Interviste a neet e dropout (scienze dell’educazione e scienze della formazione primaria)

Scienze dell’Educazione e Scienze della Formazione Primaria 2014/2015 Prof. Batini – Prova intervista.

Per la prova relativa alle interviste occorre somministrare 5 interviste a neet e 5 a dropout per ogni studente. Le interviste, della durata di 40-60 minuti, dovranno essere registrate (o videoregistrate) e poi sbobinate e integralmente trascritte in file di testo (occorre trascrivere parola per parola ciò che accade, segnalando anche, tra parentesi quadra, note come [ride] oppure [lungo silenzio] etc..). La varietà geografica diventa importante, sarebbe meglio avere interviste da ogni regione del centro Italia almeno.

Introduzione semplice all’intervista: clicca qui.

Introduzione all‘intervista qualitativa: clicca qui.

Analisi qualitativa delle interviste, intervista e comunicazione: clicca qui.

Vedi: la trascrizione dell’intervista (clicca qui). Nel nostro caso scegliamo di riprodurre integralmente quanto affermato nell’intervista.

Queste interviste esauriscono le somministrazioni legate all’intervista se vengono svolte con cura e seguendo tutte le istruzioni.

Nel fare un’intervista è importantissimo non essere giudicanti, essere accoglienti, non cercare di suggerire, ma cercare, anzi, di ricostruire il punto di vista autentico del soggetto che si incontra.

L’intervista mira a ricostruire le seguenti aree relative a ciascun soggetto incontrato:

  • la storia di vita complessiva;
  • l’esperienza formativa ricostruendone anche le varie tappe, i successi, le delusioni, i conflitti, i problemi, le opportunità, chi è stato di aiuto, chi ha ostacolato, la percezione di sé nelle varie esperienze formative, le “storie mitiche”, gli episodi, i personaggi importanti in ogni senso etc… in modo da riuscire a comprendere, dal racconto della persona;
  • le altre esperienze (sport, associazionismo, hobby, lavoretti);
  • le eventuali esperienze di lavoro (analizzate con mansioni, relazioni, visione di sé nel lavoro);
  • cosa ha determinato un arresto o scelte di tipo diverso rispetto al percorso di istruzione, al proprio inserimento lavorativo;
  • la percezione delle proprie competenze attuali (punti di forza e punti di debolezza);
  • la visione ed i progetti per il futuro;
  • la relazione con l’apprendimento (mi piace imparare? cosa considero imparare? cosa imparo? considero apprendimento soltanto quello della scuola?);
  • la relazione con la lettura (pratiche, considerazione, esperienza precedente, ricordi);
  • l’autovalutazione (a che punto sono? come sto? come penso di migliorare la mia situazione per il futuro?).

Estratto dal testo (importante) di Robert Atkinson sull’intervista narrativa: clicca qui.

Studiare il paragrafo “l’intervista narrativa”: clicca qui.

L’intervista biografica, una proposta metodologica: clicca qui.

La tecnica di intervista nelle storie di vita: clicca qui.

L’approccio a cui ci ispiriamo (pur senza seguire alla lettera il lungo protocollo) è quello di Jean-François Draperi, allievo di Henri Desroche.

Henri Desroche, inventore del colloquio autobiografico. Nato a Roanne nel 1914 e morto a Villejuif (periferia di Parigi) nel 1994, Henri Desroche si forma nell’Ordine dei Domenicani prima di entrare al Centre national de la recherche scientifique (cnrs) e poi all’École pratique des hautes études (ephe). Fonda e anima l’Université coopérative internationale (uci), «università extra-moenia, stagionale e itinerante», in cui accoglie adulti di ogni continente desiderosi di formazione. È nello scambio con questi attori sociali, spesso autodidatti, che Desroche concepisce il colloquio autobiografico presentato nel libro Entreprendre d’apprendre, pubblicato nel 1990 dalle Éditions Ouvrières di Parigi. Il lavoro di Jean-François Draperi è frutto di un apprendistato dell’autore con Henri Desroche in Francia e nell’Africa Subsahariana dal 1974 al 1994. Esso riassume, commenta e completa le indicazioni fornite da Desroche in Entreprendre d’apprender per facilitare una pratica più diffusa del colloquio e di suscitare il di- battito sui suoi fondamenti teorici. In Italiano è uscito (edito da EGEA), tradotto e curato da Davide Lago, con introduzione di Alessio Surian, il volume (prezioso) Percorrere la propria vita. Formazione all’autobiografia ragionata. Clicca qui per andare al sito dell’editore e alla presentazione del volume.

Richiamiamo qui alcuni concetti fondamentali dell’autobiografia ragionata, utile per caratterizzare le nostre interviste:

Soggetti del colloquio

Il colloquio di autobiografia ragionata avviene tra due persone: la persona-progetto e la persona-risorsa. La persona-progetto è quella che ripercor-re i fatti sociali del proprio percorso di vita, mentre la persona-risorsa ha il compito di ascoltare, porre eventualmente domande e annotare tutti i fatti esposti dalla persona-progetto.

Le tre tappe dell’autobiografia ragionata

L’autobiografia ragionata comprende tre esercizi successivi:

  • il colloquio autobiografico, eseguito in due;
  • la redazione del percorso, eseguita singolarmente;
  • la presentazione del proprio percorso e la discussione attorno ai fili conduttori, eseguita in piccoli gruppi.

    Affinché questi esercizi siano condotti in modo corretto, è necessaria la costituzione di un gruppo di circa dieci componenti (per noi i gruppi di commento possono essere costituiti da cinque soggetti).

    Colloquio autobiografico e colloquio analitico: confusioni da evitare

    Come il colloquio analitico, quello autobiografico suppone una qualità di ascolto particolare, un grande distanziamento e l’assenza di controtransfert.

    Esso si distingue dal colloquio di analisi in numerosi aspetti:

    • –  non si sbilancia sui traumi della persona;
    • –  non si interessa ai fatti psicologici e intimi, bensì ai fatti sociali e pubblici;
    • –  si interessa ai fatti propriamente detti e non entra nell’interpretazione;
    • –  non è un colloquio non direttivo, bensì semidirettivo;

    • –  il colloquio autobiografico è (generalmente) gratuito;
    • –  non c’è alcuna teoria dell’autobiografia ragionata, né terapeuta;
    • –  il colloquio autobiografico si realizza (generalmente) in una sessione di alcune ore, di solito due;
    • –  il colloquio autobiografico è seguito da uno scambio tra le due persone, teso a scoprire i fili conduttori del percorso;
    • –  l’ulteriore lavoro che può prendere avvio dal colloquio autobiografico non fa appello alla teoria psicanalitica, bensì alla memoria.

      Voi vi identificate come persona-risorsa. Potete proporre il colloquio a una persona –, giacché sapete che questo colloquio sarà proficuo per la persona. Ma questa persona ha il diritto di rifiutarsi. Non esiste a priori alcun criterio oggettivo che dica fino a dove può spingersi la propria capacità di persuasione, ma il principio di riferimento decisivo è il rispetto della persona. La persona-risorsa è, insomma, al servizio della persona-progetto.

      Obiettivo

      L’obiettivo del colloquio è di permettere a una persona di fare un bilancio del proprio percorso professionale, sociale e formativo.

      Un metodo elementare

      Il colloquio propriamente detto consiste dunque, in gran parte:
      – nel far esprimere i fatti e i progetti;
      – nel farli datare con precisione.

      Molto importante sarà una volta riordinata (ma non modificata) la narrazione riproporla al soggetto intervistato tutta intera e chiedere i suoi commenti (annotandoli). Sarebbe auspicabile poi formare gruppi di condivisione e commento tra i soggetti intervistati (separatamente per neet e dropout viste le differenti problematiche e le età diverse) e partecipare come osservatore/osservatrice annotando tutto ciò che avviene.

      Importante è che vi sia una parte prospettica, progettuale.

      Il volume è ottimo per documentarsi sul tipo di intervista richiamato. Auguri.

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