Anna e Mélanie, di Valentino Ronchi (lampi di stampa editore)

aaaannaemélanieNate entrambe nell’anno di grazia

millenovecentosettantasei, Anna

bisogna immaginarsela così, ai margini

di Milano studiare il pomeriggio

e uscire un’ora la sera prima della cena

per una passeggiata solitaria

rasente ai palazzi, per stradine illuminate

appena da grandi lampioni e cortili

di fabbrichette con gli uffici e i magazzini

annessi. Quanto a Mélanie – avete presente

Pauline à la plage l’avete visto per caso

in qualche sperduto cineforum?-

lei guarda il mare rannicchiata al muretto

della spiaggia e in Normandia continua

a passarci l’estate da sempre alla casa

dei nonni che imperterriti invecchiano

senza pensarci neanche a morire.

Rientri in ufficio dopo giorni fuori, per lavoro, a percorrere stazioni e cambiare treni, esplorando un mondo in transito… rientri, l’ufficio è deserto che è sabato, e ti trovi sopra la scrivania una busta che già ti solleva il sospetto. Poi la busta contiene l’ultimo libro di uno dei tuoi poeti preferiti (tra gli italiani viventi), Valentino Ronchi ed è abbinato a un delizioso biglietto che sollecita un invito e aggiunge felicità alla felicità con una bella notizia da condividere.

Me lo sono mangiato subito il libro di Valentino, con questa poesia narrativa che ogni volta che la leggo mi viene da pensare che mi assomiglia, ma che non ho il suo equilibrio e l’esattezza della misura e della collocazione di una frase piana. In questo libro racconta la storia di due donne che sembrano proprio non entrarci nulla tra loro e invece sì. Riesce anche a tirarsi fuori una voce di donna, se serve e quando serve, in questa raccolta Valentino e allora mi torna in mente una frase di un altro amico, altro poeta, che trova spazio (anche lui) tra i miei preferiti, Gabriel Del Sarto che ha detto che noi maschi dovremmo assumere in noi un po’ di maternità e accettarcela e starci bene dentro e forse un po’ di maschilismo piano piano, colerebbe via. Ecco allora le faccio fecondare tra loro queste parole perché questa raccolta di Valentino, solleva il femminile, nel senso migliore del termine e ce ne investe un po’, se si apre il libro… che tanto poi ti viene da arrivare in fondo.

La raccolta precedente l’avevo recensita qui:

https://federicobatini.wordpress.com/2013/02/12/canzoni-di-bella-vita-di-valentino-ronchi/

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