Il diario di Anna Frank

aaa annie

Ti ho già più volte spiegato che la mia anima è, per così dire, divisa in due. Una delle due metà accoglie la mia esuberante allegria, la mia gioia di vivere, la mia tendenza a scherzare su tutto e a prendere tutto alla leggera. Con ciò intendo pure il non scandalizzarsi per un flirt, un bacio, un abbraccio, uno scherzo poco pulito. Questa metà è quasi sempre in agguato e schiaccia l’altra, che è più bella, più pura e più profonda. La parte migliore di Anna non è conosciuta da nessuno – vero? – e perciò sono cosi pochi quelli che mi possono sopportare.

Certo, sono un pagliaccio abbastanza divertente per un pomeriggio, poi ognuno ne ha abbastanza di me per un mese. Esattamente la stessa cosa che un film d’amore per le persone serie: una semplice distrazione, uno svago per una volta, da dimenticare presto, niente di cattivo ma neppure niente di buono. È brutto per me doverti dire questo, ma perché non dovrei dirlo, quando so che è la verità? La mia parte leggera e superficiale si libererà sempre troppo presto della parte più profonda, e quindi prevarrà sempre. Non ti puoi immaginare quanto spesso ho cercato di spingere via quest’Anna, che è soltanto la metà dell’Anna completa, di prenderla a pugni, di nasconderla; non ci riesco, e so anche perché non ci riesco. Ho molta paura che tutti coloro che mi conoscono come sono sempre, debbano scoprire che ho anche un altro lato, un lato più bello e migliore. Ho paura che mi beffino, che mi trovino ridicola e sentimentale, che non mi prendano sul serio.

Anna Frank, Diario, Torino, Einaudi, 1966

Un’opera fondamentale, da rileggere. Non c’è bisogno di tanta introduzione, di commenti, si tratta di un libro “obbligatorio” per la crescita di ciascuno. Per chi non avesse le informazioni essenziali questo che è uno dei Diari più noti al mondo è il racconto (scritto originariamente in olandese) che una ragazza ebrea di Amsterdam (Annelies Marie Frank, detta Annie) costretta, dal 1942, a nascondersi per evitare di essere condotta nei campi di concentramento, fa raccontando la propria vita quotidiana, le piccole felicità e le difficoltà di ogni giorno. Nel 1944 però la famiglia fu scoperta nonostante fossero nascosti e avessero degli amici che li aiutassero (a causa di una delazione). Condotti al campo di concentramento di Westerbork vengono divisi, ma ad eccezione del padre di Anna, tutti quanti morirono all’interno dei campi di sterminio nazisti. Anna morirà di tifo a causa delle terribili condizioni igienico–sanitarie-alimentari nel campo di concentramento di Bergen-Belsen (Germania) nel marzo 1945 insieme alla sorella Margot, dopo essere stata deportata nel settembre 1944 ad Auschwitz. Grazie ad alcuni amici di famiglia che riuscirono a salvare i suoi scritti il padre potè curarne la pubblicazione, nel 1947, ad Amsterdam con il titolo di Het Achterhuis (Il retrocasa). Il successo del volume fu inizialmente lento, poi travolgente e presto venne tradotto in quaranta lingue. Nel 2009 l’Unesco l’ha inserito nell’elenco delle Memorie del mondo.

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