Maneggiare con cura, di Joe Lansdale

aaaaaa maneggi Godzilla, che sta andando al lavoro in fonderia, vede un grosso edificio che sembra essere fatto interamente di rame lucido e scuro vetro solare riflettente. Vede la sua immagine rispecchiata nelle vetrate e pensa ai vecchi tempi, si chiede cosa proverebbe a saltare sull’edificio, sputargli fiamme addosso, annerire le finestre col suo fiato ardente, poi ballare gioiosamente tra le rovine fumanti. Un giorno alla volta, si dice. Un giorno alla volta. Godzilla fissa a lungo l’edificio, meditabondo. Poi tira dritto. Va alla fonderia. Si mette il casco di sicurezza. Soffia il suo fiato igneo nel grande bacino pieno di parti meccaniche usate, trasforma i pezzi delle automobili in metallo fuso. Il metallo scorre in tubature fino a nuovi stampi per nuovi pezzi di ricambio. Portiere. Tettucci. Eccetera.

Godzilla sente un po’ della tensione che sta scemando.

 

(Joe L. Lansdale, Maneggiare con cura. Antologia di racconti, Roma. Fanucci, 2002)

Una raccolta di racconti incredibili. Nel brano citato in esergo troviamo una casa di cura per mostri, dove si può imparare a essere pacifici e condurre una vita normale. Godzilla ci prova, certo incontra tantissime difficoltà perché ricordarsi di quando schiacciava esseri umani inermi gli provoca ancora un fremito.

Questo è soltanto uno degli incredibili racconti contenuti in Maneggiare con cura, raccolta di racconti del grandissimo Joe Lansdale, del quale abbiamo già recensito altre opere. Tradotto da Umberto Rossi, per farvi un’idea di questa raccolta, edita da Fanucci nel 2002, ecco l’indice:

Indice

L'arena                                       9
Girovagando nell'estate del '68              29
Godzilla in riabilitazione                   57
La bambola gonfiabile: una favola            67
Un signor giardiniere                        73
Piccole suture sulla schiena di un morto    109
La notte dei pesci                          133
Nel Deserto delle Cadillac, con i morti     145
I treni che non abbiamo preso               201
La notte che si persero il film dell'orrore 219
Non viene da Detroit                        243
Incidente su una strada di montagna
    (e dintorni)                            257
Una serata al drive-in                      287
L'inferno visto dal parabrezza              303
Eccitarsi per l'horror:
    emozioni a basso costo                  321

Postfazione                                 339

 

Ed ecco un assaggio da L’Arena, il primo racconto della raccolta:

L’avevano catturato sei mesi prima. E quella sera Harry sarebbe sceso nell’arena. Lui e Big George, subito dopo che i pitbull avessero finito di sbranarsi reciprocamente le budella, sarebbero scesi a fare il proprio lavoro. Il perdente sarebbe restato lí, per essere dato in pasto ai cani, tenuti a stecchetto per l’occasione. Quando i cani avrebbero finito di mangiare, la testa del perdente sarebbe stata piantata su un palo. Già dodici pali circondavano l’arena. Su ciascuno poggiava una testa, o un teschio, a seconda di quanto tempo era stata esposta agli elementi, alle formiche ambiziose che s’arrampicavano sui pali e agli uccelli affamati. E naturalmente, a seconda di quanta carne i pitbull avevano strappato prima che la testa venisse issata sul palo.

Dodici pali. Dodici teste.

Quella sera sarebbero stati alzati un nuovo palo e una nuova testa.

Harry guardò la congregazione. Tutti quanti, piú o meno sessanta. Un vero spettacolo. Sembravano creature folli uscite da un libro di Lewis Carroll. Solo che non avevano lunghe orecchie da coniglio o buffi cappelli a cilindro. Erano soltanto buzzurri di una zona agricola fuori mano e arretrata, non troppo diversi da lui. Con una sola grande differenza. Erano matti come topi ballerini. O forse non erano matti loro, era matto lui. Certe volte aveva la sensazione di essere finito in un universo parallelo dove non valevano le vecchie leggi della natura e del bene e del male. Come Alice che piomba nel Paese delle meraviglie attraverso la tana del coniglio. La folla attorno all’arena aveva borbottato e chiacchierato, ma ora s’erano zittiti. Un uomo che indossava un abito nero e un cappello usci alla luce delle lampade al neon. Un grosso serpente a sonagli era arrotolato attorno al suo braccio destro. Si contorceva dalla spalla al polso. Attorno al polso sinistro era acciambellato un serpente piu piccolo, un testa di rame. L’uomo aveva una Bibbia nella destra. Lo chiamavano il Predicatore.

Avvoltosi il mostruoso serpente a sonagli attorno al collo, il Predicatore lo lasciò appeso li. Penzolava come se lo avessero drogato. La lingua saettava fuori di tanto in tanto. A Harry faceva venire la pelle d’oca. Odiava i serpenti. Sembrava sempre che sorridessero. Ma non c’era niente al mondo che fosse cosí maledettamente divertente; non per tutto quel tempo, almeno.

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