Contro-natura? Omogenitorialità e assurdità…

Non voglio farle eccessiva pubblicità, probabilmente così facendo ne favorisco la lettura, tuttavia ritengo giusto, oggi, affrontare il contributo di Carla Falconi e del suo veterinario… sulla questione dell’omogenitorialità. Sì… non è un refuso… Carla Falconi inizia il suo articolo (leggilo qui) spiegando per quale motivo la natura “direbbe no” al tema dei figli per le coppie omosessuali… e la prima ragione è quella sostenuta dal suo veterinario (sic!) per cui i mammiferi sono eterosessuali. Cominciamo da qui: il veterinario della signora Falconi dovrebbe tornare all’Università e studiare un po’ meglio. Nessuno scienziato che si rispetti oggi potrebbe definire “contro natura” l’omosessualità. Semplicemente perché in natura esiste. È diffusa tra molti animali, dagli insetti ai cani. Giorgio Celli, direttore dell’Istituto di Entomologia agraria dell’Università di Bologna, ha anzi dimostrato che viene ampiamente usata per tenere sotto controllo la crescita demografica, e che esistono meccanismi automatici che la fanno aumentare o diminuire (come mostrano gli studi sui topi). Per molti mammiferi l’omosessualità è anche un sistema di comunicazione sociale. Le mucche si montano tra loro per sincronizzare il ciclo riproduttivo. Le femmine di scimmia Rhesus per stabilire la gerarchia nel gruppo. E qualcosa di simile succede nei babbuini: quando due maschi si incontrano, l’individuo di grado inferiore mostra le terga all’altro: si tratta di un’offerta sessuale per ingraziarselo, spiega Isabella Lattes Coiffmann. Succede una cosa simile anche nei cani. Tra gli animali l’identità sessuale è d’altronde così instabile che anche l’ambiente può modificarla, o addirittura l’età, come nelle cernie. Atteggiamenti omosessuali riguardano anche insetti e molluschi. Tra le cimici Afrocimex, per es., un maschio inocula i suoi spermatozoi in un altro maschio, che poi li userà insieme ai suoi, per fecondare una femmina. La scoperta più sorprendente l’hanno fatta dei biologi canadesi che hanno filmato a 2512 m. di profondità nell’Oceano Atlantico, 16 minuti di amplessi a luci rosse tra due polpi maschi di specie diverse (foto su n.41 di Focus pag.32).. Insomma la Falconi e il suo veterinario (bella coppia, visto il cognome della prima) hanno sbagliato nel motivo che sta a fondamento del loro articolo, per il resto l’articolo è, comunque, scontato, noioso (pur attribuendo la noia al parlare di omosessualità e la cosa meriterebbe un serio approfondimento, quando diventa noioso parlare di diritti di una minoranza?) e ripete argomenti triti.

L’articolo e il titolo stesso partono però dal presupposto sbagliato, ovvero di ciò che è naturale e ciò che non lo è. Non è naturale (lo ammette persino la Falconi) essere monogami, essere fedeli, avere una religione, indossare il pigiama, andare a scuola… è naturale, invece, essere omosessuali. La cura dei figli fino alla maggiore età, ad esempio, non è certo naturale, questo significa che… la nostra cultura cambia, si evolve, modifichiamo le nostre sensibilità sino alle modalità con cui curiamo i nostri piccoli… oltre alle deboli basi etologiche, la Falconi, evidentemente ha scarsissime basi storiche… altrimenti saprebbe come gli approcci di cura e i modelli familiari si sono modificati nel tempo. Quando lei parla di “come si fa” a allevare un figlio pare ignorare un fatto molto semplice… lei sta solo parlando, in realtà, di come si alleva un figlio tradizionalmente  nel nord-ovest del mondo in un tempo storico preciso. Occorre porre attenzione… nelle molte discussioni che riguardano l’omogenitorialità, infatti, molte volte queste posizioni vengono presentate come “naturali”, come “le uniche possibili”, come “il modo in cui”, quando sono modalità geograficamente, culturalmente e temporalmente determinate.

Ecco un’altra risposta di Riccardo Rita: clicca qui.

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