A Jean Patrick Modiano il premio Nobel per la letteratura 2014

 PATRICK MODIANO : "ECRIRE, C'EST COMME CONDUIRE DANS LE BROUILLARD".  Nato nel 1945 figlio di un ebreo emigrante di origini italiane (come rivela il cognome). Curioso sapere che ha avuto come insegnante di geometria Raymond Quenau, poi divenuto suo amico. Del 1967 La place de l’Etoile, suo primo romanzo. Considerato uno dei più importanti narratori francesi contemporanei. Con Rue des boutiques obscures, nel 1978 ha vinto il Premio Goncourt. Autore di numerosi romanzi e racconti, tra cui, tradotti in italiano, Dora Bruder (Guanda), Sconosciute, Bijou , Un pedigree (Einaudi) e Nel caffè della gioventù perduta (Einaudi). Nel 2012, sempre per Einaudi, ha pubblicato L’orizzonte.

I libri di Patrick Modiano parlano spesso di Parigi e hanno il loro centro in temi come: memoria, identità, tempo.

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Nobel assegnato per “l’arte di ricordare con cui ha evocato i destini umani più difficili da comprendere e ha svelato l’universo dell’occupazione“.

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Quei frammenti di ricordi corrispondevano agli anni in cui la tua vita è disseminata di bivi, in cui ti si aprono cosí tante strade da avere l’imbarazzo della scelta. Le parole di cui riempiva il taccuino gli evocavano l’articolo inerente la «materia oscura» che aveva mandato a una rivista di astronomia. Dietro agli avvenimenti precisi e ai visi familiari avvertiva tutto ciò che era diventato materia oscura: brevi incontri, appuntamenti mancati, lettere perdute, nomi e numeri di telefono scritti su una vecchia agenda che non ricordi piú, e uomini e donne che hai incrociato senza nemmeno saperlo. Come in astronomia, la materia oscura era piú vasta rispetto alla parte visibile della tua vita. Era infinita. E lui registrava sul taccuino qualche debole scintillio in fondo all’oscurità. Scintillii tanto deboli che chiudeva gli occhi e si concentrava alla ricerca di un dettaglio evocatore che gli permettesse di ricostruire l’insieme, ma l’insieme non c’era, solo frammenti, polvere di stelle. Avrebbe voluto tuffarsi nella materia oscura, riannodare uno a uno i fili spezzati, sí, ritornare indietro per trattenere le ombre e saperne qualcosa di piú. Impossibile. Allora non restava che ritrovare i cognomi. O anche i nomi. Servivano da calamita. Facevano rinascere impressioni vaghe difficili da chiarire. Chissà se appartenevano al sogno o alla realtà? (L’orizzonte, 2010)

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