OPEN, di Andre Agassi – Gioco a tennis per vivere, anche se odio il tennis… l’ho sempre odiato.

aaaopen Apro gli occhi e non so dove sono o chi sono. Non è una novità: ho passato metà della mia vita senza saperlo. Eppure oggi è diverso. È una confusione più terrificante. Più totale. Alzo lo sguardo. Sono disteso sul pavimento accanto al letto. Adesso ricordo. Sono passato dal letto al pavimento nel cuore della notte. Lo faccio quasi tutte le notti. Giova alla mia schiena. Troppe ore su un materasso morbido sono un’agonia. Conto fino a tre, poi inizio a tirarmi su: un processo lungo e difficile. Con un colpo di tosse e un mugolio rotolo sul fianco, poi mi raggomitolo in posizione fetale, infine mi giro a pancia sotto. Adesso rimango in attesa che il sangue inizi a circolare.

Sono giovane, relativamente parlando. Trentasei anni. Ma al risveglio me ne sento novantasei. Dopo trent’anni di scatti, di arresti in una frazione di secondo, di balzi e atterraggi sul duro, il mio corpo non sembra piú il mio, soprattutto la mattina. Di conseguenza, neanche la mia mente sembra la mia. Quando apro gli occhi sono un estraneo a me stesso e benché nemmeno questa sia una novità, la mattina la sensazione è piú forte. Ripasso rapidamente i fatti essenziali. Mi chiamo Andre Agassi. Mia moglie si chiama Stefanie Graf. Abbiamo due figli, un maschio e una femmina, di cinque e tre anni. Viviamo a Las Vegas, Nevada, ma attualmente abitiamo in una suite del Four Seasons Hotel di New York, perché sto partecipando agli US Open del 2006. I miei ultimi US Open. Anzi, il mio ultimo torneo in assoluto. Gioco a tennis per vivere, anche se odio il tennis, lo odio di una passione oscura e segreta, l’ho sempre odiato. Quando quest’ultimo tassello della mia identità va al suo posto, scivolo sulle ginocchia e in un sussurro dico: Fa’ che finisca presto.
E poi: Non sono pronto a smettere.

Non ho mai amato troppo le autobiografie dei campioni sportivi, puzzano sempre di autocelebrazione, di rilettura ex post di tizi a cui, alla fine, è andato quasi tutto bene. Ho dovuto dunque, nel 2011, attendere almeno quattro opinioni diverse di persone che stimo molto come lettori, tutti entusiasti, per decidere di avvicinarmi a un libro di 504 pagine che racconta la storia di un tennista. Detta così, certo, non sembra un invito alla lettura. E, invece, questo libro è una sorpresa già dall’incipit. Andre Agassi, uno dei tennisti più celebri della storia del tennis, il primo ad avere sponsorizzazioni miliardarie, il primo a scendere e risalire nella classifica APT in modo incredibile, il primo a imporre il proprio look, spesso stravagante, a uno sport piuttosto classico e composto… Andre Agassi, uno dei pochissimi ad aver vinto praticamente tutto, primo al mondo per 101 settimane, vincitore di 60 titoli ATP e 8 tornei dello Slam, il primo ad aver fatto il Career Grand Slam (prima di Federer e Nadal) su tre superfici diverse. Uno dei soli 7 tennisti della storia ad aver vinto tutti e 4 i titoli dello Slam… be’ Andre Agassi odia il tennis. Non male come inizio, vero? Così si comincia a prendere confidenza con una storia incredibile, struggente e bellissima, di un uomo che si cerca e si perde, ma, lentamente, si trova.

Il romanzo autobiografico (mi piace chiamarlo così) comincia dalla fine, ovvero dall’ultimo torneo della carriera, ma poi torneremo indietro sino alla predestinazione decisa dal padre. Agassi sarebbe dovuto diventare un grandissimo tennista, il padre aveva deciso così: 17500 palle da colpire ogni settimana, 2500 al giorno, un padre che lo sottopone, ancora bambino, ad allenamenti brutali (contro il “drago sputapalle”: fu proprio il padre di Agassi a inventare quella macchina per far allenare i tennisti), poi la durissima “scuola per campioni” di Bollettieri, i disastrosi risultati scolastici, poi l’incredibile carriera (20 anni e oltre 1000 match), le delusioni, gli amori, le cadute, la droga, l’irruenza, l’irragionevolezza, la protesta, il disperato tentativo di affermare se stesso di un uomo a cui è stata negata anche la più piccola scelta.

Infine l’amore vero con il secondo matrimonio con la più grande tennista di sempre, Steffi Graf (dopo il fallimento del primo matrimonio con l’attrice Brooke Shields) a lungo corteggiata, la nascita dei figli, la riscoperta di un se stesso sconosciuto e la “scelta” della propria vita… sino all’impegno nella costruzione di una scuola fantastica. La storia di un uomo che diventa metafora della costruzione dell’identità, della affermazione di sé per cui non sono sufficienti il successo né i guadagni, la certezza che esiste sempre una seconda possibilità. Chapeau, da leggere assolutamente. Bellissimo e assolutamente gradevole alla lettura. Vi dispiacerà terminarlo.

Open

Andre Agassi
Stile libero Extra
pp. 504
euro; 20,00
ISBN 978880620726

«Open è uno dei piú appassionati libri contro lo sport che siano mai stati scritti da un atleta. Non è soltanto il memoir di un atleta, ma un vero e proprio racconto di formazione di grandissima profondità».

New York Times Books Review

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2 risposte a OPEN, di Andre Agassi – Gioco a tennis per vivere, anche se odio il tennis… l’ho sempre odiato.

  1. paoloplinio ha detto:

    infatti mi è dispiaciuto terminarlo. non so se è più il modo in cui è scritto o la sua carriera in sè che è stata appassionante, comunque vale davvero la pena

  2. federicobatini ha detto:

    😉 la penso proprio come te…, grazie

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