L’orientamento a scuola diventa obbligatorio

Non può essere esente da critiche la disposizione attraverso la quale si rende obbligatorio, di fatto, l’orientamento a conclusione del percorso di istruzione secondaria di secondo grado. Questo perché la responsabilità attribuita ai docenti, seppure moderata da quanto affermato successivamente, risulta eccessiva. La funzione orientativa è una funzione estremamente delicata e non ci si improvvisa orientatori.

La critica è duplice perché l’orientamento, nelle formulazioni utilizzate dal decreto, appare come un supporto informativo, quando la letteratura e la ricerca sul tema si è decisamente orientata, dopo molti anni di dibattiti, verso i modelli formativi.

Nell’art. 8 del decreto vengono inseriti strutturalmente percorsi di orientamento post-diploma negli ultimi anni della secondaria di II grado «al fine di facilitare una scelta consapevole del percorso di studio e di favorire la conoscenza delle opportunità e degli sbocchi occupazionali per gli studenti» già dall’anno scolastico corrente. Vengono introdotte a questo fine alcune modifiche al dlgs n. 21/2008, dedicato alla «realizzazione dei percorsi di orientamento finalizzati alla scelta dei corsi di laurea universitari» e AFAM (lo stesso decreto che conteneva la disposizione sul “bonus maturità” ora abrogata). Questo il passaggio più significativo riguardante il personale docente: «le attività inerenti ai percorsi di orientamento sono ricomprese tra le attività funzionali all’insegnamento non aggiuntive e riguardano l’intero corpo docente». Le attività di orientamento diventano allora obbligatorie per tutti i docenti dell’istituto e non vengono retribuite aggiuntivamente, a meno che non venga superato il limite delle 80 ore annuali previsto complessivamente dall’art. 29 del CCNL per tutte le attività funzionali all’insegnamento (disposizione che peraltro, in tal modo viene sostanzialmente modificata). In caso di sforamento il DL prevede che «ove siano necessarie attività ulteriori, che eccedano l’orario d’obbligo, queste possono essere remunerate con il Fondo delle istituzioni scolastiche» definito nella contrattazione d’istituto (ma il FIS, che le scuole hanno già visto ridursi di anno in anno, non ha spesso risorse da dedicare a questo tipo di attività).

Il nuovo orientamento, rigorosamente rivolto solo a «favorire una maggiore consapevolezza nella scelta del percorso di studio» universitario e una «migliore conoscenza delle opportunità e degli sbocchi occupazionali» post-laurea (così nella Relazione illustrativa del DL), sarà finanziato con 1,3 mln di euro nel 2013 e 5 mln a partire dal 2014, ma solo «quale contributo per le spese di organizzazione e programmazione delle attività»; in altri termini, quei fondi non potranno essere utilizzati per i docenti, ma serviranno per finanziare interventi esterni da parte di università «altre istituzioni, enti, associazioni, imprese, rappresentanze del mondo del lavoro e delle professioni» (dlgs n. 21/2008, art. 2, comma 3) e anche «camere di commercio e agenzie per il lavoro». Alle scuole è fatto obbligo di inserire le attività programmate nel POF e nel proprio sito web.

In questo senso si esorta il governo a considerare le attività di orientamento come attività legate anche alla prevenzione dell’abbandono e della dispersione scolastica e dunque come ottimo investimento sul futuro che consentirebbero ingenti risparmi di spesa sociale futura. Le attività di orientamento richiedono specialisti e i bisogni dei ragazzi/e sono, essenzialmente, legati allo sviluppo di competenze orientative (modelli formativi di orientamento) e non esclusivamente informativi (ai quali si potrebbe ovviare con un sito nazionale ben fatto).

Il decreto apre, comunque, ulteriori spazi di lavoro e occupazione per orientatori.

Per diventare orientatore: clicca qui.

Un percorso specialistico per l’orientamento narrativo: clicca qui.

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