ZAMEL, di Franco Buffoni

AAAAAAzamel Ma perché il pensiero mi va via così… Sono in Tunisia, nella casa di Aldo, con la porta a vetri del bagno mancante e il processo contro il suo assassino dal nome bellissimo, Nabil, da seguire domani mattina. Rimetto tutto a posto, mi cadono due libri, La vita segreta di Telenio, attribuita a Oscar Wilde, in un’edizione piratesca del 1971, senza l’indicazione del nome del traduttore né dell’autore del disegno di copertina (uno stupendo Dargelos di Cocteau). Wilde ancora a connotare scandalo, Cocteau morto da poco. E Il Cardinal Pirelli di Ronald Firbank, edito da Feltrinelli nel 1964 con in appendice Fuoco nero tradotto da Vittorio Sereni. Erano gli anni in cui scriveva Gli strumenti umani…
Ecco, il corto circuito di Nabil. Qualcuno tra loro che – anche – lo pigli (a parte i professionnels versatiles), ci deve pur essere. Ma non per questo può tollerare di essere teorizzato, di essere esplicitamente definito “zamel” da uno straniero. Uno che deve limitarsi a prenderlo in culo e a pagare non può, letteralmente non può, definire zamel un magrebino. Ciò che Aldo ha fatto con la sua stupidissima capacità di irritare, portando alle estreme conseguenze il suo bisogno di autopunirsi. Vedi anche le avvisaglie. La mail in cui mi raccontava dell’ultimo dell’anno: i quattro ragazzi ubriachi dai quali si fece pisciare in bocca. O gli operai che dormivano nel cantiere: e lui che arrivava con whisky e sigarette e poi si “concedeva” a tutti.

Un romanzo del grandissimo intellettuale omosessuale Franco Buffoni. Un romanzo che si incentra intorno a una vicenda di omicidio (ambientato in Tunisia). Ma il processo a cui l’amico della vittima e narratore assiste, diventa il pretesto per scatenare, all’indietro, i ricordi e nei ricordi si dipana la storia del movimento gay, vengono fornite moltissime spiegazioni, aneddoti, riferimenti culturali e scientifici. Una sorta di incrocio e dialogo tra la forma saggio e la forma romanzo. Una lettura indispensabile per chi vuole… capirne un po’ di più. Visto che ieri era la giornata mondiale contro l’omofobia mi sembrava un delitto non invitarvi alla lettura di questo libro così importante.

Perché qui, in questa casa, è avvenuto un assassinio – e poche settimane fa, in una quieta sera, mentre Aldo e Nabil conversavano dopo aver fatto all’amore, e Aldo era ancora nudo, pur se in febbraio, grazie al riscaldamento “europeo” che si era fatto installare. Ha voluto farglielo ammettere, Aldo, nella sua sciocca presunzione. E ammettere che cosa, poi? Di essere un uomo giovane che amava e sapeva amare gli uomini? Eppure oggi in tribunale sembrava che proprio quella fosse la colpa. La colpa. Piuttosto, mi terrorizzava il suo sguardo mentre l’accusa parlava. Fisso, penetrante, senza incertezze. Mostruoso e disumano. Come quello dei serpenti, senza battito di ciglia né scansioni temporali. Fuori della storia e della pietas. Il suo sguardo è sempre stato così? Era così anche quando aveva i capelli? Dalla foto che Aldo mi mandò al computer non pareva, mi avevano colpito la bianchezza dei denti, la robustezza degli incisivi, il lobo dell’orecchio destro legato alla guancia. Così a cranio nudo, da prigioniero, oggi mi è sembrato proprio uscito da Genet. Soprattutto alla fine dell’udienza, quando ha reclinato la testa rasata sul braccio destro.

Il sito di Franco Buffoni: clicca qui.

La scheda libro nel sito dell’editore Marcos Y Marcos, clicca qui.

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