Una lezione di modernità che arriva da lontano: il maestro Nebbiai

A seguito dell’incontro con Stella Targetti, assessore della Regione Toscana all’istruzione e vicepresidente regionale, viene ricordato nel sito ufficiale (clicca qui) Mario Nebbiai (nato il 26 dicembre 1923, quasi novantenne).

Don Lorenzo venne da me due o tre volte. Venne a imparare qualcosina”. Il ricordo risale agli anni Cinquanta, che il “don” in questione è Lorenzo Milani, che il maestro da cui il fondatore della scuola di Barbiana andava era tipografo e incisore alla “Scuola-Città Pestalozzi di Firenze” mentre l’oggetto dei colloqui fra i due consisteva nello scambio di opinioni sul come scrivere e stampare il “giornalino” di classe (un foglio che nella scuola fiorentina  fondata nel 1945 da Ernesto Codignola si chiamava “Il nostro piccolo mondo” e che veniva realizzato dal maestro  Mario Nebbia).

In 50 anni di insegnamento non ho mai dato un voto – racconta orgoglioso il maestro Mario Nebbiai – perché ho sempre cercato di uscire da quel triangolo nefasto, ancora oggi molto in voga, che parte dalla spiegazione e attraverso l’interrogazione arriva al voto”.

La sua “pedagogia attiva” parte dal 1946: dopo essere stato membro del CTLN (“tessera n. 623 a firma del presidente Ragghianti“), Nebbiai insegnò a Petrognano di Barberino Val d’Elsa in una pluriclasse unica (“primo esperimento pedagogico-metodologico-didattico”) seguendo i metodi della Scuola-Città Pestalozzi che aveva appena aperto: introdusse a scuola l’allevamento dei bachi da seta e con il ricavato dalla vendita dei bozzoli, comprò i primi libri della biblioteca scolastica.

Nebbiai, che dal 1962 vive con la moglie in Ponte a Ema (Bagno a Ripoli), ha una storia ricca di vicende e di incontri; ricco di onorificienze ufficiali ricevute da almeno tre diversi Presidenti della Repubblica, l’uomo alle sue spalle ha pure una intensa attività sportiva: nella canoa e nel canottaggio.

Un giorno d’estate il “maestro-canoista” stava a Orbetello, attrezzando la sua sua canoa, proprio mentre due bambini, con una nonna in difficoltà nel tenerli a bada, erano “impegnati a fare spregi”. Nessun problema per un professionista nell’insegnamento attivo, interprete toscano della pedagogia popolare di Celestin Freinet: “Detti ai ragazzini un lapis e un foglio per uno, estrassi il contacolpi – racconta riferendosi allo strumento usato dai canoisti per ritmare le vogate – e rimasero buoni per tutto il tempo”. Uno dei ragazzi pestiferi si chiama Guglielmo Alessandro e da 8 giorni è diventato re d’Olanda dopo l’abdicazione della madre Beatrice.

Gli anni successivi (a Palazzolo di Incisa e a Vallina di Bagno a Ripoli) sperimentò, sempre con pluriclassi, un altro tipo di “filiera” didattica (coinvolgendo anche istituti di credito) e il pedagogista Ernesto Codignola lo volle alla Pestalozzi dove, appunto, curò la stampa tipografica del giornalino scolastico fatto con gli studenti (“grazie alla cassetta dei caratteri tipografici anche l’orribile dettato diventava una cosa simpatica”).

Personaggio eclettico (anche violinista: “ero bambino all’inizio degli anni Trenta e mio babbo, che aveva una rivendita di legna da ardere, mi comprò un violino da un liutaio in San Frediano: in cambio lui volle, per qualche anno, una fornitura di legna da bruciare nella stufetta”), Mario Nebbiai continua a scrivere. Racconti, fiabe, poesie.

Fra due anni festeggerà le nozze “di ferro” (70 anni di matrimonio) e tiene molto a una vecchia medaglia, con tanto di nastro tricolore ormai scolorito. Sopra incisero queste parole: “Benemerito della Popolare Istruzione“.

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2 risposte a Una lezione di modernità che arriva da lontano: il maestro Nebbiai

  1. Luciab ha detto:

    Bellissima questa figura di Maestro (con la M maiuscola). Mi chiedo come riusciremo a sfuggire il “triangolo nefasto”, con il registro elettronico!

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