Interviste sulla lettura (studenti di scienze e tecniche psicologiche e dei processi mentali)

Scienze e Tecniche Psicologiche e dei Processi Mentali- Pedagogia sperimentale 2014/2015 Prof. Batini – Prova intervista.

Per la prova relativa alle interviste occorre somministrare 10 interviste a soggetti di 25-65 anni (quindi soggetti potenzialmente attivi) sulla lettura. Le interviste, della durata di circa 60 minuti, dovranno essere registrate (o videoregistrate) e poi sbobinate e integralmente trascritte in file di testo (occorre trascrivere parola per parola ciò che accade, segnalando anche, tra parentesi quadra, note come [ride] oppure [lungo silenzio] etc..). La varietà geografica diventa importante, sarebbe meglio avere interviste da ogni regione del centro Italia almeno.

L’intervista ha l’obiettivo di individuare tipologie di traiettorie esistenziali e di relazione con la lettura, in ogni senso. Ex post vorremmo infatti verificare se vi sia una possibilità di influenza delle abitudini, delle pratiche e della concezione della lettura stessa sulle probabilità di successo, di occupazione e in generale sulle competenze degli adulti. Importante sarà ricostruire il rapporto con la lettura come si è evoluto.

Introduzione all’intervista qualitativa: clicca qui.

Introduzione semplice all’intervista: clicca qui.

Intervista e comunicazione + analizzare le interviste: clicca qui.

Vedi: la trascrizione dell’intervista (clicca qui). Nel nostro caso scegliamo di riprodurre integralmente quanto affermato nell’intervista.

Queste interviste esauriscono le somministrazioni legate all’intervista se vengono svolte con cura e seguendo tutte le istruzioni.

Nel fare un’intervista è importantissimo non essere giudicanti, essere accoglienti, non cercare di suggerire, ma cercare, anzi, di ricostruire il punto di vista autentico del soggetto che si incontra.

L’intervista mira a ricostruire le seguenti aree relative a ciascun soggetto incontrato:

  • la storia di vita complessiva;
  • la storia del proprio rapporto con la lettura, partendo dai primi ricordi, dalle abitudini strutturate da piccoli, dai primi ricordi legati alla lettura, l’evoluzione dei tipi di lettura, le scelte di lettura nei vari periodi della vita;
  • i genitori e gli adulti significativi (ogni adulto che abbia rivestito un ruolo importante) e il rapporto con la lettura che avevano (cosa dicevano della lettura e se… venivano visti leggere o ne parlavano soltanto);
  • gli ambienti di vita e la presenza/assenza di libri; i supporti usati per la lettura;
  • le esperienze di ascolto di letture ad alta voce;
  • l’evoluzione del rapporto con la lettura all’interno dell’esperienza formativa ricostruendone anche le varie tappe (dell’esperienza formativa stessa), i successi, le delusioni, i conflitti, i problemi, le opportunità, chi è stato di aiuto, chi ha ostacolato, la percezione di sé nelle varie esperienze formative, le “storie mitiche”, gli episodi, i personaggi importanti in ogni senso etc… in modo da riuscire a comprendere, dal racconto della persona sia come si sono snodate queste esperienze sia il ruolo (eventuale) della lettura, delle letture, le letture importanti o la concezione della lettura e, se non lettori, comunque come si è evoluta la concezione della lettura stessa;
  • le altre esperienze (sport, associazionismo, hobby, lavoretti);
  • le eventuali esperienze di lavoro (analizzate con mansioni, relazioni, visione di sé nel lavoro) e la relazione eventuale con la lettura (per i non lettori quali altre pratiche di sviluppo di sé, hobby, altro);
  • cosa ha determinato eventualmente un arresto o scelte di tipo diverso rispetto al percorso di istruzione, al proprio inserimento lavorativo;
  • la percezione delle proprie competenze attuali (punti di forza e punti di debolezza);
  • la visione ed i progetti per il futuro;
    la relazione con l’apprendimento (mi piace imparare? cosa considero imparare? cosa imparo? considero apprendimento soltanto quello della scuola? cosa ho imparato dalle letture? quali letture sono fondamentali per eventuali apprendimenti? );
    la relazione con la lettura (pratiche, considerazione, esperienza precedente, ricordi);
    l’autovalutazione (a che punto sono? come sto? come penso di migliorare la mia situazione per il futuro?).

Importante in questa intervista differenziare sempre la lettura per piacere dalla lettura per obbligo, per dovere, per esami o per obiettivi scolastici e universitari (e relative concezioni).

Estratto dal testo (importante) di Robert Atkinson sull’intervista narrativa: clicca qui.

Studiare il paragrafo “l’intervista narrativa”: clicca qui.

L’approccio a cui ci ispiriamo (pur senza seguire alla lettera il lungo protocollo) è quello di Jean-François Draperi, allievo di Henri Desroche.

Henri Desroche, inventore del colloquio autobiografico. Nato a Roanne nel 1914 e morto a Villejuif (periferia di Parigi) nel 1994, Henri Desroche si forma nell’Ordine dei Domenicani prima di entrare al Centre national de la recherche scientifique (cnrs) e poi all’École pratique des hautes études (ephe). Fonda e anima l’Université coopérative internationale (uci), «università extra-moenia, stagionale e itinerante», in cui accoglie adulti di ogni continente desiderosi di formazione. È nello scambio con questi attori sociali, spesso autodidatti, che Desroche concepisce il colloquio autobiografico presentato nel libro Entreprendre d’apprendre, pubblicato nel 1990 dalle Éditions Ouvrières di Parigi. Il lavoro di Jean-François Draperi è frutto di un apprendistato dell’autore con Henri Desroche in Francia e nell’Africa Subsahariana dal 1974 al 1994. Esso riassume, commenta e completa le indicazioni fornite da Desroche in Entreprendre d’apprender per facilitare una pratica più diffusa del colloquio e di suscitare il di- battito sui suoi fondamenti teorici. In Italiano è uscito (edito da EGEA), tradotto e curato da Davide Lago, con introduzione di Alessio Surian, il volume (prezioso) Percorrere la propria vita. Formazione all’autobiografia ragionata. Clicca qui per andare al sito dell’editore e alla presentazione del volume.

Richiamiamo qui alcuni concetti fondamentali dell’autobiografia ragionata, utile per caratterizzare le nostre interviste che vi si ispirano (senza aderire completamente e dunque senza replicare tutte le fasi previste):

Soggetti del colloquio

Il colloquio di autobiografia ragionata avviene tra due persone: la persona-progetto e la persona-risorsa. La persona-progetto è quella che ripercor-re i fatti sociali del proprio percorso di vita, mentre la persona-risorsa ha il compito di ascoltare, porre eventualmente domande e annotare tutti i fatti esposti dalla persona-progetto.

Le tre tappe dell’autobiografia ragionata

L’autobiografia ragionata classica comprende tre esercizi successivi:

il colloquio autobiografico, eseguito in due;
la redazione del percorso, eseguita singolarmente;
la presentazione del proprio percorso e la discussione attorno ai fili conduttori, eseguita in piccoli gruppi.

Affinché questi esercizi siano condotti in modo corretto, è necessaria la costituzione di un gruppo di circa dieci componenti (per noi i gruppi di commento possono essere costituiti da cinque soggetti).

Colloquio autobiografico e colloquio analitico: confusioni da evitare

Come il colloquio analitico, quello autobiografico suppone una qualità di ascolto particolare, un grande distanziamento e l’assenza di controtransfert.

Esso si distingue dal colloquio di analisi in numerosi aspetti:

– non si sbilancia sui traumi della persona;
– non si interessa ai fatti psicologici e intimi, bensì ai fatti sociali e pubblici;
– si interessa ai fatti propriamente detti e non entra nell’interpretazione;
– non è un colloquio non direttivo, bensì semidirettivo;

– il colloquio autobiografico è (generalmente) gratuito;
– non c’è alcuna teoria dell’autobiografia ragionata, né terapeuta;
– il colloquio autobiografico si realizza (generalmente) in una sessione di alcune ore, di solito due;
– il colloquio autobiografico è seguito da uno scambio tra le due persone, teso a scoprire i fili conduttori del percorso;
– l’ulteriore lavoro che può prendere avvio dal colloquio autobiografico non fa appello alla teoria psicanalitica, bensì alla memoria.

Voi vi identificate come persona-risorsa. Potete proporre il colloquio a una persona –, giacché sapete che questo colloquio sarà proficuo per la persona. Ma questa persona ha il diritto di rifiutarsi. Non esiste a priori alcun criterio oggettivo che dica fino a dove può spingersi la propria capacità di persuasione, ma il principio di riferimento decisivo è il rispetto della persona. La persona-risorsa è, insomma, al servizio della persona-progetto.

Obiettivo

L’obiettivo del colloquio è di permettere a una persona di fare un bilancio del proprio percorso professionale, sociale e formativo.

Un metodo elementare

Il colloquio propriamente detto consiste dunque, in gran parte:
– nel far esprimere i fatti e i progetti;
– nel farli datare con precisione.

Molto importante sarà una volta riordinata (ma non modificata) la narrazione riproporla al soggetto intervistato tutta intera e chiedere i suoi commenti (annotandoli). A fine intervista occorre proporre una decina di titoli di romanzi brevemente introdotti (deve essere introdotta soltanto la storia che viene raccontata nel romanzo, non il profilo biografico dell’autore o informazioni critiche) che sono ritenuti particolarmente adatti ai soggetti e alle loro storie, senza chiedere di leggerli. Si chiederà tuttavia, alla fine dell’intervista, di impegnarsi a rispondere a una mail spedita 15 giorni dopo l’intervista in cui si chiederà se hanno letto qualcosa dal momento dell’intervista e in caso affermativo quali libri (verificando se erano titoli compresi nell’elenco proposto) e se si è modificato qualcosa nella loro concezione della lettura rispetto al momento dell’intervista.

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