La seconda vita del signor Borg, di Mikael Bergstrand

aaaa seconda «allora, che te ne pare? non è venuto carino, dopo la ristrutturazione?» Io annuisco e sorrido. L’interno del salone Cissi è grossomodo com’è sempre stato. Non conosco nessuno che sia ossessionato quanto Cissi dal continuo rinnovare, e al tempo stesso così disastroso nel farlo. Il divano bianco che la volta scorsa stava a sinistra di una yucca, adesso è foderato di rosso e sta a destra di un ficus beniamina. Non ne sono del tutto sicuro, ma credo che la bruna con il caschetto alla paggio del poster in cornice dietro il bancone fosse una bionda con il caschetto alla paggio.

«c’è una luce completamente diversa con il nuovo colore, non trovi?»

Gli occhi di Cissi mi guardano speranzosi, sotto la frangia di ciocche dritte come spaghetti. se non fosse perché la conosco, direi che ricorda un bambino innocente e curioso quando assume quell’espressione. «assolutamente» rispondo, frugando invano nella memoria alla ricerca del colore precedente, che non può essere stato molto lontano, nella scala cromatica, dal giallo pallido che copre adesso le pareti.

«sei dimagrito» dice Cissi.
«sì, qualche chilo.»
«stai bene. così il tuo viso assume un aspetto più mascolino.» 

«grazie» rispondo, e mi chiedo fuggevolmente se questo significa che prima ai suoi occhi sembravo un’oca ipernutrita. Sono trascorsi circa undici anni dalla prima volta che ho messo piede al salone cissi in Östergatan a Malmö, con un ordine imprecisato di Mia, con cui all’epoca ero felicemente sposato, di modernizzarmi. ne ero uscito mezz’ora più tardi, con una coda di cavallo in meno, defraudato della mia identità. La coda di cavallo era stata la mia rassicurante compagna fin dagli ultimi anni dell’adolescenza, il fazzoletto che mi annodavo intorno alle dita quand’ero nervoso e che ogni tanto succhiavo quando nessuno mi vedeva. Fino a che una parrucchiera linguacciuta non era riuscita in qualche modo inspiegabile a convincermi a tagliare quel cordone ombelicale. ne piansi sentitamente la perdita per una settimana o giù di lì. Però Mia gradiva ciò che vedeva, e quando lo choc e il dolore furono scemati, cominciai ad accettare il mio nuovo look con i capelli-dietro-le-orecchie. Mi faceva somigliare a molti altri quarantenni del mio genere, che di malavoglia si erano resi conto di non poter continuare a fingere di essere dei ragazzini ma che volevano comunque segnalare che c’era ancora un pizzico di rock’n’roll dietro il principio di pancetta. Noi che avevamo dei cosiddetti “lavori creativi” e che quando indossavamo la giacca il più delle volte era una variante un po’ frusta di velluto a costine, con sotto un dolcevita nero. noi che eravamo così banalmente simili gli uni agli altri. eppure allora avevo visto Cissi – con le sue forbici brutali nelle mani abili e svelte – come il parrucchiere più innovativo del mondo. Oggi so che era una grossa illusione, che il taglio della mia coda era stato un puro e semplice lavoro su commissione organizzato da Mia. Cissi me lo raccontò quattro mesi e diciassette giorni dopo il divorzio  …

Ora immaginate di avere cinquant’anni, di essere sovrappeso, nemmeno tanto moderatamente, di avere un divorzio che proprio non riuscite a digerire… ma, tutto sommato, di rimanere in piedi… finché… be’ finché non perdete anche il lavoro. Qui scatta, nella vita del signor Borg, l’interruttore di allarme. Inizialmente non riesce a reagire in nessun modo e diventa completamente apatico e abulico… poi uno dei suoi amici più cari, con il quale ha un rapporto complesso, lo invita con lui, che fa la guida turistica, a un viaggio in India. Il viaggio inizia in modo disastroso, ma poi il signor Borg deciderà di fermarsi ancora un po’, poi ancora un po’… e di darsi una seconda possibilità. Un romanzo acuto, divertentissimo a tratti, con un tono comunque scanzonato e autoironico della voce narrante, ma che affronta temi importanti, specie oggi. Si può ripartire? è possibile avere una seconda chanche nella vita? c’è un termine anagrafico? si può riprendere possesso di se stessi, della propria vita, delle proprie scelte? Uscito da pochissimo, leggetelo, fatelo leggere, un inno all’autorialità rispetto alla propria esistenza…

Traduzione di Carmen Giorgetti Cima, edito da Piemme.

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