazione. Quest’ultima deriverebbe da una concreta forma di comunicazione in cui sono implicati comportamenti empatici e di accettazione.

L’approccio educativo alla facilitazione cognitiva della lettura rappresenta anche il modo per agevolare la lettura privata e spontanea in un contesto di stimolazione come quello dell’apprendimento: il lettore viene incoraggiato a procedere con assoluta autonomia e, nello stesso tempo, viene aiutato a capire.

Alcuni obiettivi educativi fondamentali non sono compatibili con situazioni collettive come, ad esempio, con il contesto di una classe: si dovrebbe richiedere all’insegnante di impiegare una parte del proprio tempo di lavoro all’aiuto intensivo

dei singoli lettori in difficoltà, al fine di promuovere le premesse cognitive di una lettura gratificante.

In una società che comunica prevalentemente mediante network sociali, la concezione di lettura e scrittura è cambiata notevolmente. Il lettore è protagonista quanto l’autore, in quanto, grazie al meccanismo intertestuale, riesce ad interagire e ad accedere al testo da più entrare o con più alternative di approfondimento. La scrittura da individuale (es. diario personale) diviene collettiva, ipertestuale e dinamica. La scrittura funge da valvola di sfogo attraverso cui condividere le proprie sensazioni e i propri pensieri per confrontarsi e scambiare informazioni. Questo rafforza il desiderio di “aggrapparsi” all’altro mediante la lettura interattiva, che nasconde il sentimento di forte solitudine.

Dunque, al giorno d’oggi sembra che la tecnologia (il PC, il cellulare, ecc.) abbia preso il sopravvento sulle nostre abitudini e tutto è diventato a portata di click: le distanze sono state cancellate, le informazioni e le comunicazioni sono immediate. La lettura di libri all’infuori delle attività didattiche sono state accantonate e l’obiettivo di questo progetto, alla base del quale vi è la fiaba, consiste nel catturare l’attenzione e la curiosità dei lettori. La lettura permette di sentirsi meno soli, la persona viene coinvolta sotto tutti gli aspetti sensoriali.

Al mondo esistono tanti generi letterari, ma la fiaba sembra non tramontare mai per le sue caratteristiche conoscitive, esistenziali ed educative.

Secondo Benedetto Croce, l’animo immortale delle fiabe risiede nel loro essere arte e per questo sono universali e sempre valide nel tempo. Scrivere è una pratica molto personale. Scrivendo si descrive se stessi, anche quando si tratta di storie di finzione c’è sempre una parte veritiera riguardante lo scrittore. Quest’ultimo scrive per un pubblico, per condividere le sue idee e i suoi pensieri, per offrire una conferma al lettore in cerca di una risposta. Con un solo pensiero scritto si accomunano le idee di più persone e, quelle che non leggono, non hanno mai trovato un libro che ha parlato al loro animo.

L’attività dialettica è intrisa di empatia, per questo motivo la narrazione scenica può divenire cura del sé.

L’adulto vive simbolicamente la propria vita, prende consapevolezza di se stesso, delle sue emozioni. Educare alla narrazione è importante per insegnare alle nuove generazioni l’interazione tra mente e corpo.

Bisogna far rivivere il “fanciullino” presente in ognuno per poter raccontare se stessi al mondo e confermare la propria presenza. È dal corpo che nascono le azioni e i pensieri, risiedono diverse forme di intelligenza e tramite corpo e movimento si può educare al pensiero sul mondo e su se stessi. La narrazione è soggettiva e ognuno narra a suo modo.

Un elemento di fondamentale importanza affinché si vada incontro alla fiaba è il vuoto, perché solo nel momento in cui si sente la mancanza di qualcosa si va alla ricerca del libro che, generando curiosità, accendendo le emozioni e la mente, spegne questo vuoto. L’azione e la curiosità contribuiscono a rendere elastica la nostra mente e la fiaba è d’aiuto, perché generica e vaga.

La fiaba ha un parte esplicita ed una implicita (storia e significati); è considerata infinita, senza limiti e parla per simboli. Gli adulti devono accompagnare i bambini nella scoperta del racconto per fargli capire che non sono soli nella loro crescita, che sono compresi ed accettati. La lettura è un momento di crescita personale e la parola chiave di tutto è “condivisione”. Il lettore ha continuamente bisogni diversi perché cambiano tempi ed esigenze.

La lettura non è solo un processo cognitivo che consente di comprendere il mondo esterno, ma è anche un processo di trasformazione-apprendimento che porta ad una definizione di un sé adulto. La rilettura è una forma di ciò che si è scritto di sé, una riprogettazione e, quindi, trasformazione che permette di conoscere i propri limiti e potenzialità. La capacità di rileggersi che, inizialmente, è un lavoro prettamente individuale si evolve in un “agire con competenza”, diventando abilità sociale. L’individuo, a questo punto, assume le sembianze di un vero e proprio ricercatore per emanciparsi, evolvere e rafforzare il proprio sé.

Nel corso di studi di Scienze dell’educazione (Facoltà di Scienze della formazione presso l’Università di Perugia) è fondamentale conoscere il significato di EDUCARE (dal latino “educere”: trarre fuori) e il ruolo fondamentale che riveste l’educatore. Egli deve trarre fuori le capacità, le conoscenze e le propensioni dell’educando, deve accompagnarlo nel percorso di crescita fino all’età adulta.

Nella narrazione di una fiaba e, quindi, nella lettura ad Alta Voce si innesca indirettamente una complicità tra adulto che narra e bambino che ascolta, poiché in questa attività il bambino è guidato e rassicurato nel suo percorso di formazione: non si sente solo, ha la conferma della presenza di un adulto accanto a lui che gli dà le certezze necessarie.

Contributi di: Martina Donateo, Debora Sciortino, Martina Milano, Cristina Porta

La RIVISTA

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in I vostri lavori e le vostre recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...