I costi della dispersione scolastica. Un quadro drammatico.

Abbandono e dispersione scolastica hanno un costo? Certo anche se tale costo è molto difficile da calcolare. Daniele Crecchi ha provato a determinare il numero dei drop-out incrociando molti dati (Isfol-Bankitalia) sul tema.

Come si può quantificare il valore degli investimenti messi in campo dalle istituzioni scolastiche, dagli enti locali, dalle agenzie formative e di orientamento e dalle associazioni no profit? Daniele Crecchi ha tracciato un quadro, basato su dati Bankitalia e Isfol, di quanti siano i «drop out», cioè gli italiani che «cadono fuori» (o “vengono spinti fuori”) dalla scuola italiana. Su 100 bambini che ogni anno iniziano gli studi ce n’è uno che non riuscirà neppure a finire la scuola primaria (cioè le scuole elementari, fatto gravissimo), ben cinque si fermeranno alla licenza della scuola primaria (licenza elementare), e sono addirittura 32 coloro che lasceranno dopo le medie. Oltre a 17 che tentano le superiori ma falliscono e altrettanti che non riescono ad arrivare alla laurea. I dati dunque sono impietosi… alla partenza 100, all’arrivo del diploma di scuola secondaria soltanto 45. Il dato è sconcertante. 55 ragazzi/e su 100 si perdono durante il percorso… senza contare che questi sono soltanto gli abbandoni, se dovessimo contare le ripetenze o coloro che non raggiungono le competenze che il loro reale potenziale cognitivo consentirebbe… siamo a un livello di mortalità davvero assurdo.

Provando a fare dei conti i giovani in fuga dalla scuola costerebbero all’Italia 70 miliardi l’anno. «I ragazzi abbandonano gli studi troppo presto», continua l’economista, «accettano lavori con retribuzioni più basse e così se ne va in fumo un ipotetico 4% di Pil». Il calcolo effettuato dal prof. Crecchi si articola su queste basi: in Italia ci sono 12,6 milioni di persone che hanno lasciato gli studi prima del diploma, che hanno un livello di occupazione più basso del 14% rispetto a chi ha finito le superiori e che, se hanno un impiego, guadagnano circa 4 mila euro in meno dei colleghi più scolarizzati. Se tutte queste persone venissero assunte con lo stipendio medio di una persona che ha almeno un titolo di studio superiore, genererebbero un «giro d’affari» da 70 miliardi. «Una cifra – sottolinea Checchi – assolutamente ipotetica, ma che dà l’idea del potenziale economico che il tema ha nel nostro Paese». Vero che i calcoli di Checchi si basano sulla ipotetica capacità di scolarizzare in maniera efficace tutti coloro che abbandonano i percorsi e sulla conseguente capacità di assorbimento del mercato del lavoro, però… è altresì vero che in questi calcoli non sono compresi i futuri costi sociali determinati da: reddito più basso, elevato livello percentuale di microcriminalità, maggiori costi sanitari… etc…

Forse sarà il caso di investire prima in percorsi di recupero delle competenze di base e di orientamento con modelli formativi per scongiurare questi costi immensi.

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