Recensione di Elisa Melonari a “L’orientamento narrativo a scuola” di Federico Batini e Simone Giusti

aaaorientamento Questo volume di Federico Batini e Simone Giusti nasce in relazione al lavoro intorno al convegno LE STORIE SIAMO NOI (dedicato all’orientamento narrativo), che si svolge, a cadenza biennale (il prossimo appuntamento è previsto per settembre 2013).

L’esigenza di individuare i punti di contatto tra narrazione e orientamento e la convinzione che sviluppare le competenze narrative durante tutto l’arco della vita, permette ai soggetti di assumere capacità espressive e di riflessione, di comunicazione e relazione, di progettazione del futuro e di divenire quindi autonomi, fa si che questo testo acquisti considerazione per la conoscenza di un ramo dell’orientamento, quello narrativo, e gli strumenti forniti alla sua attuazione.

In un vasto panorama in continuo cambiamento dove si parla di apprendimento permanente, l’orientamento è fondamentale per l’empowerment delle persone, individuare e conoscere le proprie competenze è necessario ai fini di questo processo e ci viene proposto di usare le narrazioni come strumento.

In questa sede si parlerà dell’orientamento narrativo a scuola.

Nell’ambito scolastico l’orientamento narrativo si trova a suo agio, (esso è estendibile anche ad altri ambiti) all’interno della scuola vuole essere un approccio metodologico volto all’apprendimento ed alla centralità della persona, nella ri-costituzione di un sistema scolastico, di istruzione e formazione, che si adegui rinnovandosi alle necessità urgenti delle società contemporanee.

“L’approccio per competenze nella scuola”

I sistemi d’istruzione trovano la loro modificazione a livello europeo. Sono state introdotte le competenze nei curricoli grazie a sollecitazioni riguardanti le preoccupazioni che la mediocre istruzione e la scarsità dei livelli di alfabetizzazione hanno sollevato: l’internazionalizzazione e una maggiore mobilità hanno reso necessaria l’integrazione dei sistemi d’istruzione grazie alla crescita dell’unione Europea; la rapidità del progresso scientifico e tecnologico ha dimostrato la necessità di avere delle conoscenze per l’entrata nel mondo del lavoro; l’aumento della quantità di informazioni necessita di competenze per la gestione ed interpretazione di esse; infine la perdita di linearità dei percorsi di carriera (anche quella scolastica). L’innovazione sta nell’introduzione dell’obbligatorietà della certificazione delle competenze (2007).

Consegue l’esigenza di un ulteriore cambiamento: il punto di vista per quanto concerne l’apprendimento. Bisognerà intenderlo durante tutto l’arco della vita e in tutti i contesti formali (contesto organizzato e strutturato che conduce ad una certificazione), non formali (connessi ad attività pianificate che non conducono normalmente ad una certificazione), informali (molteplici forme di apprendimento legate all’esperienza della vita quotidiana che non conducono ad una certificazione).

Il termine competenza come viene inteso in questa sede, sta ad indicare l’integrazione tra le capacità, le conoscenze (risultato dell’assimilazione di informazioni attraverso l’apprendimento) le abilità, le qualità umane personali, sociali, metodologiche in situazioni di lavoro, studio e nello sviluppo professionale e personale descritte in termini di responsabilità e autonomia.

Esse possono essere spiegate attraverso l’esperienza concreta degli individui: mentre le persone mettono in pratica, svolgono compiti, mentre apprendono.

Le competenze chiave (di base) vengono individuate e selezionate e diventano essenziali. Esse dipendono da ciò a cui la società attribuisce valore. L’acquisizione di queste competenze fornisce le basi per un lifelong e lifewide learning.

Possiamo distinguere le competenze tra competenze in potenza e in atto. Le prime sono quelle capacità che comportano un percorso formativo certificato, le seconde sono prestazioni che possono essere misurate in situazione, durante una concreta esperienza. Inoltre esistono competenze strategiche trasversali: relazionali, decisionali, diagnostiche.

A livello normativo vengono introdotte puntualmente otto competenze ritenute fondamentali per esercitare diritti e doveri di cittadinanza:

1. Imparare ad imparare.

2. Progettare.

3. Comunicare.

4. Collaborare e partecipare.

5. Agire in modo autonomo e responsabile.

6. Risolvere problemi.

7. Individuare collegamenti e relazioni.

8. Acquisire e interpretare l’informazione.

Queste sono ricondotte a quattro assi culturali :

1. Asse dei linguaggi.

2. Asse matematico.

3. Asse storico sociale.

4. Asse scientifico-tecnologico.

Arriviamo all’oggetto d’interesse di questo testo: l’orientamento come strumento per lo sviluppo delle competenze base che si fonda sulla centralità della persona che agisce, compie esperienze e al racconto che fa di esse. Una didattica centrata sulle competenze è una didattica attiva che mette gli insegnanti e le discipline a servizio della persona e che testimonia e certifica.

L’orientamento, nello specifico quello narrativo, porta nella scuola questa capacità.

“Rendere capaci di orientarsi attraverso le narrazioni”

L’orientamento è un processo di mediazione e chiarificazione tra il soggetto e le sue aspirazioni, idee e progetti. Associato al termine orientamento compare un altro termine, quello di “empowerment” con il quale si intende un processo di crescita, di sviluppo di un individuo, teso ad aumentarne l’autonomia, sviluppando la capacità di controllo e della sua percezione di influenza sulla propria vita e le proprie scelte. L’empowerment inoltre favorisce la rilevazione e l’auto-conoscenza delle proprie risorse e la loro attivazione.

L’orientamento narrativo agisce in questa logica: autonomizzazione del soggetto. Interviene fornendo le competenze necessarie alla lettura dei contesti, al fronteggiamento delle situazioni e all’espressione di decisionalità autonoma.

Per questo l’ “O. N.” si colloca come metodologia di orientamento formativo nell’ambito dei metodi qualitativi, non direttivi, centrati sull’utente.

Quindi l’orientamento si può dire “snodo per l’empowerment di un soggetto, un processo che aumenti il controllo e la percezione sulla propria vita e le proprie scelte” (pp.31).

Quali sono le competenze che forniscono gli strumenti per conseguire quest’obiettivo: la costruzione “fai da te” del proprio futuro? E come le narrazioni contribuiscono?

• Dare una struttura al reale

Essere capaci di dare una struttura alla confusa realtà che stiamo vivendo. La realtà spesso ci appare priva di logica e significato. La narrazione ha il potere di “riordinare” la realtà attraverso la narrazione della realtà stessa. Lo stesso accade quando ascoltiamo, la narrazione fungerà da “riempimento” attraverso l’immaginazione; immaginando ciò che ascoltiamo andremo a riempire dei vuoti con dei dati che ci mancavano. La narrazione è un processo cognitivo che costruisce e struttura il reale, sia come singoli che come collettività.

• Interpretare ciò che ci accade

L’organizzazione della realtà permette la sua interpretazione. Essere capaci di interpretare funzionalmente ciò che ci accade è fondamentale per ognuno di noi. Continuamente selezioniamo gli eventi che ci accadono (a seconda del senso e significato che attribuiamo) e li collochiamo temporalmente in un ordine non casuale, utilizzandoli come materiale nelle relazioni con gli altri; possiamo parlare di vere e proprie strategie comportamentali: un continuo dialogo fra noi stessi e gli altri, tra le nostre intenzioni e le nostre azioni. In contesto orientativo è una competenza fondamentale che permette di selezionare ciò che è importante e ciò che non lo è.

Si possono utilizzare le narrazioni (storie, film…) attraverso le discussioni che scaturiscono, emergeranno varie interpretazioni delle medesime oppure si può utilizzare la scrittura e riscrittura dello stesso evento. Queste attività costituiranno un valido allenamento all’acquisizione di questa competenza.

• Attribuire senso e significato a ciò che ci accade e a ciò che facciamo

Il processo di interpretazione sopra citato, giunge al livello di attribuzione di significato complessivo e alla ricerca di senso.

Costituente dell’esistenza, l’attribuzione di senso e significato nei processi di autorientamento è di fondamentale importanza, consente il mantenimento della motivazione, la possibilità di uno sforzo per il raggiungimento di un obiettivo e di tracciare delle linee complessive lungo le quali esercitare il nostro agire. I significati che attribuiamo alle nostre azioni le collocano, danno loro un valore intenzionale. Lo sviluppo di questa competenza è uno dei traguardi che l’orientamento si è attribuito all’origine: attraverso esercizi interpretativi, narrazione dello stesso evento, la ricerca di intenzioni celate dietro comportamenti di personaggi o attraverso attribuzioni di sensi e significati complessivi ad un romanzo, confrontandoli con altri soggetti. Tutto questo mette in atto una forma di competenza narrativa.

• Socializzare le interpretazioni, le emozioni, i progetti

Essere in grado di socializzare tutte queste competenze è necessario visto che le narrazioni costituiscono l’unica realtà vissuta dagli esseri umani quindi per condividerla è importante saperla comunicare.

Riuscire a comunicare e raccontare le proprie emozioni ci mette al riparo dalla solitudine, la capacità di raccontare i propri progetti consente ai progetti stessi di prendere vita.

Per sviluppare questo tipo di competenza sono utili ancora una volta gli strumenti prima descritti, la socializzazione di interpretazioni, di emozioni, dei progetti può essere facilitata mostrando situazioni narrative nelle quali avviene questo processo.

• Negoziare i significati

Essere in grado di negoziare con gli altri i significati che attribuiamo agli eventi, a noi stessi, alla realtà che ci circonda è una competenza che richiede un grande tirocinio. Si tratta di acquisire la capacità di convivere, condividere, negoziare e trattare con gli altri; richiede la capacità di distaccarsi da sé e dal contenuto del negoziato, al fine di giungere ad un accordo e non a un conflitto interiore.

Il lavoro si svolge progressivamente, partendo dall’individuo fino a svolgere sessioni in gruppo, che crescerà numericamente in maniera progressiva.

• Esercitare controllo ed agire di conseguenza

Una volta che la narrazione permette l’organizzazione della realtà e ne consente l’interpretazione ha anche la capacità di permetterne il controllo e di facilitare l’agentività dei soggetti.

• Organizzare pensiero e azioni

Tradurre i pensieri in azioni (agentività) è difficile. L’esercizio di utilizzo, fruizione attiva e costruzione delle narrazioni ha in questo senso, un valore di esercitazione alla strutturazione di pensiero ed azione: le sequenze di dialoghi ed azioni, la concatenazione degli eventi, sono tutti modelli che consentono di allenare i nostri schemi di pensiero e un’agentività maggiormente ordinata e finalizzata.

• Esercitare previsioni sul futuro e progettare

Il futuro non è progettabile senza lo sviluppo di una capacità immaginativa.

Possedere un’elevata competenza immaginativa è importante per darsi una direzione e definire un punto di arrivo. La fruizione e la produzione di narrazioni l’ascolto o la lettura sviluppano questa competenza.

• Tenere insieme la nostra identità anche in senso progettuale

“Dal punto di vista biologico, fisiologico, non differiamo molto l’uno dall’altro; storicamente, come racconti, ognuno di noi è unico” (“Storie, futuro e controllo” Batini 2011).

La costruzione di un’identità matura e consapevole passa attraverso storie udite, storie ascoltate, storie lette…interpretate, non in un processo di fissazione come quando leggiamo un libro, ma di un testo in movimento: noi stessi e tutto ciò che ci costituisce. Assumiamo quindi che le storie e la loro interpretazione sono fondanti alla costruzione dell’identità. Le narrazioni contribuiscono alla consapevolezza identitaria cercando di contrastare attraverso l’orientamento narrativo, la così diffusa (oggi) “amnesia identitaria” (sfaldamento dei modelli e miti di identificazione nelle giovani generazioni).

“Che dire della soggettivizzazione del mondo di un’opera narrativa, ossia del suo emergere dalla coscienza dei personaggi?

Nel saggio “Il poeta e la fantasia” Freud osserva che il componimento letterario è in fin dei conti una scomposizione: l’artista separa tra loro i personaggi che fanno parte del suo cast interiore, facendone i personaggi del romanzo o della commedia. L’intreccio diventa così un’ipotetica realizzazione della dinamica psicologica interiore del lettore stesso. Naturalmente Freud pensava che questo processo fosse inconscio.” (J. Bruner “la mente a più dimensioni” p.p.37).

Penso che la citazione di Bruner riportata, possa essere una valida metafora per dire che se noi stessi, intesi nella nostra unità come un componimento letterario, dove dal punto di vista biologico e fisiologico non si differisce poi molto come nel libro, che è fatto di carta (la maggior parte!), i vari personaggi sono i nostri costituenti: le competenze, le abilità, le narrazioni, le esperienze…Tutto ciò che ci identifica in un sé costruito ed organizzato.

La nostra narrazione contiene tutto questo, lo unifica. (Freud probabilmente direbbe che essa debba divenire “conscia”). Se un ipotetico scrittore da vita ad alcune parti di se attraverso i personaggi del suo romanzo, potremmo invertire il processo partendo da una qualsiasi narrazione per acquisire conoscenza di un pezzettino, una sequenza, un paragrafo di noi stessi, interiorizzando il significato e il senso che noi attribuiamo a ciò che leggiamo.

“Lavorare in aula con le narrazioni”

La scuola non è creata per orientare, tuttavia l’orientamento è una delle sue funzioni peculiari ma se vorrà metterlo in atto dovrà farlo intenzionalmente, prevedendo una formazione per gli insegnanti (non è prevista una specifica) o coinvolgendo nel contesto scolastico dei professionisti dell’orientamento (figura professionale non prevista dalle normative nazionali).

Il professionista dell’orientamento narrativo è un facilitatore dell’apprendimento che, per mezzo di strumenti tipici della relazione d’aiuto e del lavoro di gruppo (o del

colloquio) integrati con attività narrative, innesca e gestisce situazioni in cui i soggetti sono chiamati a “testualizzare” le proprie costruzioni di significato, in reazione a diversi stimoli narrativi, producendo: racconti, poesie, video, collage, progetti… che semplifichino e riducano la complessità della realtà (es: un evento viene ridotto a testo.).

L’orientamento narrativo non si tratta solo di una “riemersione” valorizzante di tipo “archeologico” che consente nuove illuminazioni ed interpretazioni degli eventi passati, ma anche uno sviluppo, innovazione delle capacità progettuali e di scelta.

Regole alle quali l’operatore che usa le narrazioni dovrà attenersi:

1. Contaminazione (integrazione stimoli operatore con quelli degli utenti)

2. Rispetto del pudore (la narrazione non è neutra, può creare crisi, silenzi)

3. Ascolto (senso profondo della narrazione)

4. Avalutatività (nessuna verità definitiva, nemmeno l’operatore)

5. Copresenza (es: contesto educativo collaborazione insegnanti).

Gli strumenti e le strategie operativi di base che utilizzerà il professionista dell’orientamento possiamo sintetizzarli come di seguito.

– Ascolto ed Empatia, l’ascolto è lo strumento principale per aiutare la persona a comprendere e comprendersi partendo dall’accettazione di sé, a modificare le cose ripristinando le proprie capacità decisionali e progettuali.

L’empatia significa contatto, condivisione di sensazioni, influenza, interazione tra personalità. Comporta “la capacità di collocarsi all’interno dell’altro” senza dimenticare la propria diversità ed estraneità rispetto a quella situazione.

Educarsi all’ascolto e all’empatia è un processo lungo ed ininterrotto, che passa attraverso la presa consapevolezza della centralità della relazione nel processo educativo.

-Brainstorming e co-costruzione del significato, è una situazione di gruppo dove le persone s’incontrano per generare nuove idee intorno ad una specifica area d’interesse, in un clima dove ogni partecipante è tenuto ad esprimere il proprio pensiero senza pregiudizi o critiche preventive. È una tecnica quindi che permette di unire le idee, i pensieri e le varie associazioni mentali che scaturiscono

da tutti i partecipanti, fino al raggiungimento di un’unica soluzione considerata migliore.

La produzione di testi: dal fotolinguaggio alla scrittura creativa, offre orizzonti di senso che suggeriscono sensibilità vive, capaci di svolgere un ruolo attivo. L’orientamento si fonda proprio su un continuo processo di produzione di racconti, storyboard, collage… con strumenti e stimoli come fotolinguaggio, racconto orale, scrittura creativa, cinema, canzone e canto.

La lettura ad alta voce e l’ascolto di una narrazione, sono anch’essi centrali nei percorsi di orientamento narrativo. La lettura è una forma di mediazione sociale che ha un valore implicitamente educativo legato all’uso della voce umana e alla presenza di un libro. La voce che legge un libro ha la funzione di liberare il testo scritto e così facendo stabilisce una relazione con l’ascoltatore. Potremmo rappresentare cosi questa relazione (dove “l’uguale” può essere sostituito dalla “voce”):

libro : significato = uomo : significato

La conduzione del gruppo, è importante più delle attività svolte, perchè il processo di orientamento funzioni, il formatore-orientatore dovrà essere in grado di gestire positivamente le dinamiche di gruppo, fare in modo di innescare un’interazione positiva tra i partecipanti.

Le azioni da svolgere sono:

-porre attenzione al presente,

-favorire i momenti di contatto,

-mantenersi vicini alla realtà,

-essere sinceri,

-far capire che l’aula è un luogo protetto dove poter esprimersi liberamente, -facciamo attenzione alle domande che poniamo,

-dare la possibilità di non partecipare,

-evitiamo colloqui separati,

-facciamo in modo di non parlare degli assenti,

-se emerge un problema dargli la precedenza,

-evitare generalizzazioni,

-parliamo (tutti) in prima persona singolare.

Inoltre per essere efficace l’attività di orientamento va monitorata, bisogna verificare la congruenza delle attività rispetto l’empowerment dei soggetti, usare la compilazione di diari, quaderni, supporti multimediali che ci faranno rendere conto quali attività hanno contribuito ad un maggiore sviluppo delle competenze, suscitato interesse e motivazione nei soggetti. Quest’ultimi devono avere una percezione positiva del percorso che stanno affrontando, di estrema utilità è rinforzare la percezione di autoefficacia nei soggetti, attraverso il controllo dell’agentività, ossia della capacità di tradurre pensieri, intenzioni in azioni.

Nel volume a quanto detto troveremo ben undici schede esplicative per ogni strategia da poter utilizzare come strumenti operativi in ambiti di orientamento e formazione.

“Percorsi di orientamento narrativo: Il racconto dell’isola sconosciuta”

Le opere letterarie sono gli strumenti del mestiere di chi vuole intraprendere percorsi di orientamento narrativo, necessario quindi munirsi di libri. Con slancio verso le opere narrative come strumenti di conoscenza, gli autori, consapevoli del loro valore formativo e interpreti responsabili, ci forniscono esempi di percorsi condotti con questo approccio metodologico, nella scuola dell’infanzia fino alla formazione degli adulti. Non mancano schede di riferimento, “istruzioni per l’uso”, suggerimenti e indicazioni operative. Tenendo conto in ogni percorso del target di riferimento per la scelta dei testi, i tempi di durata e le caratteristiche delle attività proposte.

Per evitare il deperimento delle esperienze narrative come elementi fondanti dell’esistenza umana, chi scrive ci offre uno spazio di riflessione, rendendo partecipe chi legge di alcune “narrazioni fondanti”, che possono favorire il recupero di memorie, ricordi, significati importanti attribuiti al passato…ma anche e soprattutto le innovazioni, le possibilità future che facilitano la progettazione, l’immaginazione, la risignificazione del passato e quindi la direzione verso i propri obiettivi.

Il facilitatore narrativo fornisce dispositivi, proposte di lavoro, sollecitando interpretazioni attraverso la magia del racconto e della lettura ad alta voce che userà efficacemente, modalità che richiedono un livello molto alto di competenze.

L’esempio riportato di una narrazione guida è “Il Racconto dell’isola sconosciuta” di Josè Saramago. La narrazione presa in esame riveste una funzione di itinerario per un processo di orientamento completo, affiancando, potenziando, stimolando, arricchendo il lavoro del facilitatore, senza mai ingabbiarlo o sostituirlo.

L’orientamento narrativo per la scuola non può che rappresentare un occasione per ripensarsi e crescere insieme alle persone che sono oggetto dell’intervento.

Elisa Melonari

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in I vostri lavori e le vostre recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...