La narrazione come dispositivo di educazione interculturale, di Maura Perez

Narrazione e costruzione di senso 
Il metodo narrativo è sicuramente uno degli strumenti educativi e formativi più accreditati; esso consiste nell’utilizzo di racconti, storie, testi con o senza illustrazioni, ricerche biografiche e autobiografiche, il cui intento è legato ad aspetti di conoscenza di sé e di comunicazione-relazione interpersonale. La possibilità di riconoscere ed esperire le molteplici dimensioni della cura in educazione, insieme alla riscoperta del tema dell’ascolto, rappresentano per la pedagogia contemporanea una fonte inesauribile di stimoli, provocazioni, inviti.
In questi ultimi anni si è affermata una dimensione specificamente formativa basata sull’autobiografia, che vede tra i suoi più importanti esponenti Duccio Demetrio il quale suggerisce itinerari articolati per il recupero e la conservazione di testi, altrui o personali, scrigni preziosi di memorie evocative.
Secondo una concezione costruttivistica, il significato scaturisce dai processi della mente e, in particolare, è correlato alla narrativa che l’individuo ha sviluppato sulla sua transizione del ciclo di vita. Come ha osservato Mahoney (1), il costruttivismo studia le costruzioni attive di un senso, di una coerenza interna, nell’ambito di un sistema individuale che è espresso dal Sè (Self).

Il contributo completo si può leggere nella versione on line della Rivista Infanzia: qui.

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2 risposte a La narrazione come dispositivo di educazione interculturale, di Maura Perez

  1. Alberto ha detto:

    ciao Federico,
    ti chiedo un tuo brevissimo parere su una parte della mia tesi TFA in cui mi soffermo sul metodo narrativo:
    “Si riconosce chiaramente la struttura costruttivista dell’approccio narrativo; in effetti, secondo l’epistemologia costruttivista il sapere non esiste indipendentemente dal soggetto che conosce, conseguentemente imparare non significa apprendere la “vera” natura delle cose, possedere cioè un’oggettiva “rappresentazione” del mondo esterno in un rapporto passivo tra saperi e soggetto conoscente. Si tratta piuttosto di operare una soggettiva costruzione del “sapere”, in cui il soggetto interpreta e reinterpreta saperi e conoscenze basandosi su sensazioni, emozioni, credenze, saperi e conoscenze pregressi, consci e inconsci, senza un ordinamento meccanicistico predeterminato (ordinamento che di volta in volta può essere strutturato diversamente). Tale processo è contestualizzato, nonché mediato, dall’ambiente sociale, culturale e storico in cui il soggetto agisce.”
    Ti chiedo se è corretto l’accostamento che faccio tra metodo narrativo e teoria costruttivista.
    grazie
    Alberto (A017 con barba)

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