Nessuno scrive al colonnello, di Gabriel Garcia Marquez

nessuno scrive al colonnello Questa volta toccò a lui rammendare l’economia domestica Divette stringere i denti molte volte per ottenere credito nei negozi vicini. – Fino alla prossima settimana – diceva senza convinzione. – È qualche soldo che doveva arrivarmi venerdì scorso.- Quando ebbe superato la crisi la donna lo guardò con stupore. – Sei tutto pelle e ossa – disse. – Sto facendo una cura per vendermi – disse il colonnello. – Mi ha già prenotato una fabbrica di clarinetti.- Ma in realtà resisteva soltanto per la speranza della lettera. Sfinito, con le ossa peste per la veglia, non riuscì a occuparsi nello stesso tempo delle sue necessità e di quelle del gallo. Nella seconda quindicina di novembre credette che l’animale sarebbe morto dopo due giorni di digiuno. Allora si ricordò di un pugno di fagioli che aveva messo in giugno sopra il fornello. Aprì i baccelli e porse al gallo una bacinella di grani secchi. – Vieni qui, – disse – Un momento – rispose il colonnello vedendo la reazione del gallo – quando si ha fame non si guarda tanto per il sottile.-(Nessuno scrive al colonnello, Gabriel Garcia Marquez, Oscar Mondadori, p. 36)

– Ci darà da mangiare per tre anni –

– L’illusione non si mangia,  – disse la donna.

– Non si mangia, ma alimenta – ribattè il colonnello.

Nessuno scrive al colonnello, Gabriel Garcia Marquez, Oscar Mondadori, p. 49)

Una figura eterna questo colonnello, uno dei più grandi personaggi di Marquez, elegantissimo nella sua miseria. Un gallo da combattimento da mantenere e una pensione che attende da decenni. Attende una lettera il colonnello che gli comunichi l’assegnazione della pensione come veterano di guerra, con una pazienza infinita, alleva un gallo il colonnello e si priva del cibo lui stesso pur di nutrirlo. La moglie, affaticata dall’asma, lo ha sostenuto finché ha potuto, poi lo ha contrastato, esasperata dalla sua infinita e solenne capacità di attendere. La determinazione delle scelte, l’insistenza, la non disponibilità a mollare e la vita trattenuta con le unghie. La fedeltà a se stessi e al disegno che di sé si è voluto costruire.

Imperdibile.

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