Recensione di Elisa Melonari a “Storie, futuro e controllo” di Federico Batini

aastorie Questo volume si occupa di come ognuno di noi gestisce e controlla il proprio futuro e le proprie scelte. Per essere determinati nelle decisioni è importante avere progetti, desideri e disposizioni ad agire. Le capacità e le competenze per il raggiungimento degli obiettivi e per la costruzione della nostra identità possono essere apprese. Di fondamentale importanza in questi processi, sono le narrazioni, le storie; esse ci indicano, ci indirizzano, ci orientano.Quindi percorsi di orientamento che utilizzano le narrazioni, favoriscono (in una società instabile) lo sviluppo di competenze che consentono di scrivere, rileggere e raccontare la nostra vita.

L’autore ci racconta di un ipnoterapeuta inglese che qualche anno fa organizza uno show on- line, accessibile a tutti gli utenti twitter, fb….una social ipnosi che per due ore ha tenuto connessi migliaia di utenti in 85 paesi…..in nome di una promessa di un viaggio mentale, collettivo on-line. Si trattava di curiosità? Speranza? O di poter in un certo senso assumere una forma di controllo?

L’autore evidenzia come alcuni rituali, leggere l’oroscopo, mettersi un braccialetto “fortunato” o pregare perchè avvenga o non avvenga qualcosa, può condizionare e suggestionare il nostro comportamento a “discapito” di conseguire concretamente ciò che si era profetizzato o sperato.

Chi scrive cita “la profezia che si autoavvera” di R. Rosenthal e L. Jacobson.
Il concetto che risiede in questa teoria è quello di una profezia che si avvera non per la veridicità dei motivi che la fondano quanto per il fatto stesso che venga enunciata. Attraverso rituali di controllo, autodeterminiamo i nostri successi ed i nostri insuccessi guidati dal potere intrinseco delle nostre attese ed aspettative, questo potere costruirà giudizi precostituiti sugli eventi: se mi attendo una giornata negativa condizionerò il mio comportamento in modo tale di farla diventare effettivamente negativa o sarò così timorosa da non farmi accadere nulla. Il significato attribuito alla realtà non solo costruisce la realtà ma la modifica.
Per dirla con J. Bruner ciascuno di noi vive i significati che attribuisce agli eventi molto più degli eventi medesimi (crisi concetto di oggettività! nel libro nota a pag.18).
Alcune ricerche dimostrano come la motivazione sia un potente fattore per il controllo e la padronanza del proprio futuro. Le modalità che ognuno di noi mette in atto più o meno consapevolmente, potrebbero agire sulle nostre esperienze in maniera funzionale o disfunzionale. I metodi narrativi possono costituire un potente supporto per l’emersione alla conoscenza delle nostre tattiche e strategie implicite e per la costruzione di nuove e più funzionali strategie di controllo.

Ognuno di noi ha fatto sforzi straordinari, coscienti o meno, per esercitare controllo sulla propria vita ed il proprio futuro. Tentare di controllare ciò che ci accade o accadrà, ciò che speriamo ci accada, ciò che temiamo ci accada, sono diverse forme di controllo che rispondono ad antropologie e teorie differenti ed a funzioni diverse.

Esercitare controllo sugli eventi della vita è caratteristico di pressochè qualsiasi azione umana dato che può portare innumerevoli vantaggi personali e sociali. La capacità di influenzare gli eventi li rende prevedibili. La prevedibilità permette di non lasciarsi cogliere impreparati. La mancanza di quest’influenza sugli eventi spiacevoli o dannosi genera ansia e disperazione. Quindi la capacità di favorire, il verificarsi di eventi auspicabili e di prevenire quelli indesiderati è un’ incentivo potente per la ricerca della capacità personale di controllo (Bandura, 1996).

Oggi la necessità non è nuova cambiano però le modalità per soddisfarla.
Alcune forme di esercizio di controllo ed influenza da attribuire al mondo esterno , presenti nelle culture occidentali, sono:

  • –  la preghiera (locus of control esterno)
  • –  i riti di superstizione (rituali e gesti di buon auspicio)
  • –  l’oroscopo (idea di un destino già scritto, conoscenza = controllo)
  • –  il controllo sul corpo (tentativo di arrestare il tempo che passa, in senso estetico).

    Tutto questo (e molto altro) per dominare la nostra esistenza (anche se molti comportamenti ci svelano la maestosa sensazione di impotenza).
    Nella seconda parte del novecento il mondo complessivamente rassicurante e prevedibile, al quale generazione dopo generazione ci si era abituati… non c’è più.

    Siamo ad un bivio storicamente rilevante: da una parte il mito del progresso sfata, (eroicamente aveva convinto miliardi di persone con il benessere progressivo), ciò che ne rimane è che le generazioni successive sono più povere delle precedenti, non hanno sicurezze ed esperienze alle quali attingere e con difficoltà tracciano traiettorie verso il loro futuro capaci di indicare certezze. D’altra parte le nuove tecnologie accorciano le distanze e dilatano l’esperienza individuale, sino a rendere improbabile ogni previsione.
    Sembra rimanere immutata la necessità di inserirsi in una storia.
    Evidentemente, il futuro non è più quello di una volta.

    Le attuali trasformazioni tecnologiche, d’informazione e delle modalità pratiche di socialità, insinuate nella vita quotidiana, identificano il periodo che stiamo vivendo come il periodo del cambiamento. Cambiamento inteso come “normalità”.
    La novità rispetto al passato risiede nel fatto che ad ogni modificazione politico-sociale, innovativa e\o periodi di crisi, si aveva il tempo di “metabolizzare” i cambiamenti, nella società contemporanea invece il cambiamento stesso diviene una condizione “normale”, costituito da trasformazioni mai state così veloci, variabili e numerose, da susseguirsi in maniera tale che non è possibile adeguarsi ne tanto meno prepararsi. Il cambiamento stesso è costitutivo del nostro tempo.

    La società del cambiamento genera una serie di conseguenze sulla vita delle persone, nella vita quotidiana, concreta, sia che s’ignorino sia che si affrontino, alcune di queste dimensioni maggiormente cogenti sono:

  • –  L’imprevedibilità del futuro può generare un maggiore stato di ansia, seppure le possibilità e le offerte sono maggiori. Possibilità maggiori vogliono dire scegliere e decidere quindi “tagliare” e perdere ciò che non si è scelto; la possibilità della perdita diviene quotidiana.
  • –  Scegliere diviene quasi una condanna a non avere o sperimentare tutto, diremo dover scegliere anziché poter scegliere (scegliere = obbligo). Sembrano pesare più le rinunce che le conquiste, perchè più numerose. Per non essere vittima di possibilità alternative, le scelte implicano il possesso di solide tecnologie di scelta e capacità trasformative per non rimanere imprigionati nelle scelte quotidiane. Per chi ha bisogno di rituali e processi di scelta complessi è condannato all’immobilismo e a stati d’incertezza perenne.
  • –  Le generazioni precedenti non hanno da offrire alle generazioni successive esempi ed esperienze di vita costruttivi per imparare a vivere, in quanto la velocità del cambiamento le ha separate in mondi e situazioni sociali differenti.
  • –  Le grandi narrazioni sociali condivise come le ideologie politiche e le religioni non hanno più la stessa forza e pregnanza di un tempo e non riescono ad attribuire senso e significato alla vita delle persone.
  • –  L’identità, la costruzione e gestione della stessa è in quest’ottica un compito individuale, per mancanza di modelli, la molteplicità di ruoli che nella vita personale e sociale svolgiamo e per inadeguati dispositivi sociali che sono incapaci di portare a termine il compito d’intervenire nella costituzione di un’identità unitaria e coerente.
  • –  La differenziazione e la complessificazione dell’esperienza sociale: l’azione non è trasferibile da un ambiente all’altro, i contesti si differenziano esageratamente anche se situati nello stesso stabile.
  • –  La difficoltà nelle scelte in relazione alle possibilità: i campi virtualmente disponibili e realmente praticabili superano la possibilità e capacità di ciascuno.
  • –  La ricorsività delle scelte. Le scelte che pochi decenni fa erano considerate definitive oggi non lo sono più (formazione, affettività, professione…). Fare scelte importanti, diviene una competenza fondamentale per non “perdersi” (esempio condizione dei migranti).
  • –  Il paradosso dell’impossibilità di non scegliere, pena l’inazione. La scelta è stata sempre associata ad un’idea di volontà e libertà, ora diviene una necessità ed anche non scegliere è una scelta. (scelta = obbligo)
  • –  I riti di passaggio delle società occidentali che segnavano il processo all’età adulta di un soggetto vanno scomparendo e perdendo la loro capacità di definizione sociale…anche questo è un compito che avviene individualmente: divenire adulti e essere riconosciuti come tali affermandosi.

    Il controllo è una disposizione degli esseri umani, anziani o giovani, ognuno di noi ha necessità di un certo grado di controllo sugli avvenimenti quotidiani, sul futuro prossimo ma anche sull’idea di un futuro remoto da pensare possibile.

    Si è interrotto il ciclo secondo il quale le generazioni precedenti supportavano quelle successive, anzi le generazioni attuali si sentono “scippate del futuro”.
    In che senso?
    Il crimine di cui si sono macchiate le generazioni precedenti, quelle che hanno conosciuto la dilazione della vecchiaia mantenendo potere decisionale, controllo e ruoli di maggiore responsabilità più a lungo del dovuto, è quello di aver modificato egoisticamente una struttura di welfare con decisioni che hanno favorito la propria generazione, rendendo significativamente più povere ed insicure le generazioni successive in nome della non sostenibilità di un sistema.

    Le generazioni più giovani provano a rivendicarsi ma senza il supporto delle generazioni precedenti, sarà una lotta persa?
    Le persone affrontano direttamente e quotidianamente sistemi e dispositivi sociali sproporzionati molto incidenti sulla loro vita: i sistemi pensionistici, i tipi di contratti consentiti, le macchinose burocrazie, le modalità di accesso al mondo del lavoro, il mediocre sistema sanitario, il sistema d’istruzione e formazione…la cultura, tutto congelato, contratto in un sistema statuale che non è più così sicuro e funzionale ad organizzare la vita delle persone. Le generazioni successive devono e dovranno gestire una situazione drammatica, senza supporto…è per questo che imparare ed acquisire o riconoscere le competenze è di grande importanza, per autoorientarci, ricominciare e ritrasmettere storie, narrazioni, capaci sostenere i nostri figli.

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