La stepchild adoption: chiarimenti

Uno dei punti più discussi della proposta di legge sulle unioni civili – il cosiddetto ddl Cirinnà bis, presentato al Senato il 6 ottobre 2015 – è l’articolo 5, in cui si parla della stepchild adoption.

Vediamo un po’ più nel dettaglio: il disegno di legge Cirinnà, in materia di adozione prevede la sola facoltà, già prevista per il coniuge, di adottare il figlio del partner ai sensi della lettera b), comma 1, articolo 44 della legge 4 maggio 1983, n. 184, cosiddetta adozione in casi particolari. Tale facoltà, meglio nota con il nome di stepchild adoption (letteralmente adozione del figliastro), è consentita, oltre che in Paesi dove è possibile per le coppie composte da persone dello stesso sesso ricorrere all’adozione congiunta, come Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Francia e da ultime Austria, Irlanda e Groenlandia, anche in Paesi come Germania e Finlandia che, pur precludendo l’accesso per le coppie omosessuali all’istituto dell’adozione congiunta, consentono, comunque, nell’ottica della tutela prevalente del diritto del minore a godere di una stabilità affettiva, di ricorrere all’adozione del figlio da parte del partner.
In assenza di una puntuale disciplina italiana si è venuta a creare una situazione di vulnus dello stato giuridico dei minori figli delle coppie formate da persone dello stesso sesso, infatti i medesimi sono privi di numerosi diritti e prerogative derivanti dal possesso di status di figlio quali ad esempio il diritto di essere mantenuti, assistiti, educati e istruiti, come anche quello di ereditare. Di contro anche al genitore non biologico sono negati diritti-doveri come il poter ottenere permessi parentali e assegni familiari, mantenere continuità affettiva con il minore in caso di separazione dal genitore biologico, nonché di morte del medesimo.
In assenza di un riconoscimento per le coppie dello stesso sesso della facoltà di accedere all’istituto dell’adozione, negli ultimi anni diversi tribunali di merito si sono pronunciati riconoscendo la trascrizione dell’atto di nascita del minore nato all’estero, nonché l’adozione da parte del partner ai sensi dell’articolo 44, comma 1, lettera b), della predetta legge 184 del 1983 al fine di garantire il superiore interesse del minore alla stabilità e alla continuità affettiva.

La stepchild adoption è, semplicemente, la possibilità che il genitore non biologico adotti il figlio, naturale o adottivo, del partner. In Italia è già prevista per le coppie eterosessuali sposate da almeno tre anni o che abbiano vissuto more uxorio (“secondo il costume matrimoniale”, cioè in sostanza convivendo) per almeno tre anni ma siano sposate al momento della richiesta. Non è quindi valida per le coppie omosessuali, non essendo riconosciuto il matrimonio né altre forme di unione per le persone gay.

Adottarla significa, semplicemente, rimediare a un “buco” legislativo del quale pagano le conseguenze i bambini. Sì alla stepchild… significa proteggere i bambini.

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