Adelchi, Alessandro Manzoni

aaa adelchiAdelchi:

Cessa i lamenti,
Cessa o padre, per Dio! Non era questo
Il tempo di morir? Ma tu, che preso
Vivrai, vissuto nella reggia, ascolta.
Gran segreto è la vita, e nol comprende
Che l’ora estrema. Ti fu tolto un regno:
Deh! nol pianger; mel credi. Allor che a questa
Ora tu stesso appresserai, giocondi
Si schiereranno al tuo pensier dinanzi
Gli anni in cui re non sarai stato, in cui
Né una lagrima pur notata in cielo
Fia contro te, né il nome tuo saravvi
Con l’imprecar de’ tribolati asceso.
Godi che re non sei; godi che chiusa
All’oprar t’è ogni via: loco a gentile,
Ad innocente opra non v’è: non resta
Che far torto, o patirlo. Una feroce
Forza il mondo possiede, e fa nomarsi
Dritto: la man degli avi insanguinata
Seminò l’ingiustizia; i padri l’hanno
Coltivata col sangue; e omai la terra
Altra messe non dà. Reggere iniqui
Dolce non è; tu l’hai provato: e fosse;
Non dee finir così? Questo felice,
Cui la mia morte fa più fermo il soglio,
Cui tutto arride, tutto plaude e serve,
Questo è un uom che morrà.

Il tragico epilogo di Adelchi, eroe della tragedia manzoniana, mi ha invitato alla rilettura (per quanto meno divertente di altre letture più coeve) per i temi che tratta. Mi è parso di rintracciare, nell’esortazione di Adelchi morente al padre Desiderio, re dei longobardi in procinto di essere sconfitto da Carlo Magno, un’ottima metafora di alcune delle situazioni politiche che oggi stiamo vivendo.

La vicenda è nota: siamo nel contesto della guerra del 772-774 tra i Franchi e i Longobardi. Carlo, Re dei franchi, ha sposato e poi ripudiato Ermengarda, figlia di Desiderio, re dei Longobardi (sorella di Adelchi). Desiderio giura di vendicarsi. Fallito un accordo col Papa si giunge, comunque, alla guerra coi Franchi. L’esercito di Carlo, varcate le Alpi attraverso un valico indifeso indicatogli dal diacono Martino, sorprende gli avversari e li sconfigge. Nel convento di Brescia, dove si era ritirata, Ermengarda trova nella morte la pace che aveva desiderato. L’avanzata dei franchi appare come inarrestabile. A Verona, Adelchi, con pochi uomini rimasti fedeli, tenta un’ultima disperata resistenza, ma viene ferito a morte. Adelchi, morente, viene portato nella tenda di Carlo, dove si trova, come prigioniero, anche Desiderio. La citazione sopra è un passo del colloquio tra Adelchi e Desiderio.

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